Crotone, Nicola si racconta: «Annoiato dai troppi complimenti»

Cassano crotone nicola
© foto www.imagephotoagency.it

L’allenatore del Crotone, Davide Nicola, spiega le motivazioni del suo lungo viaggio in bicicletta

Il nome di Davide Nicola è sicuramente uno dei più chiacchierati del momento. L’uomo che ha regalato un lieto fine alla favola Crotone, conquistando una straordinaria salvezza, aveva fatto una promessa: quale? Andare da Crotone a Torino in bicicletta qualora la sua squadra fosse riuscita a mantenere la Serie A. Il tecnico è ormai a metà dell’opera, probabile che a questo punto voglia arrivare fino in fondo. In un’intervista rilasciata a Repubblica racconta alcuni dettagli della sua vita privata e cosa lo abbia spinto ad accettare questa sfida: «Non lo so bene neppure io perché sono qui a fare questa cosa. Ma mi sono detto: parto per la prima tappa e vediamo. Non voglio mai perdere, lo detesto. Si vede che le persone hanno anche bisogno di qualche assurdità. E io ho accettato la sfida, avevo lanciato un messaggio e la gente si aspettava che dessi seguito. Quando le parole escono dalla bocca devono tradursi in azione, sennò non hanno senso. Del resto ciò che vedi di te stesso non è mai ciò che vedono gli altri». Nicola ha poi fatto riferimento alla morte del figlio Alessandro, avvenuta tre anni fa proprio per un incidente in bici: «Lo so che tutti vorrebbero chiedermi, lo vedo dagli occhi delle persone, ma sono in difficoltà. Capisco. Quel giorno, a parte il dolore che ti strappa le viscere, mi si è bloccato il tempo. E in quel preciso istante, mentre guardavo la scena, di cui ricordo ogni infinitesimo particolare compresi la forma e il colore delle pietre del selciato, ho capito di colpo chi ero, quello che volevo, quello che temevo. Ora, io ho metabolizzato il fatto che Alessandro non sia più con noi e che c’è un tempo di vita per tutti. Ma so che lui mi ha insegnato più cose di chiunque altro nella mia vita. Essere contento senza un apparente motivo, a prescindere; essere sempre occupato con qualcosa, fosse pure un’attività qualsiasi come un disegno; desiderare con forza innaturale ciò che veramente si desidera, proprio come fanno i bambini. Queste cose ora sono passate a me, fanno parte di me». E infine c’è spazio per pensare al futuro: «Mi isolerò e non esisterà più niente per un po’. Poi ridiventerò il cannibale che cerca un altro obiettivo. È un periodo che tutti mi fanno i complimenti: alla lunga, mi hanno annoiato».

 

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