Capello: «Juve invincibile in Italia, Allegri…»

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capello cristiano ronaldo messi
© foto www.imagephotoagency.it

L’ex c.t. della Russia, Fabio Capello,  vive la sua nuova veste da commentatore televisivo e ripercorre la sua vita nel calcio in una lunga intervista: dalla Juventus alla nazionale, passando per il Milan dei giovani e la sorpresa Atalanta

Colleziona quadri, ha collezionato scudetti, colleziona mestieri. Dopo aver fatto il calciatore, l’allenatore, il c.t., il telecronista e il commentatore Fabio Capello imbocca la strada dello storytelling. Il suo programma («Collezione Capello», appunto, prima puntata domani su Fox Sports alle 23) è stato girato al Mudec, il museo delle nuove culture. Capello ora fa il giornalista a tutto tondo. «Ai ragazzi in redazione dico “niente covercianese e poche parole: la tv è fatta di immagini”».
NUMERI UNO – Fra un elogio di Basquiatmostra stupenda») e un ricordo di Liedholmmai visto un allenatore infuriarsi come lui»), Capello presenta la sua nuova vita parlando della vecchia. «Una collezione di miei giocatori che metterei in un museo? Potrei fare due formazioni e mi ci vorrebbero due sale. Ma se devo dire un nome solo, uno che non ha avversari nel suo ruolo, dico Gigi Buffon. Le racconto un aneddoto: una volta prima di una partita arriva Tancredi, il mio preparatore dei portieri, e mi dice “Gigi non vuol giocare, ha la fobia delle api”. Scendo nello spogliatoio e chiamo Chimenti: “giochi tu”. Quando l’ha saputo, Buffon ci ha ripensato. La fobia delle api era passata». Morale: i campioni vogliono giocare sempre e vincere sempre. «Nessuno gioca per partecipare. Sento tanti discorsi sulla Juve che gioca male: gioca male e ha un vantaggio enorme in campionato, 4 punti sono tanti. Sono d’accordo con Sacchi, la Juve stravincerà».
FILOSOFIE – Filosofie diverse, giudizio condiviso: Juve senza rivali. «Perché in Europa tentenna? Perché il campionato italiano non è allenante. Fate zapping, provate a guardare una partita di serie A e poi magari una di Premier. In Italia manca l’intensità, ci sono troppe interruzioni, i giocatori vanno piano. L’Europa è un’altra cosa». Anche per i protagonisti, probabilmente. «Ci sono giocatori che da noi sembrano dei crac, vanno all’estero e restano al di sotto delle aspettative. Dybala mi sembra il più geniale, ma non so quali valori riuscirebbe a esprimere in un altro contesto. Deve fare lo step successivo in Champions».
STILI – Champions, parola magica che riporta Capello alla finale di Atene, quando il suo Milan sbriciolò il Barça. La Juve invece ha vinto a Siviglia senza incantare. «Non mi sono piaciuti. Detto questo, bisogna intendersi sul significato dell’espressione “giocar bene”. Gioca bene chi vuole arrivare al gol con 35 passaggi o chi ce la fa in 5? E vale sempre quello che diceva Boniperti: vincere non è la cosa più importante, è l’unica che conta. Non so dove possa arrivare la Juve in Europa. Ed è troppo presto per definire una favorita nel torneo, a marzo tante cose saranno cambiate».
GIOVANI – Forse anche per il Bayern di Ancelotti, primo dei suoi intervistati. «Lo avrei voluto nel mio staff al Milan ma aveva preso accordi con Sacchi per lavorare in Nazionale». Capello appoggia Ventura. «È giusto pensare ai giovani, anche se è vero che a Coverciano si è tutti bravi, poi quando suona l’inno è un po’ diverso. Certe maglie pesano, ma la strada è giusta». In Nazionale, al Milan e non solo. «Mi piacciono Donnarumma e Locatelli, Belotti è uno che in area si fa sentire, l’Atalanta è una bella realtà, l’Inter ha qualità per risalire, ma ho apprezzato la Fiorentina». Tutti bravi e la Juve prende il banco. «In quale allenatore mi rivedo? Forse un po’ in Allegri, uno che capisce sempre dove sta lavorando, cosa importante. Anche la mia Juve era forte. Senza Calciopoli probabilmente avrei fatto una carriera diversa».

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