I giovani delle big pronti ad esplodere: chi sono

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napoli - bologna mazzarri de laurentiis
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Sono lì, a ridosso della formazione titolare o già lanciati: li attendono Juventus, Napoli, Roma, Fiorentina, Inter e Milan

Sosta per il già delicato impegno della nazionale in vista delle qualificazioni a Russia 2018 – ricordiamo la formula che prevede il passaggio diretto della sola prima forza del girone, raggruppamento in cui presenzia anche la Spagna – e poi si entra nel vivo del campionato: Juventus avanti a tutte, le contendenti che proveranno a dare fastidio. Contando anche sui loro migliori giovani: quali sono in rampa di lancio?

JUVENTUS – Dando Dybala (classe ’93) per assodato, viene da ridere del resto ad etichettarlo come una promessa, l’attesa è tutta riversata su due nomi: Mario Lemina (’93) e Marko Pjaca (’95). Il centrocampista gabonese, apparentemente in secondo rilievo, ha una responsabilità ingombrante: non far rimpiangere un tale Paul Pogba. Roba da poco direte voi. Ci spieghiamo meglio: la cessione di Pogba – dopo quella di Vidal un anno fa – priva il centrocampo di Allegri di muscoli e rapidità, il grande acquisto Pjanic (come Khedira) è più centrocampista di posizione e qualità che di passo. Tradotto: spetta proprio a Lemina – con Asamoah e magari Sturaro – compensare le caratteristiche totali del calciatore più pagato di sempre. E dalle prime uscite i segnali che derivano sono buoni. Pjaca è di quelle scommesse a vincere, oggettivamente pochi dubbi. Più indietro Rugani (’94), ulteriormente scavalcato nelle gerarchie del tecnico bianconero dall’approdo di Benatia.

NAPOLI – L’estate che non ti aspetti, quella dell’addio di Higuain e della brillante prospettiva: il Napoli non aveva mai imboccato questa via con tanta vocazione, dedizione. Quel centrocampo delle riserve canta: Rog (’95), Zielinski (’94), Diawara (’97, addirittura). Allenare questo Napoli e tracciarne il futuro deve essere un’esperienza allettante. Ma De Laurentiis e dirigenza sono andati oltre: l’eredità del recordman argentino è stata raccolta da Arkadiusz Milik (classe ’94), con tanto di passaggio dall’Europa League alla Champions, al cui polacco – età o meno – sarà chiesto di trovare spalle tanto larghe da non tremare al cospetto degli inevitabili e continui confronti. Un rischio eccessivo? Probabilmente sì, ma il campo sarà giudice supremo. Anno di consacrazione per Hysaj (’94), è nel complesso l’età media della squadra a risultare decisamente bassa. E’ un Napoli tutto da vivere: Sarri non deludere!

ROMA – Leandro Paredes (’94) è più importante di quanto la società, la guida tecnica, i suoi colleghi e lui stesso ne pensino. E’ un centrocampista di assoluto livello: ha i tempi per giocare da mezzala, la visione di gioco per imporsi in cabina di regia, la qualità per spostarsi metri avanti. La forza dell’età per apprendere il tutto in men che si dica. Ad una condizione: la Roma dovrà puntarci senza indugio. Gerson (’97) lo si aspetta con quel senso intrinseco all’attesa riservato ai più grandi: materiale di lavoro per Spalletti, a partire dal necessario inquadramento tattico. Rudiger (’93), peccato per l’infortunio: aveva chiuso in crescendo, dovrà riabilitarsi fisicamente per dimostrare tutto il suo valore.

INTER – Tutto al fotofinish: Joao Mario (‘93) e Gabigol (’96)! Il portoghese è il jolly di qualità ed atletismo chiamato ad elevare le ambizioni stagionali dell’Inter, caricato dal ruolo di protagonista nel fresco successo europeo del suo Portogallo. Il brasiliano è la scommessa a basso rischio: ha un sinistro da urlo, ha il talento del verdeoro purosangue. E’ il gran colpo in prospettiva della società nerazzurra, che ha speso come nei migliori anni dell’era Moratti: stavolta la sensazione forte è che il campo sia costretto a fornire risposte credibili. Ai margini Gnoukouri (’96): troppa folla in mediana. Icardi (‘93) certezza, Kondogbia (’93) da ritrovare: non fosse altro per non vedersi depauperato un investimento mostruoso.

FIORENTINADragowski (’97) non si sente riserva: vedremo se riuscirà a scalzare Tatarusanu dal ruolo di titolare. Salcedo (’93) è un’alternativa ai centrali, così come il giovanissimo Diks (’97) sulla corsia destra ed Hernan Toledo (’96) sulla sinistra. Folkloristici ma allo stato dei fatti più materia d’immaginazione che sostanza i figli d’arte: Hagi (’98) e Chiesa (’97). Veniamo al piatto forte: Federico Bernardeschi (’94). La sensazione: lo stato dell’arte di questa Fiorentina gli consente di ritagliarsi il ruolo da protagonista a cui è atteso. Dovesse mancare lo step, il sapore sarebbe quello della grave occasione persa.

MILAN – E qui fermi tutti: perché se c’è una squadra che può vantare la futuribilità del Napoli questa è proprio il Milan. Partiamo dal giovane per antonomasia ed eccellenza: Gianluigi Donnarumma (’99). Un fenomeno da trattenere nel nostro calcio, altrimenti ci arrabbiamo. Alessio Romagnoli (’95) ha rotto il ghiaccio: una stagione di abitudine al ruolo da titolare deve necessariamente sdoganarlo, ancor meglio se il Milan gli avesse affiancato un centrale più certificato del nuovo innesto Gustavo Gomez (’93). Davide Calabria (’96) ha messo in mostra buone caratteristiche nelle occasioni concessegli ai suoi tempi da Mihajlovic: ora può stupire Montella. Mario Pasalic (’95) si porta dietro il punto interrogativo delle sue condizioni fisiche: toccherà a lui sgombrare il campo dai dubbi. Di Manuel Locatelli (’98) si dice un gran bene: forse è presto, forse no. Capitolo attacco: Niang (’94) e Suso (’93) li avete visti, due potenziali tornado. Il francese ha tutto, se solo se ne convincesse. Lo spagnolo vanta numeri di altissima scuola e Montella se ne è già accorto. Non sarà il Milan dei tempi d’oro, ma è elettrizzante scoprirne i margini.

Massimiliano Bruno
Giornalista sportivo ed economico, dottore di ricerca in analisi socio-economica, diffido di chi va d'accordo con tutti, nato curioso.
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