Paradosso Juve: lancia il primo 2000 ma è la più vecchia e vende i giovani migliori

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Kean Juventus
© foto www.imagephotoagency.it

Si fa la storia: Moise Kean è il primo nato nel terzo millennio ad esordire in Serie A ed in Champions League

Apriamo volutamente la trattazione con i fatti: Moise Kean, giovanissimo attaccante della Juventus venuto alla luce il 28 febbraio del 2000, è il primo calciatore nato nel terzo millennio ad aver esordito in Serie A ed in Champions League. Due tappe consumate una dopo l’altra: lo scorso sabato con il Pescara, ieri al Sánchez-Pizjuán sul campo del Siviglia.

ECO SMISURATA? – Eventi che hanno destato l’attenzione (per servirci di un eufemismo) della stragrande maggioranza dei media nazionali: diciamocela tutta, da qualche giorno non si parla d’altro. Chi vi scrive in questo momento, da sempre agguerrito sostenitore della causa dei giovani nel complesso palcoscenico del calcio italiano, dovrebbe stappare champagne. Eppure i conti non tornano: si parla di Juventus come nuova depositaria della generazione 2000, come innovativa fucina di talenti, eppure – conti alla mano – più vecchio di lei in Italia è soltanto il Chievo Verona. Età media della Juventus: 28,2 (29,8 se limitata agli utilizzi effettivi, fonte Cies). Per intenderci, il paragone con le concorrenti italiane risulta essere impietoso: con il Milan (26; 25,8 utilizzi effettivi) che con forza e coraggio ha intrapreso l’ambizioso sentiero, ma anche con Roma (26,7; 26,8 utilizzi effettivi) e Napoli (26,4; 27,2 utilizzi effettivi).

JUVE SUPER MA I GIOVANI SONO UN’ALTRA COSA – Non va meglio il raffronto se spostato in ambito internazionale. Nessun paragone con le evidenze in tal senso più evolute, ma la Juventus paga dazio anche riguardo alle realtà più strutturate, quelle delle sue competitor per intenderci: Real Madrid (26), PSG (26,1), Barcellona (27,2), queste le medie in relazione agli utilizzi dei calciatori in rosa. Dunque il messaggio passato in queste ore è fuorviante. Si intenda: la Juventus è super. Ha dominanza tecnica ed economica sul territorio nazionale, dove non a caso trionfa ininterrottamente da cinque stagioni consecutive. In tal senso è talmente oltre da consentirsi anche la prepotenza di una campagna acquisti mirata ad indebolire le principali concorrenti interne, vedi gli affari Pjanic (Roma) ed Higuain (Napoli), in pieno stile Bayern Monaco rispetto al depauperato (ma ammirevole per coraggio e spirito innovativo) Borussia Dortmund. Il volersi prendere anche la targhetta del club lancia-giovani – leva sulla quale in tanti stanno spingendo in queste ore – sa di esercizio vanitoso e sembra giusto porre qualche puntino sulle i.

I MIGLIORI VIA – A maggior ragione poi che, oltre a cotanta dimostrazione statistica sull’età media, i suoi migliori prospetti la Juventus ha scelto di mandarli via: così è stato con Pogba nella recente estate, quando a 23 anni poteva (e può) essere definito tra i primissimi centrocampisti del pianeta ma la Juventus non ha resistito alle sterline del Manchester United, di fatto trovando i fondi per centrare il colpo Higuain. In procinto di diventare ventinovenne. Così fu un anno fa con Kingsley Coman, lasciato partire a 19 anni per la cifra di 20 milioni in direzione Bayern Monaco. Né agguerrita è sembrata la volontà di (quantomeno provare a) trattenere Alvaro Morata alla propria corte. Il giovanissimo Kean non ha inciso in alcun modo sulla cruciale vittoria bianconera, eppure qualcuno ha parlato di impatto in termini di densità offensiva: no, no, ci ha pensato uno strepitoso esponente della vecchia guardia, Leonardo Bonucci. Oggi probabilmente il miglior centrale al mondo. La Juventus si affida ai suoi paladini ed alla struttura che con merito ha costruito grazie al lavoro degli ultimi anni: la targhetta della gioventù però lasciamola a qualcun altro.

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