Fenomeno Pjanic: piazzati e visione periferica, così ha salvato la Juventus da Gasp

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La Juventus pareggia sul campo di un’indomabile Atalanta e tiene in vita le residuali speranze scudetto della Roma

Atalanta-Juventus termina con il risultato di 2-2: un pareggio che per i bianconeri ci sta tutto, del resto è impensabile vincere ogni partita, ma che volendo restituisce vita ad un campionato il quale – per quanto concerne la lotta scudetto – sembrava aver scritto la parola fine. Intendiamoci: il titolo è strettamente nelle mani degli uomini di Allegri. Juventus che però ora deve quantomeno guardare al potenziale ritorno della Roma: i capitolini, imponendosi domani nel derby, si riporterebbero a sei lunghezze di distanza dalla vetta. Con lo scontro diretto in prospettiva: questo vuol dire che i campioni in carica, qualora i giallorossi centrassero bottino pieno da qui al termine del campionato, non potrebbero consentirsi altri passi falsi. Scenari tra il reale e l’irreale: il tangibile intanto si chiama Miralem Pjanic.

Atalanta-Juventus: bianconeri raramente così in difficoltà

Il contesto, quello di una gara molto complicata per gli uomini di Allegri: mente in parte inevitabilmente rivolta al sogno europeo, alle porte una semifinale di Champions League che rischia di essere presa sotto gamba. Della serie: hai evitato Real ed Atletico Madrid, sei già qualificato. Il Monaco dei ragazzini terribili non sarà d’accordo e risulterà ferocemente intenzionato a dare filo da torcere alla favorita Juventus. In questo scenario, incontrare oggi l’Atalanta di un super Gian Piero Gasperini non è la medicina migliore: i nerazzurri lottano su ogni pallone, puntano su ritmo ed intensità, sono rapidi nel tramutare un’azione da passiva ad attiva. Sfruttano le corsie, ma passano anche nel mezzo: risultano insomma difficilmente leggibili. Producono occasioni da gol in ripetizione, che l’avversario si chiami Pescara o Juventus. Non è un caso che all’Atleti Azzurri d’Italia la Juventus si sia ritrovata sotto, così come non lo è che – una volta portatasi in vantaggio – si sia lasciata recuperare sul definitivo 2-2.

Un Pjanic da cornice

Senza giri di parole: sul risultato di 1-0, pervenuto in seguito dell’ennesima rete di uno straripante Andrea Conti, la sensazione che l’Atalanta alla fine potesse spuntarla c’era tutta. Se non che non si erano fatti i conti con il signor Miralem Pjanic: pronti via e nella ripresa firma la punizione da cui nasce la goffa autorete di un irriconoscibile Spinazzola. Agli occhi dei più distratti può sembrare un calcio di punizione qualunque, una fattispecie di gioco come le altre, banalmente nella norma, eppure il piazzato del centrocampista bosniaco è calibrato perfettamente sull’inserimento delle torri (Chiellini e Bonucci) e costringe lo sventurato Spinazzola all’intervento che segna il momentaneo 1-1. Anche il gol del contro-sorpasso è opera sua: assume il controllo del pallone qualche metro avanti alla linea di centrocampo, defilato sulla sinistra. Sfrutta tutta la sua clamorosa visione periferica per accorgersi del taglio di Dani Alves, sul versante opposto del campo, il resto lo fa un piede come pochi altri ce ne sono in giro. Assist perfetto, cambio di gioco da quaranta metri che scavalca l’intera difesa avversaria e di fatto centra la testa del brasiliano. Ai soliti detrattori non è parso vero cogliere la palla al balzo della situazione di gioco che ha portato al definitivo 2-2, ma a guardar bene la fattispecie si intuisce chiaramente come si tratti di un’azione assolutamente fortuita e complessivamente poco fortunata.

Juventus, quanto è sottovalutato Miralem Pjanic?

Eppure c’è poco da fare: intorno alla figura del centrocampista slavo gravita sempre quella sorta di punto interrogativo che ne riduce la portata. Sì però… sì ma… etc etc. Lo si accusa un po’ di tutto, eppure non si sa bene di cosa. E’ proprio la stagione disputata con la maglia della Juventus che invece ha fugato tutti i dubbi: Pjanic può giocare da protagonista in una squadra che lotta per i massimi successi a livello interno ed internazionale, può farlo in diversi ruoli ed altrettanto differenti impianti tattici. Ha giocato da mezzala nel 3-5-2 ma le sue caratteristiche non risaltavano al meglio. Allora switch verso il 4-3-1-2, da trequartista per esaltarne alcune doti, ed ecco i suoi numeri: 8 reti ed 11 assist ad ora. Poco male davvero. Poi il definitivo passaggio al 4-2-3-1, lì dove i suoi oppositori lo attendevano con i fucili carichi: del resto mai ce l’avrebbe fatta a sorreggere una mediana a due, con quattro attaccanti contemporaneamente in campo. Eppure al fianco di Khedira si è imposto come fattore assoluto di questa Juventus, ha percorso chilometri di campo per sostenere la fase difensiva e garantire equilibrio ad un assetto che – rispetto agli standard bianconeri – di equilibrio ne presentava ben poco. Scusate se non è abbastanza.

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