Il botto di Gigio, un diciottenne speciale

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Proviamo ad andare oltre: l’analisi complessiva del caso Donnarumma-Milan

Gianluigi Donnarumma sceglie di non rinnovare il suo legame contrattuale con il Milan: è il caos. Perché alla frase essenziale vanno aggiunti un paio di particolari da non poco conto: il personaggio in questione ha appena compiuto diciotto anni e l’offerta rossonera è di cinque milioni netti all’anno. Un ulteriore elemento va necessariamente tenuto in alta considerazione: il club che propone l’accordo si chiama A.C. Milan, non il primo che capita ma una delle società più vincenti ed accreditate nella storia di questo sport. Che ha sì attraversato un ultimo frangete non all’altezza della sua caratura, ma la cui storia non può certamente essere spazzata via da alcunché.

Alto tradimento?

Il quadro va completato dall’identikit del calciatore: giovanissimo portiere prodigio, ok, tifoso del Milan – a sua detta – sin da bambino. Il bacio alla maglia, le dichiarazioni d’amore e riconoscenza che Gianluigi Donnarumma non ha mai nascosto: indizi che lasciavano ipotizzare, almeno per quanto concerne la risoluzione di questo snodo, un esito positivo della vicenda. Tradotto: per l’eventuale addio ci sarebbe stato tempo e modo. In futuro. L’ambiente rossonero – lì dove s’intende tifosi, addetti ai lavori fino agli ex calciatori più rappresentativi della storia del club – ha in buona parte ritenuto negativo il suo comportamento. Per una storia così giovane e per un ragazzo così giovane ricorrere alla parola tradimento è qualcosa forse un tantino dettata dallo stato d’animo di chi si sente deluso da una scelta a tratti clamorosa, ma va anche ricordato come sia stato proprio il Milan ad aver trovato il coraggio di lanciarlo tra i propri pali ad appena sedici anni e poi difenderlo nel percorso ad ogni minima sbandata. Il voltafaccia, o la scelta di non rinnovare il contratto fate voi, è passato come un tradimento. È stato avvertito come un tradimento: i social non hanno fatto sconti, accostandolo ai casi recenti e non che più hanno fatto rumore, dal passaggio di Higuain dal Napoli alla Juventus fino proprio ai calciatori della scuderia Raiola, tacciati di accasarsi sempre e comunque alla squadra che offre più soldi.

Gigio diciottenne speciale

La fazione opposta, in minoranza, opta invece per la massima libertà del tutto: un calciatore è libero di non legarsi ad una squadra, di non prolungare un contratto nonostante la proposta milionaria, di non sentirsi legato e retaggi che lasciano il tempo che trovano. Il calcio è cambiato, raccontano puntualmente, un colpo di spugna che si porta dietro un po’ tutto, anche le storie di chi ha invece scelto di legare la sua carriera al destino di una sola squadra. Gianluigi Donnarumma non ha dato fiducia al nuovo corso rossonero, ad una società – rinnovata dalla nuova proprietà cinese e dall’asset dirigenziale italiano, essenzialmente nelle persone di Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli – che nei suoi primi passi sta dimostrando di poter investire massicciamente sul Milan che verrà. Con annessa felicità e soddisfazione del tecnico Vincenzo Montella. Comunque la si giri, la vicenda si è portata dietro un boato: il botto di Gigio ha fatto un rumore tale da ritenere implausibile che l’abbia generato un fresco diciottenne. Non ci sono precedenti storici che hanno fatto altrettanto casino. Non se ne ricordano a memoria, non si hanno reminiscenze di un’eco così impetuosa e profonda. Di una divisione così netta, di una ricaduta sull’opinione pubblica così sostanziosa, non c’è interprete ad ogni livello che non abbia sentito il bisogno di esprimere il proprio pensiero a riguardo. Causa e conseguenza che si fondono in un’unica verità: Gianluigi Donnarumma è un ragazzo speciale, un diciottenne fuori dalla norma e dai canoni a cui siamo abituati.

Il futuro di Donnarumma

Ci vuole anche una certa dose di personalità per procedere a tale scelta in primis, e poi a lasciarsi scivolare il tutto addosso, critiche che smuoverebbero chiunque o quasi, figurarsi uno spaurito diciottenne. Questo qui però il timore non sa dov’è di casa: testa alta e petto in fuori, a prescindere dalle acque calme o movimentate che gli gravitano intorno. Nel futuro il Real Madrid, il club che si è messo in pole position nella griglia di squadre che farebbero carte false pur di garantirsene le prestazioni, il club che sostanzialmente lo ha indotto a non prolungare il suo contratto con il Milan, l’occasione che nessuno può permettersi di lasciarsi sfuggire. Oggi è oggi, del domani non c’è certezza. O, perché no, si è talmente convinti del proprio valore da pensare che sia giusto difendere la porta del club campione d’Europa e del mondo già a diciotto anni. Scrivere la storia insomma, già prima che questa si sia verificata. Dovrà fare i conti però con la sacrosanta rabbia del Milan, che potrebbe scegliere di ritenerlo incedibile, di costringerlo dunque ad una stagione di tribuna, nei fatti di rinunciare ad un Mondiale in cui al peggio avrebbe ricoperto il ruolo di vice Buffon. Gianluigi Donnarumma ha scelto, nessuno lo ha fatto per lui, non cadiamo nella banale retorica di queste ore: artefice del proprio destino, a questo destino va incontro. Un destino di grandi accuse e spalle larghe.

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