L’ammissione di Di Francesco, la resa del Sassuolo

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di francesco sassuolo
© foto www.imagephotoagency.it

Classifica deludente, le cose non vanno meglio in Europa League: il Sassuolo è ancora un modello?

Sedicesimo posto nella classifica di Serie A con appena 13 punti, che sarebbero 16 al netto della vittoria con il Pescara revocata alla prima giornata per via del caso Ragusa, terzo posto nel Gruppo F della fase a gironi di Europa League: dove il Sassuolo, per accedere ai sedicesimi di finale, dovrà con ogni probabilità uscire imbattuto dall’inferno del San Mamés di Bilbao. Sfida tutt’altro che agevole.

MODELLO? – Il quesito sorge spontaneo: il Sassuolo di Squinzi è ancora un modello del nostro calcio? Nell’anno dell’attesa conferma a determinati livelli i risultati non stanno arrivando. La squadra, complice una serie di infortuni – come peso specifico Berardi e Duncan su tutti – non si ritrova e fatica a venire fuori da una palude difficilmente ipotizzabile nelle aspettative della vigilia. La fase offensiva non brilla, quella difensiva fa acqua da tutte le parti: addirittura 22 le reti incassate dal Sassuolo di Eusebio Di Francesco, alla insostenibile media di 1.83 a partita, peggio dei neroverdi hanno fatto solo Palermo, Crotone e Cagliari.

FACILE PREVEDERLO? – Senza alcuna intenzione di risultare fastidiosi come quelli del ve l’avevamo detto, in estate però – mentre si faceva a gara ad incensare il modello Sassuolo – abbiamo provato a lanciare i primi timidi segnali d’allarme: le cessioni simultanee di Sime Vrsaljko all’Atletico Madrid e Nicola Sansone al Villarreal hanno notevolmente indebolito la struttura a disposizione di mister Di Francesco. A prescindere da chi poi è arrivato per raccoglierne l’eredità. Due titolarissimi, architravi dell’impianto tattico e fattori assoluti di una squadra che così bene si era espressa nella scorsa stagione. Dal Sassuolo, dall’ambizioso Sassuolo dell’ambizioso Giorgio Squinzi, non ci saremmo attesi – nel tanto agognato anno della prima partecipazione europea – due cessioni così pesanti. Il Sassuolo ha ragionato da piccola e non da grande come invece, a parole, hanno sempre fatto intendere la sua proprietà e la sua dirigenza.

L’AMMISSIONE – Eusebio Di Francesco, in una recente intervista rilasciata ai microfoni di Sky Sport, ha fondamentalmente riconosciuto il peso cruciale di queste due assenze: “Sono andati via calciatori importanti come Vrsaljko e Sansone, al loro posto sono arrivati ragazzi sicuramente interessanti ma con minore esperienza, in diverse partite stiamo pagando dazio in termini di ingenuità”. Chiaro, esplicito, non contrariato ma sicuramente poco concorde con la politica che la società ha scelto di adottare specificatamente a questi due casi. Che questa però non sia una resa: è stato un errore commesso dalla società quello di indebolirsi proprio nell’anno in cui c’erano tutte le premesse per spiccare il volo o quantomeno assestarsi a certe altezze, c’è il tempo però per invertire il trend in campionato e – perché no – tentare l’impresa internazionale. Non doveva essere un’impresa ma lo è diventata: rimediare è possibile, il calcio italiano ha bisogno del suo ambizioso e sfrontato Sassuolo.

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