Conte: «Nazionale? Ho la pelle d’oca. Senza il Chelsea sarei rimasto. Sulla Juventus…»

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Antonio Conte, allenatore del Chelsea, ha rilasciato un’interessante intervista nella quale si è parlato della sua vita fuori e dentro al campo

Antonio Conte, allenatore del Chelsea si è concesso a un’interessante intervista nella quale ha parlato della sua infanzia, della sua carriera da calciatore e non solo. Queste le sue parole: «Ho avuto una bellissima infanzia. Giocavo tutto il giorno a pallone o a tennis per strada. I miei genitori erano spesso a lavorare e per questo ho imparato presto a vivere da solo. Volevo sempre giocare a calcio, in ogni momento della giornata. Mio padre alcune volte passava del tempo con me. Lui era il presidente, nonchè allenatore della squadra locale: la Juventina Lecce».

ALLENATORE DA SEMPRE: L’ex ct della Nazionale italiana ha poi rivelato, nell’intervista a Sky Sport un curioso aneddoto: «Giocavo nelle giovanili del Lecce. Inoltre nel tempo libero allenavo la squadra di mio fratello, quindi da sempre sono un allenatore e  da sempre sognavo di fare questo mestiere». Conte ha poi ringraziato pubblicamente i tecnici Eugenio Fascetti e Carlo Mazzone, fondamentali per la sua carriera sia da calciatore che da allenatore. Chiusura dell’intervista con un simpatico retroscena sulla relazione con l’attuale moglie Elisabetta: «Avevo comprato una Porsche, una delle poche spese costose che ho fatto nella mia carriera da calciatore. Sono andato con questa macchina a prendere Elisabetta, ma a lei non era piaciuta. Al secondo appuntamento la Porsche si era rotta e allora sono andato con una Fiat, molto meglio secondo mia moglie».

LA JUVENTUS – Conte ha proseguito: «Sono passato alla Juventus a novembre per 7 miliardi di lire e il primo anno è stato molto difficile e se non ci fosse stato Trapattoni probabilmente non sarei rimasto per 13 anni alla Juventus. Se qualcuno mi avesse detto che arrivato a Torino sarei rimasto 13 anni, vincendo tutto e che sarei diventato capitano gli avrei risposto di farsi a curare… Avrei firmato per un terzo o per un quarto di quello che ho avuto dalla Juventus. All’inizio faticavo, davo del lei o del voi ai micei compagni. Alla prima amichevole feci l’errore che ci fece perdere la partita ma Trapattoni mi disse di stare tranquillo. Poi arrivò Lippi e di lui mi porto dietro tante cose. Riusciva a motivarti ogni giorno. Ricordo con grande emozione il mio primo scudetto e quello del 2002 vinto a Udine. Il ricordo devastante invece è quello dello Scudetto perso a Perugia all’ultima giornata».

 

LA JUVE DA ALLENATORE – Ancora Conte: «Venivamo da due settimi posti e in molti sulla grigia di partenza ci mettevano al settimo o all’ottavo posto e invece abbiamo creato qualcosa di straordinario, un’alchimia fantastica. Se avessi detto ai miei calciatori: ‘Andiamo sopra ad un palazzo e buttiamoci di sotto’, ci saremmo andati tutti e a ricordare tutto questo mi viene la pelle d’oca. Io sono stato vicino alla Juve già nel 2009, era tutto fatto, ma poi la Juve scelse Ferrara. Buffon e Alex Del Piero sono stati straordinari. Con loro ho condiviso gioie e dolori da giocatore e ci fu grande disponibilità. Alex nel mio primo anno fu decisivo nel momento clou della stagione perché quando il pallone scottava io feci giocare sempre Alex che segnò gol importanti contro Lazio e Inter. Gol di Muntari? Quell’anno il Milan era il grande favorito ma noi avevamo tutto in più rispetto agli altri. Il Milan aveva una squadra top, top, top e avrebbe dovuto ammazzare il campionato».

 

L’EUROPEO – Questo il pensiero di Conte sulla sua avventura in Nazionale: «Scelsi la Nazionale anche per una forma di rispetto nei confronti della Juventus. Il primo anno e mezzo è stato bello ma quello che siamo riusciti a creare in quei cinquanta giorni che siamo stati insieme è qualcosa di unico e straordinario (all’allenatore vengono gli occhi lucidi, ndr). Se avessimo battuto la Germania avremmo vinto l’Europeo. Quando abbiamo perso tutti piangevano perché sapevano che il giorno dopo non ci saremmo più visti.C’è stato anche un momento in cui ho rimpianto di aver già deciso di cambiare: se non avessi firmato per il Chelsea sarei rimasto alla guida della Nazionale perché non avrei potuto abbandonare i ragazzi».

IL CHELSEA – Queste invece le parole di Conte sul suo inizio al Chelsea: «Dopo la Nazionale ho fatto tre giorni di vacanza con gli amici e mi sono buttato, anima e corpo, con lo staff in questa nuova avventura al Chelsea. Abramovich è esigente ma anche molto appassionato. Non subisce il calcio ma vuole sapere. È venuto tanto volte per vedere gli allenamenti e per stare con il gruppo. Vuole conoscere e questo è bellissimo. Qui la struttura è straordinaria e io lavoro di più che in Italia. La figura del manager è più totalizzante, la sfida è stimolante».

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