Un fulmine sul derby di Roma: Keita incubo giallorosso

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E’ ancora Keita Balde la star del derby capitolino: la Lazio abbatte la Roma e ringrazia il suo gioiello

La Roma puntualmente si dimentica di dimostrare, nel momento in cui invece doveva dare sfoggio del suo valore: a questo punto non è più un caso, Luciano Spalletti è venuto meno proprio sul punto che più ha battuto dal suo ritorno ad oggi. Quello della mentalità vincente. Paga dazio nel playoff di Champions League con il Porto, agli ottavi di Europa League con il Lione, in semifinale di Coppa Italia con la Lazio. Quando c’è da dimostrare, puntualmente viene meno. Come ieri, quando l’obiettivo era quello di intimorire la Juventus fermata all’Atleti Azzurri d’Italia da una super Atalanta: nulla di fatto, anzi il Napoli – vittorioso a San Siro sul campo dell’Inter – si porta ad una sola lunghezza di distacco in chiave secondo posto. Il derby capitolino va ancora alla Lazio di un super Keita.

Incubo Keita: il precedente

L’attaccante senegalese aveva già inciso sonoramente sulle sorti di una recente contesa tra Roma e Lazio: semifinale di Coppa Italia, gara d’andata con i biancocelesti impegnati in sfida casalinga, gli uomini di Spalletti sono già sotto per via della rete siglata nel primo tempo da Milinkovic-Savic, su preziosa assistenza di uno straripante Felipe Anderson. Nella ripresa l’allenatore Simone Inzaghi, con una decisione ai limiti dell’inspiegabile, estromette dal campo il brasiliano – fino a quel momento il migliore per distacco – preferendogli la freschezza di Keita. Che, puntualmente, imita alla perfezione il break con cui il brasiliano nel primo tempo aveva innescato il vantaggio, lascia sul posto un piantato Manolas e serve una comoda palla ad Immobile per quel 2-0 che ha sostanzialmente blindato la contesa, indirizzandola sui binari biancocelesti.

L’imprevisto che non spaventa Inzaghi e Keita

Campionato, derby di ritorno: la Roma ha un solo risultato a disposizione, la vittoria. Quella che riporterebbe i giallorossi a sei punti dalla Juventus, con lo scontro diretto all’orizzonte e con la possibilità quantomeno di tenere in vita il sogno scudetto. La Lazio mentalmente è in tal senso più libera, ma l’ostacolo arriva nella fase di riscaldamento: Ciro Immobile non supera il problema gastrointestinale e dà forfait, al suo posto Lukaku. Come Lukaku? Ebbene sì, mister Inzaghi trova la lucidità per inserire un centrocampista in più – il belga in corsia con Lulic che scala da intermedio – senza però snaturare il suo credo, ossia evitando che la sua Lazio risultasse poi esclusivamente dedita alla fase difensiva. La modifica più significativa ha riguardato proprio Keita Balde: da seconda punta, libera di svariare su tutto il fronte e cercarsi gli spazi più opportuni, a riferimento offensivo. Centravanti, un ruolo di fatto mai propriamente svolto se non in fattispecie particolari a gara in corso.

La risposta di Keita Balde: una prestazione dirompente

Altro che intimorirsi: la risposta del classe ’95 è da urlo. Pronti via e si inventa il gol del vantaggio: punta Fazio e come ampiamente prevedibile lo lascia sul posto, ha poi l’intuizione di beffare l’ottimo Szczesny sul tempo, calciando in anticipo – e tra le gambe di Emerson – sul primo palo. Una firma d’autore. Ma, per quanto vi possa sembrare assurdo, è qualcos’altro ad elevare il tenore della sua prestazione: per l’intero primo tempo, con la Roma ovviamente che spinge per ottenere il pareggio, fa reparto da solo, difende e valorizza una serie di palloni sporchi, con il fisico tiene a distanza di sicurezza i difensori giallorossi, con la sua qualità li manda in tilt. Nella ripresa la Lazio gioca con l’orgoglio di chi deve ribaltare un clamoroso torto subito, quello dell’inesistente rigore concesso alla Roma per il momentaneo 1-1: gli uomini di Inzaghi lo fanno con un ritmo devastante, oggettivamente insostenibile per la resistenza di una Roma sulle gambe. Segna prima Basta, la chiude chi? L’immancabile Keita, che da centravanti puro segue l’avanzata di Lulic e si fa trovare pronto sul comodo servizio. Ed i gol in campionato ora sono 13, uno ogni 131 minuti, due ogni tre partite effettive per intenderci. La curva nord biancoceleste aveva esposto in avvio di gara un curioso striscione: arrivederci al prossimo incubo. Beh, si direbbe premonitore.

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