Mancini: «Balotelli fenomeno, è come un fratello minore»

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© foto www.imagephotoagency.it

Mario Balotelli visto con gli occhi di Roberto Mancini, dall’esordio con l’Inter agli anni in Inghilterra

Roberto Mancini si racconta, anzi racconta Mario Balotelli in una lunga intervista rilasciata a L’Equipe«Se dovessi definire Mario con una parola? Fantastico come giocatore e come ragazzo. Per me è speciale per tutto quello che ha fatto in campo e fuori. Sono contento stia andando bene con il Nizza, ha segnato cinque reti in tre partite, ma deve segnarne almeno venti in questa stagione!». 

LA PRIMA VOLTA – Il debutto nell’Inter nella stagione 2007/2008: «Ho iniziato a farlo giocare nell’Inter a sedici anni, ero certo che sarebbe divenuto un fuoriclasse. Nella seconda parte della stagione lo feci giocare sempre visto che Ibrahimovic avrebbe saltato alcune partite per infortunio. L’ho schierato anche nel match scudetto contro il Parma, divenne campione d’Italia alla sua prima stagione. A diciassette anni però non è facile reggere questa pressione, Mario è un ragazzo sensibile, sempre educato e rispettoso, è impossibile non volergli bene. Mi dispiace si sia perso in questi anni ma per fortuna è ancora giovane, deve lavorare e capire che il Nizza gli ha dato una grande opportunità. Tra lui e Adriano? Mario ha delle qualità tecniche che Adriano non possedeva».

MANCHESTER CALLING – Nel 2010 inizia l’avventura al City: «In Inghilterra doveva adattarsi ad un altro calcio, gli avversari lo provocavano e spesso lui cadeva nella trappola. Con Mario mi sento un fratello maggiore. Nella stagione 2010 – 2011 fummo eliminati dalla Champions contro la Dinamo Kiev, Mario fu squalificato e senza quel cartellino sono sicuro ci saremmo qualificati, segnammo l’1-0, dopo la sconfitta per 2-0 dell’andata, poco dopo che Balotelli fu espulso. A fine gara nello spogliatoio mi sono innervosito parecchio. In quell’anno però è arrivato anche lo scudetto, dopo 44 anni, siamo diventati campioni nei minuti di recupero battendo il QPR per 3-2 grazie a un gol di Aguero dopo un uno-due con Balotelli. In quell’anno ha segnato 13 reti, era un idolo per i tifosi che si erano innamorati di lui».

CHI, SE NON LUI? – La maglia “Why always me?“: «Quella maglia Mario la mostrò dopo il derby vinto per 6-1 contro lo United, tutta la squadra fece una grande partita, lui fu incredibile. Mi sarebbe piaciuto vederlo sempre così come in quel derby, poi quando ha tirato fuori la maglia ho pensato che fosse veramente un fenomeno, chi poteva pensare di fare una cosa simile?».

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