Bogarelli lascia Infront: «Calcio italiano prigioniero del provincialismo»

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© foto www.imagephotoagency.it

Marco Bogarelli lascia Infront e si mette in proprio. Tanti motivi dietro la scelta di “cambiare aria”, non ultima l’impossibilità in Italia dello Sport di stare al passo coi tempi

Marco Bogarelli conclude il suo percorso in Infront. In realtà aveva già lasciato la poltrona di comando di Infront Italy con l’arrivo del nuovo amministratore delegato Luigi De Siervo, diventando responsabile dello sviluppo strategico per Wanda Sports a cui Infront era stata ceduta nel 2015.

DECISIONE PERSONALE MATURATA DA MESI – Il gruppo cinese Wanda avrebbe voluto che rimanesse, come afferma lui stesso alla Gazzetta dello Sport, ma la sua decisione era maturata ormai da tempo: «Wanda è un gruppo gigantesco e questo ha portato a uno scollamento sempre più ampio rispetto al vertice decisionale. Peraltro, il focus principale di Wanda pare essere il cinema e non lo sport, almeno a giudicare dagli investimenti recenti. I cinesi volevano che restassi con un ruolo diverso, quello occupato da maggio di responsabile di strategia. In questi mesi girando per l’Europa, mi è tornata la vocazione imprenditoriale. Ho stretto relazioni e abbozzato numerosi progetti, magari non tutti prioritari per il mio azionista. E allora meglio farlo in proprio. Mi è tornato l’entusiasmo di una volta».
ITALIA VITTIMA DEL SUO PROVINCIALISMO – In Italia per far crescere il calcio bisogna ancora fare molta strada: «Come advisor della Lega Serie A siamo riusciti a far crescere gli introiti dei diritti tv da 720 milioni a 1,2 miliardi. Credo che di strada per far crescere il calcio italiano se ne possa fare molta se non si è invischiati in un microcosmo di gelosie e invidie. Il calcio italiano è troppo prigioniero del provincialismo e non riesce a progredire a causa delle divisioni interne. La Liga decide di investire l’1% dei suoi ricavi negli altri sport, senza una legge che glielo imponga. In Spagna, poi, investono in produzione tv per avere livelli sempre più sofisticati del prodotto. In Italia è un problema fare i test in 4K perché devi chiedere mille euro a società. Così arriveremo sempre dopo gli altri».
MAI PADRONE DEL CALCIO ITALIANO – «Non mi sono mai sentito il padrone del calcio italiano» continua Bogarelli «Mi sono conquistato la fiducia delle istituzioni calcistiche e delle squadre perchè ho sempre mantenuto le promesse a suon di risultati. Mi hanno spesso additato come quello che faceva politica sportiva ma io ho fatto sempre solo business».
NUOVA COMPETIZIONE EUROPEA NEL FUTURO – Salutati i colleghi e lasciata alle spalle Infront, Marco Bogarelli si dedicherà anche alla progettazione di una nuova competizione europea: «Non chiamiamola Superlega, darebbe il senso di una cosa fatta per i ricchi e i potenti. Questo torneo, invece, sarà meritocratico e aperto. Parteciperanno alla competizione sei squadre per ciascuna delle quattro leghe top, in base alla classifica dei campionato ma le leghe coinvolte saranno 25. Ci saranno i club migliori e le partite saranno spalmate su più prime serate, dal martedì al giovedì».

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