Ljajic cresci, Torino gentilmente non accontentarti

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Alle pendici del podio della Serie A: è il Torino di Mihajlovic, che recrimina per l’infortunio di Ljajic

La Serie A 2016-17 ha bisogno di brio, di energia, di elementi che sappiano rinnovarla e perché no ringiovanirla, di linfa vitale, di ossigeno, di chi ci dia qualcosa da scrivere che non sia la solita minestra riscaldata. Onore alla grande Juventus, ma oggettivamente non sappiamo più cosa inventarci in merito. Urgono storie nuove: una di questa è il Torino di Sinisa Mihajlovic. Alla Serie A serve il Torino.

LO SPETTACOLO DI PALERMO – I granata si sono ritrovati in svantaggio dopo appena cinque minuti, in trasferta, su un campo storicamente caldo come il Barbera di Palermo: poco da eccepire sui valori tecnici, l’esame della personalità però impone di non dare per scontata una rimonta tanto vigorosa come quella riuscita agli uomini di Mihajlovic. Il suo connazionale Adem Ljajic sugli scudi, nel complesso di una prestazione che – per quanto visto – sgombra il campo da dubbi e regala alla Serie A una nuova protagonista. Quarto posto, alla pari di un Napoli la cui stella nasceva sotto tutte altre prospettive, a due soli punti dalla seconda piazza attualmente occupata da Milan e Roma.

LJAJIC, E’ IL TUO MOMENTO – Con l’allenatore che nel post-gara recrimina: “se non si fosse infortunato Adem oggi saremmo al secondo posto della classifica”. Ed ha tutt’altro che torto: al Toro mancano appena due punti per presidiare la seconda piazza della classifica, con il suo calciatore più talentuoso che ha di fatto visto il campo con il contagocce. Appena 28 minuti nella sfida d’esordio con il Milan prima dell’infortunio, esito analogo – ma con 26 minuti all’attivo – nella seconda gara con il Bologna: poi lo stop forzato, prima del parziale rientro in corso d’opera con la Fiorentina. Nuovamente titolare a Palermo, ha fatto la differenza: la meravigliosa doppietta con cui ha ribaltato la contesa ed acuito i rimpianti per quel che poteva essere e non è stato. Vedi gli 0-0 contro Empoli e Pescara, o la sconfitta di Bergamo. Poco spazio però per i rimorsi: avanti c’è il futuro. Ed è radioso se solo Ljajic intendesse realmente farlo diventare tale: finora si è sempre discusso nei termini di un grande talento che sa accendersi solo ad intermittenza e che dunque resta fine a se stesso. Bello da vedere, quando gli va, ma poco proficuo in un’ottica collettiva di squadra: classe ’91, venticinque anni, è il momento di diventare grandi. Di vestire i panni del trascinatore e dimostrare di avere spalle tanto larghe da reggerne il peso.

FUTURO GRANATA – Ljajic può farcela perchè è un fenomeno ed in tal senso le dinamiche del Torino dipendono tanto dal calciatore serbo: può elevarne le ambizioni e tramutare qualcosa di ottimamente funzionante in una realtà poco prevedibile. Tradotto: Iago Falque e Belotti per l’edificazione della torta, Ljajic per la ciliegina che scompiglia i piani. Delle avversarie. Il tutto al netto di un substrato fatto di solidità e qualità: la prima è figlia del lavoro di Mihajlovic, che deve andare oltre i pur ottimi valori individuali e divenire il valore aggiunto di qualcosa che sia maggiore alla somma delle sue parti. Si può ancora migliorare: quarta difesa del torneo con 9 reti al passivo, essendo la fase difensiva la specialità del tecnico slavo si può pensare a mettere nel mirino il lavoro splendidamente effettuato ad oggi dal Genoa di Juric. Poco da chiedere al secondo attacco della Serie A: eppure si è palesato senza la stella di Ljajic. Il collante delle due fasi è un centrocampo giovane (Benassi e Baselli sugli scudi, ieri entrambi in gol),  voglioso di riscatto (Valdifiori) e denso di ottime riserve (Acquah ed Obi). Parte del futuro granata si leggerà nei quattro impegni che separano il Torino dalla sosta: in casa con Lazio e Cagliari, in trasferta sui campi di Inter e Udinese. Un poker di incontri per svelarsi – nel bene o nel male – alla concorrenza.

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