Ivan Cordoba: «Di Calciopoli ho la nausea. E consiglio all’Inter un partner per Icardi…»

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© foto www.imagephotoagency.it

L’ex mastino nerazzurro parla in esclusiva a Calcionews24 e ci presenta la sua autobiografia ‘Combattere da Uomo’: una lettura arguta.

Nella foto madrilena che celebra la vittoria nerazzurra più bella dai tempi della Grande Inter anni ’60, spunta gioioso con la sua bella medaglia al collo, alla destra di capitan Zanetti. Ok, Ivan Ramiro Cordoba non giocò la finale di Champions del 2010 contro il Bayern Monaco, quella del definitivo Triplete, però la sua anima è impressa a fondo nel DNA della Benemata. Sbarcato a Milano in coincidenza con l’inizio del terzo millennio (prima partita a San Siro: 6 gennaio 2000, goleada con il Perugia), il difensore colombiano è stato un highlander della creatura di Massimo Moratti per dodici lunghe stagioni. Dove ha visto di tutto (dal naufragio di Lippi all’arrivo di Stramaccioni, quasi come passare dal progressive-rock anni ’70 a Miley Cyrus) rivelandosi, sempre e comunque, centrale insostituibile ed adattabile ad ogni compagno di reparto. Una colonna ed una bandiera allo stesso tempo, nonostante il ragazzo avesse già mostrato la stoffa giusta ai tempi epici dell’Atlético Nacional e del San Lorenzo. Ora ha deciso di raccontarci tutto: a noi di Calcionews24 in questa chiacchierata esclusiva. E all’intero popolo calcistico che avrà voglia di leggersi il sincero (e assolutamente non banale) ‘Combattere da Uomo’, 173 pagine autobiografiche uscite l’altro ieri su Mondadori. La parola passa quindi a Ramiro specializzato in dichiarazioni grintose, ma corrette. Esattamente come i suoi indimenticabili interventi a ridosso dell’area.

Ivan, sbaglio o ti sei regalato un libro per i tuoi primi 40 anni?
«Intanto ti ringrazio per gli auguri anticipati (il quarentesimo compleanno di Cordoba cadrà l’11 di agosto, Ndr), ma in realtà le cose non sono andate esattamente così. Anzi, io all’inizio questo libro non lo volevo neppure fare; ma poi la mia grande amicizia con Edoardo Caldara (ex direttore di Inter Channel e stimato giornalista di fede nerazzurra, Ndr) mi hanno fatto desistere. Ed è andata bene così perché ora, rileggendolo, mi sono accorto di quanto ne vada fiero. C’è tutta la mia vita qua dentro, non abbiamo tralasciato nulla, le forbici della censura non sono mai comparse. E ne sono enormemente orgoglioso.».

Tra queste pagine fai riferimento anche al tuo doloroso addio all’Inter? Intendo quando nel 2014 non ti è stata rinnovata dalla presidenza-Thohir la carica di team manager…
«Sì, ho parlato anche di quell’episodio. Una situazione non facile per me, anche se l’amore per l’Inter – da parte mia – non cesserà mai d’esistere. In quel caso, appunto, è finito un ‘momento’, un lavoro quotidiano. Non la mia dedizione eterna verso i colori nerazzurri.».

Immagino che nel libro dirai la tua anche su Calciopoli…
«Assolutamente sì. Su Calciopoli ho delle idee ambivalenti. Da una parte non voglio che venga dimenticato perché quell’enorme malaffare fu l’Anti-Calcio, una sorta di Anti-Sport per eccellenza. Allo stadio bisogna andarci non sapendo come andranno a finire le partite: il campionato che sta facendo in Inghilterra il Leicester, quelle sì che sono emozioni vere! Però, allo stesso tempo, ne ho abbastanza di polemiche o di tesi assurde. Solo in Italia si può pensare che, se l’Inter non è stata condannata, allora ci sarà sotto qualcosa… Che stupidata! (il termine è decisamente più colorito, Ndr) L’Inter non è stata condannata semplicemente perché era innocente. Punto.».

Cosa combini di bello in questo momento?
«Mi godo la mia famiglia e casa mia nei dintorni di Como. Il mestiere di calciatore mi ha portato spesso lontano da qui ed ora voglio assolutamente recuperare! (sorride) E poi sto dietro ai miei tre figli: le ragazze stanno diventando grandicelle, ma il maschio – Juan Josè – ha solo sette anni e sta cominciando a prendere confidenza col pallone nella scuola-calcio di Zanetti e Cambiasso.».

Difensore anche lui come il suo papà?
«Per ora si diverte, la scelta del ruolo arriverà più avanti. Però effettivamente qualcosa di mio ce l’ha già: ad esempio, nel modo in cui fronteggia gli altri bambini. Ci mette una bella grinta nel recuperare la sfera! (ride)».

Senti, tra poco più di un mese sarà il 22 maggio: a cosa penserai quest’anno?
«Eh, quelle sono sensazioni forti, indescrivibili… La notte di Madrid, quel magico Triplete, ogni anno che passa assomiglia sempre di più ad un secondo compleanno per me. Ad un’occasione di festa per tutto il popolo interista. E poi quello è pure il giorno di Santa Rita, la patrona delle imprese impossibili. Probabilmente la finale col Bayern Monaco l’avremmo vinta comunque perché l’Inter del 2010 era davvero di un altro pianeta, però senza la Fede…».

Diventa tutto più arido…?
«Direi di sì. Sai, nei momenti importanti ci vuole un attimo a scoraggiarsi e a perdere una partita decisiva. Un po’ di forza dall’Alto ci vuole sempre. Tant’è che Javier (Zanetti, Ndr) ed io, la sera prima della finale, accendemmo una candela per Santa Rita, baciammo il suo santino e andammo a dormire più tranquilli.».

I tifosi nerazzurri ne devono aver avuta tanta di fede (calcistica, questa volta) dopo il 5 maggio 2002…
«Fortunatamente ho superato da tempo quella sconfitta contro la Lazio. Ti dirò di più: per me l’Inter del Triplete – la squadra forgiata prima da Mancini e poi resa eterna da Mourinho senza dimenticare il ruolo prezioso di Cuper – nacque proprio dopo quel tremendo 4-2 che ci privò dello scudetto all’ultima giornata. Negli otto anni successivi abbiamo sempre saputo che, una volta toccato il fondo, non potevamo che risorgere. E difatti…».

Mi spieghi perché un campione come te non ha mai giocato neanche un minuto ai Mondiali? Eppure a Francia ’98 eri tra i convocati…
«Bella domanda. Le mie più grandi occasioni furono appunto Francia ’98 e Giappone/Sud Corea 2002 dove però non ci qualificammo a causa di una partita strana giocata a Montevideo tra argentini e uruguaiani, iniziata con dieci minuti di ritardo mentre noi eravamo impegnati ad Asunciòn col Paraguay… Va beh, ma a te interesserà sapere del Mondiale francese.».

Esatto. Nel 1998 eri già un signor centrale, fortissimo, di neanche 22 anni.
«Quell’esclusione non me la sono mai riuscita a spiegare. All’epoca si parlò di un mio malanno fisico, di una costola incrinata, ma ci mancherebbe altro che non sarei ricorso ad un’infiltrazione pur di giocare! Si scrisse anche che il CT di allora (Hernan Gomez, il vice storico di Pacho Maturana, Ndr) puntò su di un altro giocatore per ragioni di mercato… Mah! Di mio posso sostenere che giocai tutte le amichevoli precedenti a quel Mondiale e – cosa ancora più importante – partecipai alla vittoria fuori casa col Venezuela, quella che ci qualificò di diritto alla rassegna francese. Misteri del calcio, mettiamola così…».

Torniamo al presente: ce la farà la Beneamata ad arrivare terza e a guadagnarsi i preliminari della Champions? (N.B.: l’intervista si è svolta prima del KO nerazzurro col Genoa, Ndr)
«A questo punto l’Inter ha delle chance assolutamente reali. Anche perché, dopo la bella partita col Napoli, i diretti avversari saranno costretti a guardarsi le spalle. Come dici? Credi che una mano possa darcela il Milan impegnato all’ultima giornata contro la Roma? Beh, i rossoneri avranno le loro motivazioni per andare in Europa League e stai pur certo che l’ultimo dei loro pensieri riguarderà l’Inter! (ride) Però il calcio è bello proprio per questo: in fondo noi abbiamo contribuito a donare lo scudetto alla Juve battendo i partenopei sabato scorso… ».

Se l’anno prossimo la Juventus vincerà il suo sesto scudetto di fila batterà il vostro record (Calciopoli a parte) conseguito nel 2006-2010…
«E allora bisognerà investire nel mercato estivo per ripresentarci a settembre con un’Inter ultra-competitiva. Servono quei 2-3 acquisti mirati ed una panchina lunga per contrastare i bianconeri.».

Quale sarebbe la tua prima scelta assoluta a livello di rinforzi?
«Facile: un attaccante forte, fortissimo, in grado di spalleggiare là davanti Icardi. Poi ben vengano anche Banega o Candreva, però una punta è essenziale.»

E secondo te uno come Maurito ci starà?
«Deve starci per forza! Guarda che grande stagione ha fatto Ibrahimovic al Paris Saint Germain giocando in coppia con Cavani. Un attaccante rodato ti leva lo stress e ti costringe ad essere ancora più competitivo. Parliamoci chiaro: Icardi è un campione, ma non può guidare la barca da solo. Ha bisogno di un partner. Come ne ha bisogno la mia Inter per tornare ad essere nuovamente grande.».

‘Combattere da Uomo’ (Mondadori), l’autobiografia di Ivan Ramiro Cordoba, è disponibile nelle migliori librerie. 

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