Juve, perché svendere Bonucci? Il super sconto al Milan è un autogol clamoroso

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Calciomercato Juve: il passaggio di Bonucci al Milan per 40 milioni di euro fa storcere il naso a tanti. Perché scontare il giocatore di quasi 20 venti milioni? Le perplessità dei tifosi aumentano con il passare delle ore

Nelle trattative a volte capita che qualcuno abbia più da perdere rispetto ad altri. Aspetto normale, visto che gli affari nel calcio in qualche modo finiscono per riservare anche delle delusioni. Nell’operazione che ha portato il difensore Leonardo Bonucci dalla Juve al Milan è la società bianconera ad uscire sconfitta dalla trattativa. Per due motivi principali: il primo riguarda l’aspetto tecnico, visto che si preannuncia molto complicato riuscire a sostituire un giocatore fondamentale come Bonucci in difesa. Mentre il secondo è da ricercare nelle cifre che stanno permettendo al giocatore di approdare al Milan. Perché i 40 milioni di euro che Fassone e Mirabelli hanno promesso alla Juve (subito accettati a Torino) sembrano pochi per un difensore della caratura di Bonucci, nel momento più alto della carriera e con ancora diversi anni da vivere da protagonista.

Perché solo 40 milioni? Se la Juve aspettava il Chelsea…

40 milioni sono pochi soprattutto perché il Chelsea era pronto ad offrirne anche 70. E se la Juve avesse aspettato il rilancio di Antonio Conte Bonucci poteva volare in Inghilterra, senza turbare più di tanto gli equilibri del calcio italiano. Nella cifra che il Milan verserà nelle casse bianconere non rientrano accordi per contropartite tecniche, ma probabilmente soltanto un lascia-passare per Mattia De Sciglio, che nei prossimi giorni andrà ad Allegri. E allora perché la Juve non ha mai creduto nell’ipotesi di prendere Romagnoli, che con Rugani è forse il giovane difensore più talentuoso d’Italia?

Come in ogni trattativa alla fine sarà il campo a dover parlare e soltanto le prestazioni di Bonucci saranno in grado di dare un giudizio definitivo sull’affare. Ma una cosa è già sicura: la Juve ha smarrito la capacità di vendere i suoi campioni a cifre mostruose. E in questa trattativa ricorda il modus operandi della Fiorentina, quando fu costretta a svendere nel 2000 il trentunenne Batistuta alla Roma per 32.5 milioni di euro. Solo che a Firenze c’era un fallimento che stava per spazzare via tutto, scenario nettamente più tetro rispetto al paradiso Juve, regina dei fatturati che sembra aver smarrito la capacità di saper vendere bene.

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