Capitan Messi, così non ti riconosciamo

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Messi Argentina
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La notte del fenomeno: Lionel Messi si sbarazza della Colombia e la sua Argentina torna a sognare

Leo Messi sceglie la cittadina di San Juan con il suo stadio da 25.000 spettatori per riprendersi l’Argentina: a dimensione d’uomo, proprio come ha sempre vissuto l’esperienza con la maglia della sua amata patria. Lontano dai fasti di gloria di casa Barcellona, da calciatore ed uomo più comune, più tangibile, più normale. Più piccolo se volete, nel senso non negativo del termine.

LA NOTTE DI LIONEL – Abbiamo detto per riprendersi, sarebbe forse il caso di scrivere prendersi: a Leo Messi è da sempre stato imputato di mancare nei momenti chiave della sua Argentina. Nelle fasi cruciali, nelle pagine complesse di una storia che ha raccolto meno di quanto si sia avvicinata a raccogliere. La notte di ieri non è di quelle delicate, di più: ci si gioca il Mondiale, con ogni probabilità l’ultimo a determinati livelli disputato dal miglior calciatore della sua era, in pratica ci si gioca tutto. Un Mondiale senza Argentina, quella di Messi peraltro, vietato anche pensarlo: eppure ci si è andati vicini e tuttora è ipotesi da non escludere.

IL RUGGITO – Leo Messi sa che la sua Argentina dovrà battere la temibile Colombia per restare aggrappati ad un raggruppamento che non fa sconti: il Conmebol corre, una vittoria vale almeno il momentaneo quinto posto, quello che garantisce l’accessibile spareggio con una realtà della federazione oceanica. Ma quella vittoria è tutt’altro che scontata: per il carico di pressioni con cui la Seleccion giunge all’evento – basti pensare soltanto all’inserimento in campo dell’improbabile Pratto in luogo dei bocciati Higuain ed Aguero – quanto per le certezze venute meno prima con le finali perse in ripetizione, poi nello svolgimento di un girone eliminatorio che ha aperto crepe nell’equilibrio tattico. Per farla breve: occorreva il ruggito del fuoriserie. L’urlo del campione. La concretizzazione di una leadership mai totalmente riversata sul campo da gioco, con questa maglia.

LA RISPOSTA – Stavolta Leo Messi ha urlato eccome: alle spalle quell’addio post finale Copa America del Centenario, figlio della frustrazione più che di una reale intenzione, il numero 10 argentino ha aperto le danze con una punizione da favola – da vedere, rivedere e rivedere per cotanta bellezza d’esecuzione – per poi chiudere la contesa come solo i grandi sanno fare. Mettendo da parte gli egoismi e servendo assist perfetti ai compagni di squadra: nella fattispecie a beneficiarne sono stati proprio Pratto (sì, ha fatto segnare anche lui) e Di Maria per il 3-0 sonoro e definitivo. Il tutto ha avuto seguito nel post-partita, quando tutti i calciatori dell’Argentina si sono presentati ai giornalisti presenti per comunicare – tramite la voce di capitan Messi – la volontà di interrompere ogni comunicazione con i media, additati di offendere personalmente parte del gruppo. Nel caso Ezequiel Lavezzi. Messi parla, tutti ad ascoltare: squadra, allenatore, federazione, stampa. Buono o meno che sia, l’Argentina ora ha un capitano.

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