Berardi e il rifiuto alla Juve: «Per me era un’imposizione. Ho il cuore interista»

berardi sassuolo
© foto www.imagephotoagency.it

L’attaccante del Sassuolo ha parlato tra presente, passato e futuro. Ecco le parole di Domenico Berardi, attaccante neroverde

Il no alla Juventus, il cuore interista, la vita in simbiosi con Di Francesco, la paura di cambiare, il poker al Milan che costò il posto ad AllegriAllegri mi deve ringraziare – dice con una battuta – perché poi è andato alla Juve»). Parla Domenico Berardi. Queste le parole dell’attaccante del Sassuolo a “La Gazzetta dello Sport“: «Il no alla Juventus, che in realtà per come lo dissi io non fu un no: era un sì al Sassuolo, il sì che a loro fra l’altro non avevo mai detto. Eravamo appena andati in Europa League: volevo giocarla con i compagni con cui me l’ero presa, volevo crescere un altro anno. E poi sì, è vero: a me piace tanto giocare e poco fare quello che mi dicono di fare. La Juve non mi ha costretto a far nulla, ma spingeva molto perché andassi: per me era una specie di imposizione. E quanto avrei giocato? Mi avrebbe fatto bene tanta panchina, così giovane? Confesso, l’esempio di Zaza un po’ ha pesato: ho contato i minuti che Simone aveva giocato lì, e ho tirato il freno». Berardi ha poi parlato della sua fede interista: «Sono nato con il cuore nerazzurro perché certe cose i genitori le passano ai figli e vinse la fede di papà Luigi e di mio fratello Francesco, non quella di mamma Maria che tifa Juve. Da bambino mi riempì gli occhi Ronaldo il Fenomeno, a 15 anni toccò a Milito: la sera di Madrid presi la mia bandiera e andai con gli amici a festeggiare. Leggo che mi seguono, nel loro progetto ci sono nuovi acquisti e possibilmente italiani, per forza se ne parla. Ma io non ne parlo, a fine stagione si vedrà».

Condividi