Juve, male così nemmeno a Cardiff: i motivi di un disastro inaspettato

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Supercoppa Italiana amarissima per la Juve: molle, pigra e senza testa. Dalla formazione ai disastri difensivi, passando alle fragilità di un centrocampo povero di qualità: ecco cosa è mancato contro la Lazio

Si può perdere, ma non così. Non in questa maniera. Perché la Juve nella Supercoppa Italiana contro la Lazio ha mostrato il volto peggiore di se stessa. Non ha funzionato nulla all’Olimpico, se non Paulo Dybala, unica scialuppa di salvataggio che da sola non può e non potrà mai bastare. Senza la Joya, per i bianconeri, non si sarebbe potuta materializzare nemmeno l’illusione di una rimonta che Allegri e i suoi ragazzi non avrebbero meritato di portare a termine. La Lazio raffazzonata, senza Keita e Felipe Anderson, ha impartito una lezione di calcio ad una Juve molle, presuntuosa e con la testa altrove. Forse ancora troppo scottata dalla delusione della finale di Champions League persa a Cardiff, ma per un gruppo granitico come questo un alibi del genere non può essere consolatorio in alcun modo.

Se non c’è Bonucci, meglio non inventarselo

Si salva soltanto l’approccio. I primi dieci minuti sono tutti di marca Juve, ma poi i bianconeri spariscono inspiegabilmente dal campo. Il primo equivoco della formazione iniziale, un po’ inventata da Allegri (Barzagli a destra si poteva evitare), riguarda la distanza abissale fra difesa e centrocampo. Un centrocampo impoverito dall’assenza di Pjanic, costretto a giocare alla Bonucci con risultati insufficienti. Se non c’è Bonucci non bisogna necessariamente inventarsi un altro come lui: meglio cambiare, altrimenti si resta ancorati ad un passato che non esiste più. E poi c’è Khedira, bruttissima copia di quello ammirato negli ultimi due anni. Forse un Marchisio più pimpante avrebbe potuto essere più utile ad una Juve sulle gambe e ancora troppo indietro (la Lazio ha dominato dal punto di vista atletico) a livello di condizione.

Lulic, Milinkovic-Savic e Immobile fanno il bello e il cattivo tempo, ma la dea bendata sorride alla Juve. Che, come per magia, riprende in mano con Dybala una partita che non aveva mai avuto in pugno. La riprende a pochi minuti dai supplementari, ma in quella circostanza mostra il volto presuntuoso di chi non si accontenta. A volte va bene, ma stavolta premere il piede sull’acceleratore sul 2-2 si è rivelato un azzardo sciagurato. La Juve non tiene palla e incassa la beffa firmata Murgia, con tutta la difesa completamente sbilanciata e con Lukaku che ha tutto lo spazio per affondare. L’atteggiamento altezzoso è quanto di più preoccupante ha fatto vedere una squadra che si è giocata già ad agosto il primo e unico bonus della stagione. Perché un altro disastro come quello dell’Olimpico sarebbe davvero difficile da digerire.

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