Giuseppe Cardone: «Parma, serve chiarezza soprattutto per i dipendenti»

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L’ ex capitano gialloblu commenta con noi la vicenda del club ducale

La situazione del Parma è l’ ennesima, brutta, classica storia all’ italiana. Il club ducale si ritrova a vivere una condizione, per certi versi simile, a quella del 2003 e quella che si sta scrivendo è un’ altra triste pagina del nostro calcio. La redazione di calcionews24.com ha contattato Giuseppe Cardone, giocatore e capitano negli anni del crac Parmalat, per avere un parere di chi ha vissuto sulla propria pelle il declino di una società.

 

Lei ha provato in prima persona a Parma una situazione analoga a quella attuale. Come si vivono questo genere di esperienze?

«In termini assoluti credo possano essere simili, ma nello specifico io posso parlare della mia esperienza perché l’ ho vissuta. Quando successe a noi il Parma non era un asset fondamentale per la Parmalat e dovevamo vivere dunque di quello che la squadra era in grado di creare, ma al di là degli aspetti tecnici la cosa fondamentale è stata che le persone che si sono affacciate a una situazione così pesante, soprattutto per i lavoratori della Parmalat, noi in quanto giocatori risultavamo dei privilegiati, era dare una mano proprio agli operai, e Bondi ci riuscì. La cosa più importante per noi e che Bondi fu molto chiaro e diretto, ci parlò tre volte e le tre cose che ci disse si avverarono puntualmente. Ecco, proprio questo poi ti da la possibilità di scegliere se rimanere sulla barca o meno, tanti decisero di rimanere, qualcun’ altro giustamente se ne andò, ma furono abbastanza chiari. Ci dissero che per sei mesi non avremmo visto un soldo, ce lo dissero in maniera un po’ brutale, ma almeno le cose si sapevano, mentre nella situazione attuale non c’è chiarezza e questo è un problema grosso».

 

Da calciatore, quale può essere lo spirito di affrontare le partite domenica dopo domenica?

«Noi fummo aiutati anche da persone esterne che ci avevano dato una mano a vivere nel modo migliore certi tipi di situazioni e riuscimmo quell’ anno ad andare anche oltre ogni più rosea aspettativa. Quindi è chiaro che la posizione in classifica del Parma attuale non aiuta, ma sono due cose su questo aspetto non paragonabili, perché le persone che maneggiarono la nostra situazione si rivelarono persone serie».

 

Lucarelli, capitano e portavoce dei ducali ha detto che questo è un calcio fasullo. Qual è dunque l’ idea che si è fatto di questa vicenda?

«Io non mi permetto di giudicare quello che dicono altre persone, semplicemente perché non sto vivendo da dentro questa situazione, quindi non posso dire se sta sbagliando o se sta facendo bene. Posso immaginare il loro stato d’ animo, ovvero di giocatori che si sentono abbandonati. Poi partiamo sempre da un presupposto, noi calciatori siamo dei privilegiati, dunque le cose che io posso sposare in pieno dette da Lucarelli e da altri, sono il fatto che ci sono persone all’ interno di una società di calcio che hanno uno stipendio normale e quindi se queste persone non prendono da 8/9/10 mesi un soldo, credo che sia molto grave. Un calciatore invece ha dei contratti di diversa entità, mentre le persone che lavorano in sede, fuori dalla sede o per il settore giovanile, è gente che sta soffrendo veramente da mesi e sono soprattutto loro che vivono una situazione di profondo disagio».

 

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