Ecco perché il futuro di Icardi è lontano da Milano

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© foto www.imagephotoagency.it

Mauro Icardi ed un futuro tutto da decifrare: sarà ancora da capitano dell’Inter?

Se ne è parlato tanto, come è giusto che sia e si deve ad un calciatore così ingombrante: Mauro Icardi, oltre che capitano, è per distacco il miglior calciatore dell’Inter ed è assolutamente normale che faccia notizia più degli altri. Classe ’93, già 63 reti in Serie A, ha nel mirino – e nelle proporzioni – l’opportunità di battere qualsiasi record di marcature. Ammesso che, nel nostro campionato, ci continui a giocare.

REAZIONI ESAGERATE? – Ad ognuno la sua parte: ci sta che una fetta del popolo nerazzurro – nello specifico la storica Curva Nord – si indigni per alcune parole ritenute offensive ed irriguardose nei propri confronti. Ad analizzarle nel dettaglio, però, raccontano essenzialmente di fatti accaduti in passato, con Icardi che quasi voleva stigmatizzare una sua reazione sopra le righe. E’ insomma un riportare, non un sentimento attuale. Fatto sta però che il malessere già in piedi tra il nuovo capitano nerazzurro e la parte più calda della sua tifoseria non aveva certo bisogno di essere rimpinguato o riscaldato da nuovi avvenimenti in merito: di tutto ha bisogno questo rapporto già teso tranne che di elementi che ricordino il passato.

I PIANI ALTI – A caldo hanno reagito male. I massimi dirigenti Piero Ausilio e Javier Zanetti hanno preso le parti del tifo nerazzurro (quello offeso dalle pagine della biografia del capitano argentino) e condannato senza troppi giri di parole l’accadimento. Più miti nelle soluzioni da dare al caso il giorno dopo, come altrimenti non poteva essere: delegittimare Mauro Icardi dal ruolo di capitano, a stagione in corso, avrebbe ulteriormente rotto i cocci di un’annata non certamente sorta sotto la migliore delle stelle. Ma il fastidio c’è. Ed è forte: lo dimostrano i provvedimenti comunque presi, certamente miti in relazione a quel che sarebbe potuto essere ma comunque forti e chiari, lo testimoniano ancor più i linguaggi del corpo di chi sta lavorando per far voltare pagina a questa Inter e ricondurla sui sentieri di un tempo ma che, puntualmente, si ritrova a dover affrontare nuovi ostacoli.

ED ORA? – Una corsa ad ostacoli, appunto, di cui nessuno sente il bisogno: non la proprietà, nel pieno dell’avvicendamento, non la dirigenza, che già deve coordinare il passaggio da quel che è stato a quel che sarà, non la guida tecnica, in evidente difficoltà d’ambientamento, non una squadra al momento senza capo né coda. Poniamo che in quest’annata si punti a salvare il salvabile: siamo alle prime battute, vero, ma al momento appare onestamente impensabile che gli obiettivi possano rivelarsi quelli massimi. Quelli però a cui, oltre ogni ragionevole dubbio, ambisce la nuova proprietà cinese ed in ogni caso deve guardare un club dalla portata storica quale è e resta l’Inter. E dunque viene da domandarsi: eccetto clamorosi colpi di scena, quando a fine stagione si tireranno i bilanci di una nuova stagione interlocutoria e si guarderà al futuro, siamo certi che la svolta non passi proprio da un cambio radicale? E quale cambio radicale più facile, oggi, rispetto a quello del tanto discusso capitano e calciatore principe? In un solo colpo tante caselle a posto: il gradimento del tifo più caloroso, quello che per intenderci segue la squadra ovunque in trasferta, un enorme autofinanziamento per il calciomercato in entrata, considerando l’altissimo valore di mercato del centravanti argentino. La separazione tra Inter ed Icardi può rappresentare il viatico più immediato alla svolta che tarda ad arrivare: non sarebbe stata possibile la cessione del proprio capitano ad una diretta concorrente (il Napoli) nella recente estate, perché segnale nefasto per la nuova proprietà rappresentata dal gruppo Suning. Può essere però realtà prossima, magari con direzione Premier League. Per ripartire. E per farlo senza spine pronte ad insorgere al primo intoppo.

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