Mihajlovic: «Il Torino è sangue e passione. Crediamo nell’Europa»

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Dalla guerra in Jugoslavia fino alla panchina del Torino, il racconto di Sinisa Mihajlovic attraverso gli orrori del conflitto e i sogni di allenatore

Sinisa Mihajlovic racconta i suoi primi passi nel calcio nelle leghe minori serbe, quando ancora giocava con scarpe da rugby riadattate. Da allora l’allenatore del Torino ne ha fatta di strada ed è passato in mezzo a tante vicissitudini per poi finire alla Roma: Vujadin Boskov lo voleva già alla Sampdoria ma prima dei ventotto anni con il comunismo un calciatore non poteva partire, l’embargo però lo “salvò” e lo portò in Italia, dove lo voleva anche la Juventus. Miha racconta gli orrori della guerra e la distruzione della sua casa ad opera del suo migliore amico di allora, che però parteggiava per i croati. Momenti difficili che è riuscito a superare con raziocinio e adesso ricorda lucidamente gli amici e i parenti persi durante il conflitto: «Mio zio voleva uccidere mio padre, ci ho pensato io a salvarlo con una telefonata». La chiacchierata di Mihajlovic con Walter Veltroni si sposta sui rapporti deteriorati dalla guerra, come quelli del tecnico granata col croato Stimac, un tempo suo amico anche se poi il feeling si è spezzato di netto.

IL TORINO DI MIHAJLOVIC – Finito il discorso guerra, si parla di allenatori: Miha racconta di aver litigato con Mourinho dopo un Catania – Inter e poi ringrazia Petrovic e Boskovic. Invece sul Milan: «Volevano un tecnico di personalità e hanno scelto me, ma sono io che voglio decidere quando lavoro. Al Milan ho riportato la cultura del lavoro, ma giocavamo col modulo che voleva Berlusconi». Mihajlovic si prende anche il merito di aver lanciato giovani importanti in rossonero come Gianluigi Donnarumma o M’Baye Niang ma non solo, anche alla Sampdoria dice di aver rivitalizzato molti elementi come Manolo Gabbiadini o Eder. «Non mi andava di venire a Torino e pensare solo a salvarmi, sono uno ambizioso. Cairo è quel che speravo, ci siamo piaciuti subito. Sento mia la storia granata perché il Torino è passione, sangue e sofferenza, noi però vogliamo anche giocare bene» prosegue Mihajlovic a proposito dei granata a Il Corriere dello Sport. Dopo gli elogi di rito a Belotti, Benassi e Baselli, il tecnico del Torino chiude: «Prima di me nessuno diceva Europa, io l’ho fatto e ci credo e sono contento che ora comincino a farlo anche i dirigenti o i tifosi».

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