La Juventus e i 5 minuti da manicomio a Siviglia

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bonucci
© foto www.imagephotoagency.it

Un’altra vittoria dei bianconeri facendo i conti con i propri limiti

A costo di risultare ripetitivi, la Juventus di Massimiliano Allegri vince giocando con il tempo. A differenza di altre volte, però, più che una scelta è stato un limite visto che nella ripresa la condizione di superiorità numerica poteva essere sfruttata prima se i bianconeri avessero avuto la capacità di far coincidere una crescita del ritmo con la pulizia del gioco e l’efficacia delle soluzioni tecniche. Problemi risolti nel finale, grazie a una forza della volontà e a una sicurezza dei propri mezzi che le tre vittorie in trasferta in Europa certificano ampiamente e che sono la base per il futuro, al di là di ogni altra considerazione. Dire oggi che questa Juve non basta per le gare a eliminazione diretta è un esercizio totalmente sterile. E non solo o non tanto perché le cose cambieranno per forza di cose, come capita sempre nella vita di una squadra. Sarà la natura stessa delle partite, il trovarsi dentro o fuori, la dinamica di quei 180 minuti, a funzionare da reagente. E a sparigliare le carte, come ha dimostrato la scorsa edizione quando i bianconeri sono stati prima completamente dominati dal Bayern e poi in grado di mettere sotto scacco i tedeschi.

Perciò, è bene soffermarsi sul presente e sul suo significato stretto: dopo tanti anni la Juve si qualifica con un turno d’anticipo e lo fa dando una grande impressione di solidità caratteriale tradottasi nell’imperturbabilità davanti alle fasi di difficoltà che ci sono state. La più importante delle quali, a mio avviso, è ciò che è successo all’inizio. Perché i primi minuti erano stati tutt’altro che negativi ed il programma di riuscire ad allargare il gioco, sfruttando soprattutto la catena di destra tra Khedira e Cuadrado, sembrava funzionare. Il gol di Pareja ha fatto saltare il piano e ha cambiato totalmente il quadro strategico. E la situazione poteva complicarsi molto perché i padroni di casa sembravano totalmente assatanati, come del resto si era visto in altre gare della Liga (valga per tutti la sfida col Barcellona: il post-vantaggio contro i catalani è stato un esempio raro di adrenalina ai massimi livelli registratasi su un campo di calcio europeo in questi ultimi anni).

Ed è qui, nella massima difficoltà, che si è vista la forza della Juve di oggi. Che non ha perso la testa e ha ritrovato il filo del gioco, sebbene mancasse continuità d’iniziativa e si facesse fatica a esprimere compiutamente la propria qualità. In questa fase Pjanic ha aiutato molto Marchisio facendosi dare palla e si è visto il “solito” Dani Alves in grado di assumere la leadership, toccando una grande quantità di palloni. Non sono mancate le occasioni per pareggiare, ma quel che più conta è che sul piano nervoso ad andare fuori giri sono stati gli spagnoli, al di là della sciocchezza individuale di Vazquez. Non farsi travolgere dal clima incandescente è stato un grande merito, entra nel novero dell’esperienza acquisita in questi anni e nella capacità d’interpretazione sulla quale insiste spesso Allegri. Stare dentro le difficoltà e riuscire anche con qualche protagonismo individuale a superare gli imbarazzi di manovra: questo è esattamente ciò che ha permesso alla Juve di creare i presupposti per arrivare poi alla vittoria. Non si era alla ricerca di un modulo ideale, tantomeno in una situazione di oggettiva emergenza. Anzi, il 4-3-3 così congeniato ha scontato la mancanza di continuità nell’azione, determinata dal fatto che in Europa un’intensità molto più alta ti costringe a soluzioni immediate, quasi istintive, che devono poggiare su una conoscenza che non può darti una formazione nuova.

L’altro aspetto positivo – per molti invece suona a condanna, in questo dibattito ormai parossistico sul bel gioco – è la capacità di trovare la lucidità necessaria nell’estrema difficoltà. Guardate i momenti dei 2 gol che hanno spezzato l’equilibrio: Bonucci va in gol quando la Juve ha già iniziato a incrementare la pressione offensiva senza trovare sbocchi. E il sigillo definitivo di Mandzukic ha dato un altro senso ai “5 minuti da manicomio” denunciati da Allegri, che avrebbero davvero regalato enormi sensi di colpa alla squadra in caso di vittoria sfumata in extremis.

La morale facile e di uso comune è racchiusa nell’espressione: “Chissà cosa diventerà la Juve quando aumenterà il suo livello di gioco”. Ma anche questa è un’illusione: la Champions è un altro mondo. E le valutazioni andranno fatte solo a posteriori perché mai come in questa competizione vincere è l’unica cosa che conta e non è detto che sia il prodotto di una logica perfetta.

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