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08:57 | giovedì 26 luglio 2012

Gnudi (ministro dello Sport): "Troppi stranieri, torniamo ai vivai"

di Francesco Cammuca - twitter:@FranCammuca
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ITALIA - Ai microfoni della Gazzetta dello Sport, Piero Gnudi ha parlato della necessità di rilanciare il calcio italiano, soprattutto a livello giovanile. Il ministro dello Sport ha espresso anche un piccolo allarme sull'ampio numero di stranieri, presenti nel nostro campionato: "Che il calcio italiano si avviasse verso una crisi lo si sapeva già da tempo. Il venir meno dei mecenati, le difficoltà economiche in cui versa il Paese hanno fatto il resto. Ma non mi straccerei le vesti. Il ritorno a valori normali non mi sembra così grave. Sono più preoccupato per lo sport dilettantistico. Anche lì ci sono tante società sull’orlo della chiusura perché non ce la fanno più a reggere certi costi, e questo è assai grave perché significa levare ai più giovani la possibilità di iniziare un percorso. E’ tutto il mondo del calcio che deve ripensarsi. Tornare ai vivai, come si faceva una volta. C’è una statistica che mette paura: siamo l’ultimo Paese in Europa nei cui club sono percentualmente presenti giocatori cresciuti nel vivaio. La cessione dei giovani? Non è quello il problema, se esportiamo tanto meglio, può essere addirittura salutare. Mi preoccupa piuttosto che sui vivai si sia ancora così indietro. Gli esempi positivi, in controtendenza, sono pochi: la Juventus, l’Udinese... I tanti stranieri? Nel 1999 erano 250, oggi sono 1.500, è un problema per le Nazionali e non solo per quelle. Bisognerebbe studiare un qualche meccanismo per obbligare i club a schierare un numero minimo di calciatori italiani. Vedere club e partite con un numero limitatissimo di italiani in campo è davvero molto brutto. Penso e spero che sia finita l’epoca delle esagerazioni in campo calcistico, figlie della pioggia di denaro di cui i club hanno beneficiato negli ultimi anni grazie ai diritti televisivi. Il calcio di vertice andrà comunque avanti e penso che finirà col trovare da solo nuovi equilibri. Il problema della crisi d’altra parte investe non solo il calcio, ma tutto lo sport. E’ per questo, e lo ribadisco, che sono più preoccupato per il futuro delle piccole società sportive. L’Italia ha il minor numero di giovani che praticano sport, tra alfabetizzazione motoria e Giochi della Gioventù abbiamo cominciato a ottenere qualche risultato ma bisogna andare oltre. Arrivare alle Università, ai Cus, lì siamo indietro anni-luce rispetto ai Paesi più evoluti."

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