Totti, addio o non addio: ma non doveva annunciarlo lui?

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L’epilogo: Francesco Totti, la Roma ed una storia che…

Francesco Totti lascia il calcio. O forse no, stando almeno alle contraddittorie parole rilasciate negli ultimi frangenti di una storia che inizia a rivestirsi di contorni poco individuabili. Comunque la si giri, resta in piedi un punto interrogativo davvero scomodo: non toccava al diretto interessato annunciare la sua decisione al pubblico che lo ha venerato? Per quanto concerne quest’ultimo aspetto sembra di rivivere la vicenda Del Piero: di fatto accompagnato alla porta dal presidente Andrea Agnelli in una conferenza stampa che poco aveva a che fare con il destino del signor Alessandro Del Piero.

Monchi, senza possibilità di essere smentito

Totti? Il suo accordo prevede che questo sia il suo ultimo anno da calciatore”, parola di Monchi, il nuovo direttore sportivo giallorosso. Poco margine per dubbi di ogni tipo: la Roma non ha alcuna intenzione di parlarne. Il punto è altrove: le dichiarazioni arrivano proprio nel frangente in cui tutto il suo mondo aspettava di sentirlo parlare. Di annunciare il futuro e declinarlo in ogni sua piega: dirigente, calciatore, persino altrove addirittura, lontano dai colori a cui ha unito la sua vita prima ancora che la sua carriera, o più banalmente in attesa di quel che sarà. Ai più non è parso opportuno né logico che fosse qualcun altro ad anticiparne lo scenario, sebbene si tratti del più probabile.

La situazione in essere: chi doveva decidere?

La sensazione forte: è stato fatto un passo indietro che non ha giovato all’attualità, con il grande freddo instauratosi tra Luciano Spalletti e Francesco Totti. Proprietà e dirigenza della Roma un anno fa erano concordi nel non rinnovare il legame contrattuale in scadenza con il calciatore: poi i gol e gli assist nel finale di stagione, decisivi per l’ambita rincorsa al podio del campionato, cruciali per l’importante rimonta perseguita dagli uomini di Spalletti. Il passo indietro, su pressione totale di una piazza che non voleva saperne di separarsi dal suo idolo di sempre, sensazione corroborata dall’evidenza di un giocatore che riusciva comunque a risultare un valore aggiunto, è poi risultato un errore: Luciano Spalletti è stato messo nelle condizioni di sbagliare a prescindere. Lo avesse fatto giocare sarebbe stato tacciato di scarsa personalità, non lo avesse fatto giocare di mancanza di rispetto verso il calciatore più rilevante della storia giallorossa, lo avesse fatto giocare qualche minuto idem.

Totti, ma chi te lo ha fatto fare?

Non ce ne vorrà nessuno, si spera, ma un passaggio in tal senso va accennato: caro Francesco, ma chi te lo ha fatto fare? Già l’anno scorso la corda era stata tirata a dovere, con l’epilogo del campionato che ha poi celato quel che fino a qualche giorno prima era stato detto. Un grande campione è tale anche quando sa che il suo momento è arrivato, quando è in grado di mettere da parte l’individualismo in nome della realtà. O, se la vogliamo porre su un piano meno complesso, quando sa riconoscere l’opportunità: scegliendo questa strada si è autocondannato ad una stagione di panchine. Ci viene in soccorso Paolo Maldini in una recente intervista rilasciata ai microfoni di Sky: “Non avrei mai accettato un anno da comprimario. Ma neanche una partita: mi è accaduto una volta di stare in panchina, in un derby, e sono stato malissimo. Ho lasciato il calcio da calciatore titolare della mia squadra”. Serve aggiungere poco altro. Il resto è lo scenario: la Roma chiarirà sul genere di posizione che ha immaginato per il futuro di Totti all’interno della società, lui accetterà o declinerà. Delle ultime pagine invece non se ne sentiva il bisogno.

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