Gabigol e soci: i cinque bidoni brasiliani dell’Inter dal 2000 a oggi

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Gabigol e soci: non è solo l’ex Santos ad aver fallito negli ultimi anni con l’Inter. Da Vampeta, fino a Dodò: ecco i cinque bidoni brasiliani che hanno vestito la maglia nerazzurra dal 2000 a oggi

Era stato accolto da eroe, come quando il mitico Oronzo Canà portò il gioiello brasiliano Aristoteles in Italia dopo averlo scoperto insieme a Bergonzoni e Giginho. Ma le aspettative riposte su Gabigol, in questi mesi, sono state lentamente disattese. Il ragazzo, preso dal Santos per circa 30 milioni di euro (e sono anche state pagate fior di commissioni all’amico dell’uomo mercato dell’Inter Kia), è stato impiegato col contagocce ed è già stato etichettato come un bidone. Difficile giudicare un ragazzo che, fino a questo momento, ha avuto pochissime chances a partita in corso e non è mai sceso in campo da titolare in campionato, ma i tifosi nerazzurri stanno cominciando a capire che Gabigol non è esattamente quel fenomeno che sembrava dovesse essere. Nella storia recente dell’Inter, dal 2000 ad oggi, non è però il solo ad aver deluso le aspettative. Perché i tempi d’oro in cui i nerazzurri prelevavano Ronaldo il fenomeno sono molto lontani e negli ultimi quindici anni San Siro ha dovuto fare i conti con qualche bidone carioca di lusso. Ne abbiamo individuati cinque, cinque brasiliani che con la maglia dell’Inter hanno raccolto più prese in giro che soddisfazioni.

  1. VAMPETA – E chi se lo scorda Marcos André Batista Santos? Vampeta, il nome d’arte, cioè vampiro più «capeta» (diavolo), è uno dei flop più esilaranti della storia dell’Inter. In Europa comincia ad imporsi con il Psv Eindhoven, ma torna in Brasile al Corinthians dove vince in tre anni un campionato ed una Coppa Intercontinentale. Luxemburgo  in nazionale lo considera l’erede Dunga. Sul ragazzo c’è tutta Europa e, per 30 miliardi di Lire, l’Inter lo strappa alla concorrenza. Contratto quadriennale e presentazione in grande stile, con la Gazzetta dello Sport che il 5 settembre del 2000 titola «Vampeta di entusiasmo». Il 29 novembre dello stesso anno gioca la sua ultima partita in maglia nerazzurra, in un disastroso 6-1 subito dal Parma in Coppa Italia. Un disastro con pochi precedenti nella storia.
  2. LUCIANO – Eriberto è la grande stella del miracolo Chievo: la squadra di Del Neri vola nella stagione 2001-2002 e il brasiliano diventa il protagonista di una favola straordinaria. In estate viene messo nel mirino dalla Lazio, ma decide di rivelare pubblicamente il segreto sulla sua identità (il vero nome è Luciano). L’esterno brasiliano rischia addirittura il carcere, ma alla fine è solo il tribunale sportivo a dichiararlo colpevole, squalificandolo per un anno per poi ridurgli la pena a sei mesi più una penale di 160 mila euro. Dopo aver scontato i sei mesi di squalifica, Luciano torna al Chievo e nel 2003 passa in prestito all’Inter, ma non incide, collezionando appena cinque partite.
  3. AMANTINO MANCINI – Con la Roma incanta, diventando una pedina fondamentale per Capello prima e per Spalletti poi. Passa alla storia per un gol di tacco fantastico contro la Lazio, sfornando prestazioni fenomenali e numeri di altissima scuola. Il brasiliano comincia ad essere un uomo mercato e l’Inter decide di investire su di lui, prelevandolo nel 2008 per 13 milioni di euro più un compenso massimo di 1,5 milioni di euro correlato alle prestazioni del giocatore, che firma un contratto quadriennale da 3,5 milioni di euro all’anno. Il cambio di modulo di Mourinho lo fa scivolare nelle gerarchie, ma decide comunque di restare anche l’anno dopo pur non giocando quasi mai. Prima di passare al Milan. L’impatto di Mancini con l’Inter fu da dimenticare, nonostante possa vantare di aver fatto parte della rosa del triplete del 2010.
  4. JONATHAN – E’ il terzino destro peggiore della storia dell’Inter? Se non è il peggiore, poco ci manca, visto che l’ex Cruzeiro con i nerazzurri è stato un autentico disastro. Tante le prese in giro e il soprannome (“divino”), che lo ha reso indimenticabile in Italia, lo hanno trasformato nello zimbello dei tifosi nerazzurri. E pensare che in tanti lo consideravano il nuovo Maicon. Di opportunità, a differenza dei suoi colleghi brasiliani, ne ha avute anche parecchie, ma non è mai riuscito a convincere né gli allenatori né la critica. Il ritorno alla Fluminense ha avviato il suo lento e inesorabile declino…
  5. DODO’ – José Rodolfo Pires Ribeiro, meglio noto come Dodô, viene preso nel 2012 da Sabatini, che lo porta alla Roma. Il brasiliano non sfigura, ma non è nemmeno impeccabile. E l’Inter intravede delle potenzialità che convincono la dirigenza a puntare forte sul giocatore, preso per 1,2 milioni di euro con obbligo di riscatto fissato a 7,8 milioni alla prima presenza ufficiale del giocatore. Presenza che, ovviamente, arriva, ma in due anni ne colleziona appena venti senza mai essere utile alla causa. Passa alla Sampdoria e nemmeno in blucerchiato sta incidendo, ma gli 8 milioni spesi per il giocatore rimarranno indimenticabili per i tifosi nerazzurri.
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