Inter, come e se può funzionare la cura Spalletti

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L’ufficialità di rito è arrivata: Inter a Spalletti, nasce il nuovo corso

Il nuovo allenatore dell’Inter è ufficialmente Luciano Spalletti: si era intuito da un pezzo, si è giustamente attesa l’ufficialità per avviare le considerazioni sul nuovo corso. C’è in ballo tutto, in primis la credibilità della proprietà cinese: i primi passi del gruppo Suning – per servirsi di un eufemismo – non hanno rasserenato l’ambiente nerazzurro. Non hanno portato in dote quella struttura necessaria per tornare a determinati livelli, sportivi ed in termini di ambizioni nel medio termine. Ora con Spalletti si volta pagina: non c’è alternativa, non è ammessa per la levatura che spetta riconoscere ad un club come l’Inter.

Inter, all-in sul calciomercato

Luciano Spalletti è stato chiarissimo, perentorio nella sua affermazione chiave rilasciata nella sua presentazione ufficiale: “Il calciomercato? Vietato sbagliarlo“. Una risposta in due parole che non lascia spazio ad interpretazioni di alcun genere, le conseguenze immediate sono due: all’Inter servono innesti che vadano a rinforzare l’attuale organico, in altre parole la rosa a disposizione non basta al nuovo allenatore, e questi acquisti devono essere perfettamente funzionali all’idea di calcio di Luciano Spalletti. Non si scappa: necessità di intervento, bontà dell’intervento. L’alternativa è l’ennesimo fallimento. Dunque la palla passa innanzitutto all’operato della dirigenza, con Walter Sabatini – direttore dell’area tecnica delle società calcistiche che fanno capo al gruppo Suning ed incaricato di creare sinergie vincenti nel medio termine – attualmente più impegnato sul capitolo Jiangsu: i fondi messi a disposizione dalla proprietà asiatica dovranno essere perfettamente calibrati sul calciomercato, senza possibilità di errore, ottimizzando sin da subito le risorse a disposizione per partire con il piede giusto. Obiettivo, non nascosto da Spalletti, è quello di ricondurre l’Inter alle altezze di un tempo non troppo addietro.

Calciomercato Inter: le fondamenta

La sensazione forte è che le necessità primarie siano da rintracciare nel pacchetto difensivo, il maggior indiziato in termini di ipotetica rivoluzione: un centrale solido da affiancare a Miranda, l’obiettivo numero uno è quel Rudiger per cui Spalletti farebbe carte false pur di averlo ancora a disposizione dopo la parentesi giallorossa, non fosse centrato l’obiettivo si lavorerebbe comunque su un profilo assai simile. Giovane e futuribile ma valore aggiunto già nel presente, forza fisica e abilità nella marcatura: quello che in soldoni doveva essere e non è stato Jeison Murillo. Innestato un centrale di garantito valore, si passa agli esterni bassi: due interpreti cruciali nell’idea dinamica di Spalletti, che più volte ha richiesto alle sue squadre – soprattutto all’ultima Roma – di mostrarsi intercambiabili. Dal 4-2-3-1 al 3-5-2, in tal senso il lavoro degli esterni deve adeguarsi a pieno alle esigenze – in continuo movimento – della nuova guida tecnica. All’Inter mancano profili del genere e non è immediato reperirli sul mercato, pur avendo a disposizione fondi rilevanti. Per quanto riguarda il capitolo portiere, Handanovic è cercato da club che già disputano la Champions League ma potrebbe anche optare per la permanenza in nerazzurro.

Altre operazioni di mercato

Per quel che concerne centrocampo ed attacco l’Inter è sicuramente più avanti: in mediana ha alternativa di buon livello, qualità e quantità su cui Spalletti può agire per plasmare una squadra che più si avvicini alle sua caratteristiche. In primis la piena valorizzazione di Joao Mario, un profilo ibrido che può fare al caso del tecnico toscano, anche per aderire al massiccio investimento operato negli ultimi battiti della scorsa sessione estiva di mercato dal gruppo Suning. La centralità di Gagliardini, tuttofare, italiano e di gran personalità, la scelta complessa sui restanti: Brozovic, Kondogbia, Banega, la sensazione è che qualcuno lascerà l’Inter, passa anche da qui – ossia dal valorizzare in pieno le risorse già a disposizione ed evitare sprechi – il futuro rilancio dell’Inter. Il resto lo fa l’attacco: sull’incidenza di Mauro Icardi neanche c’è da discutere, inevitabilmente al centro del progetto nerazzurro, Spalletti potrebbe opporsi all’addio di Perisic o ad ogni modo ammorbidirsi esclusivamente previo promesse di pronto investimento con l’incasso derivante dalla sua cessione. L’identikit del croato risponde in pieno però al profilo dell’esterno di Spalletti: corsa, dribbling e buoni numeri in termini di gol ed assist, incarna in pieno quella funzione di sfogo che Salah ricopriva nello sviluppo del gioco della Roma. Può inoltre districarsi al meglio su entrambe le corsie. Ma si torna inevitabilmente all’incipit dell’argomentazione: nulla è fattibile se non dopo aver profondamente rinnovato una difesa che non funziona. Che presenta statistiche non all’altezza del podio del campionato di Serie A: l’Inter nel recente torneo ha incassato 10 reti in più del Napoli, 11 della Roma e ben 22 rispetto alla Juventus. Responsabilità generali e non prettamente individuali del pacchetto difensivo, certamente, ma si parte da qui: chi c’era già non è stato all’altezza, occorrono difensori di livello per un’Inter finalmente di livello.

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