Bosman: «La mia sentenza ha reso il calcio migliore, ma io ci ho rimesso»

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© foto www.imagephotoagency.it

A vent’anni dalla sentenza Bosman, il diretto interessato dichiara: «Fiero di quanto ho fatto, ho tolto le catene al calcio»

Il suo caso e la sentenza che ne è derivata hanno cambiato per sempre il modo di concepire i trasferimenti nel calcio, ma gli hanno rovinato la carriera e la vita. Jean-Marc Bosman è tornato a parlare dopo un ventennio dall’evento che ha rivoluzionato (in peggio?) questo sport e, nonostante tutto, non sembra affatto pentito: «Dopo tutti questi anni si ha la controprova che quella sentenza ha tolto le catene al calcio. Ora i giocatori hanno la libertà di andare dove vogliono, i club possono arrivare ad avere qualsiasi giocatore. Detto in parole povere: la sentenza – afferma al quotidiano tedesco Bild – ha reso il calcio migliore di quanto lo fosse prima. Sono fiero di quanto ho fatto».

RIMORSI – Sebbene per il calcio (a sua detta) è stato un miglioramento, per la sua vita personale e la carriera calcistica no di certo: «Con la sentenza mi si tolse un peso. Mi sentivo riabilitato. Il vero scopo della mia campagna era quello di trovare una nuova strada che mi riportasse a giocare. Questo però fu il problema: giuridicamente avrei potuto trovare una nuova squadra, ma per le società ero un piantagrane. Durante gli anni del processo non ho giocato – ricorda Bosman – la sentenza arrivò che avevo 31 anni. Avevo perso gli anni migliori della mia carriera, e non ho avuto mai un compensazione per questo».

CALCIO MODERNO – L’ex-calciatore dello Standard Liegi, tuttavia, conclude con una critica al calcio moderno, estremizzato sotto l’aspetto economico: «Oggi i soldi sono sovrani. Si va nella direzione opposta rispetto a prima. Le società hanno trovato il modo di arricchirsi ulteriormente, c’è troppa differenza fra i più ricchi e gli altri».

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