Firenze, 50 anni fa l’alluvione. De Sisti: «Si mobilitò tutta Italia»

33
stadio fiorentina nardella tifosi curva
© foto www.imagephotoagency.it

4 novembre 1966, il giorno che sconvolse Firenze. A 50 anni dall’alluvione che colpì il capoluogo toscano, l’allora giovane calciatore della Fiorentina Giancarlo De Sisti ricorda le scene di distruzione ma anche la grande mobilitazione popolare che liberò la città dal fango.

IL DRAMMA – Un nubifragio prolungato, un fiume d’acqua e fango che si rovescia in città: Firenze quel 4 novembre 1966 si risveglia sommersa e devastata da un’alluvione capace di causare 35 vittime e danni incalcolabili al patrimonio artistico. Alla vigilia del cinquantesimo anniversario di quei tragici eventi, Giancarlo De Sisti li ricorda in un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport. Allora ventitreenne centrocampista della Fiorentina, “Picchio” mette a fuoco quella mattina drammatica: «Mi sveglio all’alba e per strada non ci sono macchine ma gommoni. Dal garage esce la nafta. Con mia moglie siamo un po’ spaventati e un po’ incuriositi. Niente luce, niente televisione, niente telefono. Noi e l’acqua. Fa anche freddo perché è saltato il riscaldamento. Un po’ di paura c’è. Ma dura un giorno. Ventiquattro ore dopo il mitico Pirovano, uno dei vecchi della squadra, si presenta alla porta per sapere se sto bene. L’acqua non c’è più. C’è soltanto una montagna di fango. E tanto dolore».
IL CUORE – Scatta immediatamente la macchina dei soccorsi, prestati ai fiorentini ma anche all’eredità artistica di uno scrigno dell’arte italiana. A Firenze arrivano in tanti, tantissimi: «Una mobilitazione incredibile. Noi italiani siamo fatti così: nella normalità siamo divisi in mille pezzi ma nel momento del bisogno torniamo a essere un Paese con un cuore unico. E quando entrerò al Franchi ripenserò al nostro scudetto ma anche alle facce di tutti quei fiorentini che dopo l’alluvione si accamparono dentro lo stadio. Volti che mi porto nel cuore».

Condividi