Di Francesco: «Roma, ci vuole senso di appartenenza. De Rossi esempio per tutti»

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L’allenatore della Roma, Eusebio Di Francesco, ha parlato in conferenza stampa presentandosi ai tifosi romanisti. Ecco le sue parole

La Roma ha presentato quest’oggi il suo nuovo allenatore: sarà Eusebio Di Francesco a prendere il posto di Luciano Spalletti sulla panchina romanista. L’ex allenatore del Sassuolo ha parlato in conferenza stampa nel giorno della sua presentazione ufficiale. Queste le parole di Di Francesco: «Volevo ringraziare Pallotta, Gandini, Baldissoni e Monchi per questa opportunità. Per me è un’occasione unica e sono felice di raccoglierla. Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini al Sassuolo, a partire dai magazzinieri passando per lo staff, i giocatori, i direttori che ho avuto. Ringrazio particolarmente il dottor Squinzi per la fiducia e per l’affetto di questi anni. E’ una pagina indelebile nel mio cuore! La Roma è una squadra competitiva con giocatori di profilo alto che ha avuto davanti una squadre come la Juve ma che ha dimostrato di essere una squadra di top livello. Pubblico? L’apporto è fondamentale. E’ sempre stato e sono convinto che sarà il dodicesimo uomo in campo. Chi vive e veste questa maglia ha sensazioni uniche e credo che la curva sia capace di trasmettere quel qualcosina in più e io come allenatore voglio portare un grande senso di appartenenza di questa maglia».

ROMA, CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DI FRANCESCO – Prosegue l’allenatore della Roma: «Roma contraddittoria in Europa? Dobbiamo prepararci a lavorare dopo per ottenere maggiori successi in tutte le competizioni. Io sono pronto a questa sfida. L’anno scorso sono stati superati tanti record, è arrivata seconda con 87 punti portando un giocatore a fare più di 30 gol, vuol dire che c’è stato un lavoro importante ma per raggiungere qualche traguardo importante bisogna fare di più e io sono qui per questo. Lo stadio di proprietà? Sarebbe un valore positivo all’ennesima potenza perché permetterebbe di avere un tifoso vicino, uno stadio proprio, e penso che sia il futuro del calcio per rimanere al top. Tutti vogliamo uno stadio e mi auguro di essere qui a festeggiare l’apertura dello stadio. Totti? Dovrà dare una risposta alla società. Ho un legame con lui particolare e sarei contento di avere Francesco, in un ruolo che sceglierà lui con la società, con me: vorrei lavorare ancora con lui. La Roma ha fretta? Nel calcio c’è sempre fretta. Io voglio pensare solo al lavoro sul campo. Sono convinto di poter trasmettere i valori e la conoscenza di questo ambiente che, almeno per un pochino, conosco, e poi vorrei trasmettere entusiasmo all’ambiente. Dovremo essere sinceri ma dovremo fare risultati magari anche facendo divertire. Sono cambiati 8 allenatori in 8 anni? Tanti problemi non me li sto ponendo in questo momento. Con il direttore abbiamo parlato cercando di creare compattezza. Sappiamo che ci potranno essere momenti difficili, facili, e ci auguriamo che sia un percorso in discesa e non in salita dal punto di vista dei risultati. Sono sereno nonostante questo ambiente sia particolare».

LA CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DI DI FRANCESCO – Ancora EDF: «Zeman? Ho parlato con lui e con altri amici e mi hanno augurato il meglio. Sono convinto che questa sarà un’esperienza diversa dalle altre due precedenti sapendo di dover trasmettere consapevolezza e una grandissima umiltà nel lavoro che devo trasmettere ai giocatori e loro devono avere grandissima disponibilità non solo verso di me ma verso tutti quelli che lavorano per la Roma. Berardi? E’ un ottimo giocatore. E’ un ragazzo che ho visto crescere e ha grandissimi mezzi e non significa che sia un nostro obiettivo. E’ un giocatore di altissimo profilo, del resto dovrete parlare col direttore. Scelte sul mercato? La scelta è stata condivisa pienamente col direttore. Io lavoro per la società e lavoro in simbiosi con tutti. Noi lavoriamo per il bene della Roma e cercheremo di mettere su una squadra molto forte. Il mio calcio? Allenare una squadra di provincia o una grande squadra cambia. Io con il Sassuolo non ho mai avuto un atteggiamento remissivo. Allenando una squadra con maggiori potenzialità, il modo di fare calcio, propositivo, non cambierà, partendo dal 4-3-3 adattabile durante la gara a un 4-2-3-1 o a un 4-2-4. Pellegrini? E’ un giocatore interessante su cui la società sta lavorando e ha fatto una crescita impressionante. Nainggolan? Da mezz’ala può fare 18 gol, nel senso che possa partire lateralmente in un sistema di gioco coordinato può facilitarlo. Io sono stato scelto per il mio pensiero di calcio ed è giusto che io trasmetta il mio pensiero».

LE PAROLE DI DI FRANCESCO – Prosegue l’allenatore della Roma: «Se ho bisogno di 6 attaccanti? Ne abbiamo parlato, è stata una delle prime cose di cui abbiamo parlato. Abbiamo necessità di avere giocatori di qualità per poter competere in tutte e tre le competizioni sapendo che io spremo tantissimo gli esterni d’attacco e le due mezz’ali. Obiettivi? Non voglio fare proclami. Dobbiamo avere un profilo basso nel modo di fare e nell’atteggiamento e con grande umiltà nel lavoro. Da questo possiamo ottenere grandi risultati. Io so quali sono le speranze della gente. Viviamo di concretezza e di speranza ma anche di concretezza e sono convinto che l’entusiasmo sia alla base perché quando si viene al campo e si vive con l’atmosfera giusta abbiamo già fatto un grande passo in avanti. Florenzi? Auguriamoci prima di tutto che si metta a posto augurandoci di portarlo a Pinzolo. Può fare tanti ruoli soprattutto a destra e io voglio lavorare nella specificità dei ruoli. Ha un grande attacco della porta ma ha fatto benissimo anche il terzino. E’ un giocatore che voglio allenare prima di identificarlo in un ruolo con la speranza che si metta in sesto. De Rossi? E’ stato il primo che ho chiamato e ritorno così al senso di appartenenza di cui ho parlato. Io ho mio figlio che gioca nel Bologna ma tifa Roma e De Rossi è il suo idolo perché è il primo che va ad abbracciare i compagni dopo un gol e quella credo che sia un’immagine che tutti dovrebbero prendere da esempio. Sarà il mio e il nostro punto di riferimento, che giochi o non giochi, quello dipenderà, come per tutti, dal lavoro. Bruno Peres? Ha giocato spesso a 5 e deve lavorare per migliorare in difesa ma è un giocatore che ho in grande considerazione. Strootman e Paredes? Hanno le caratteristiche per il mio modulo. Paredes lo ritengo un centrale nei 3, ma può giocare anche nei due in un centrocampo a due mentre Strootman è tornato ad essere trascinante e ha le caratteristiche ideali per fare la mezz’ala».

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