Juventus, Gianluigi Buffon: the Golden Hand

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Per molti esperti del settore Lev Ivanovič Jašin, conosciuto meglio come Lev Ivanovich Yashin, è il miglior portiere di tutti i tempi. Le statistiche sul Ragno nero, questo il suo soprannome, sono discordanti ma si narra che il portierone moscovita sia riuscito a neutralizzare circa 150 calci di rigore nel corso della sua straordinaria carriera. Yashin inoltre è stato l’unico nel proprio ruolo a vincere il Pallone d’oro, ed è stato votato come miglior portiere del XX secolo nella classifica della International Federation of Football History and Statistics. Yashin appartiene a un’altra era e i paragoni, a causa soprattutto dell’evoluzione del modo di fare calcio, sono sempre complicati. Io non ho mai visto Lev Yashin se non in qualche filmato d’epoca e non riesco a esprimere un giudizio sul portiere russo ma posso ritenermi molto fortunato perché ho visto Gianluigi Buffon!

In molti lo hanno criticato dopo i recenti errori contro Spagna (con la maglia dell’Italia) e Udinese (con la maglia della Juventus) e gli hanno fatto il funerale, gli stessi sono subito risaliti sul carro (non quello funebre) dopo le tre straordinarie parate del portierone bianconero in occasione della sfida con il Lione. A 38 anni e 264 giorni Buffon ha tenuto a galla i suoi e lo ha fatto nel modo che meglio gli riesce: rispondendo alle critiche sul campo, come fa da oltre 20 anni a questa parte. Arrigo Sacchi ha raccontato un aneddoto su Gigi Buffon: «Quando ero allenatore del Parma, commise un errore in uscita e perdemmo la partita. Lui venne da me e si scusò ma io lo rassicurai e gli dissi ‘tranquillo perché alla fine saranno di più le partite che mi farai vincere con le tue parate che quelle che mi farai perdere». Un semplice commento che racchiude l’essenza del fuoriclasse: Buffon ha fatto la differenza, è sulla cresta dell’onda dal novembre del 1995, quando esordì ancora 17enne contro il Milan di Fabio Capello tenendo la porta inviolata, e continua ancora ad essere decisivo, come 21 anni fa.

«È bello quando ti fanno il funerale e poi li smentisci. Io vivo per questo, per ricacciare in bocca le parole avventate» aveva detto Buffon a Tiki Taka prima della sfida con il Lione. Il portiere è tornato sull’argomento ai microfoni di “Sport Mediaset” e non le ha mandate a dire: «Mi hanno fatto il funerale, che vadano pure al funerale ma non troveranno nessuno» il suo commento dopo Lione. Detto fatto! Gigi nel corso della sua carriera ci ha sempre messo la faccia (qualcuno ha detto che Buffon è come quei pugili che a fine carriera non vedono più partire il colpo, chiedere per informazioni delle parate del portiere, a 38 anni ‘suonati’, a Tolisso). Nella buona e nella cattiva sorte. Un po’ come nei matrimoni. E’ una storia di fedeltà. Gigi è sempre stato fedele al lavoro e probabilmente il suo ‘problema’ più grande è quello di aver fatto diventare Buffon…Buffon. Tutti si aspettano tanto da lui e un errore, grande o piccolo che sia, viene sempre enfatizzato ma bisogna avere rispetto perché c’è modo e modo di marcare e rimarcare un errore! “Anche Superman a volte è ‘solo’ Clark Kent…Gigi sempre nostro supereroe” recitava un magnifico striscione dei tifosi della Juventus sabato scorso. Ed è proprio così. L’ordinario è un vocabolo che non esiste per Buffon e la parata sul tiro di Tolisso, diventata quasi impossibile da parare a causa della deviazione sfortunata di Bonucci, è un esempio lampante di questa affermazione. La terza parata contro il Lione, quella sul colpo di testa di Tolisso, probabilmente sarà sembrata semplice a qualcuno ma non lo è perché è Buffon ad averla fatta sembrare semplice per uno straordinario senso della posizione e per un grandissimo riflesso. Gigi ha anche parato un rigore a Lacazette, giusto per smentire il luogo comune secondo cui non sarebbe un para rigori ma, si sa, quando bisogna criticare ad ogni costo ci si aggrappa a qualsiasi cosa (quello di ieri è stato il 29esimo rigore parato in carriera).

Buffon non ha vinto il Pallone d’Oro (è arrivato secondo nel 2006, dietro a Cannavaro) e probabilmente non lo vincerà mai. Non ha vinto la Champions (ha almeno due altre occasioni per riuscirci). Ma ha vinto tutto il resto. Non parlo del “Golden Foot” vinto da poco, trasformato per l’occasione in “Golden Hand” (è stato il primo portiere a ricevere questo riconoscimento), non parlo del “premio Best‘ come miglior giocatore della stagione 2003 (è stato l’unico portiere a ricevere il premio), e non parlo nemmeno dei tanti record infranti, ultimo quello dei 974 minuti di imbattibilità in Serie A (ci è riuscito l’anno scorso, a 38 anni compiuti) ma parlo del rispetto guadagnato sul campo grazie alle sue prestazioni. Ok Yashin. Va bene Neuer (fortissimo, ha rivoluzionato il ruolo). Vanno bene i vari KahnDida, Casillas, Julio Cesar, Handanovic, De Gea, Courtois (questi ultimi due sono ancora nel pieno della loro carriera). Vanno bene tutti. Ma Buffon è tutta un’altra storia, quella che ha scritto e che sta ancora scrivendo. Mai fare un funerale a un immortale! Conservate le lacrime (da coccodrillo) per un’altra occasione!

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