Montella: se c’è un limite lo voglio spostare

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Il Milan di Vincenzo Montella occupa il secondo posto della classifica dopo otto turni di campionato, alle spalle della sola Juventus: l’analisi

La vittoria del Bentegodi di Verona, sul campo di un Chievo che fino a ieri aveva gli stessi punti del Milan ed ambiva alla pari dei rossoneri alla conquista del secondo posto dell’attuale classifica, nobilita il percorso degli uomini di Montella: da tutti o quasi considerata al momento la sesta delle grandi sorelle del calcio italiano, è quella che più delle altre sta riscrivendo equilibri consolidati da un pezzo.

GEOGRAFIA CALCISTICA – Sì, questo ha detto la Serie A nelle sue recenti edizioni: Juventus avanti a tutti per distacco, poi il centro-sud ad inseguire: essenzialmente nelle vesti di Napoli e Roma, con la parentesi Lazio nell’annata 2014-15, per gentile regalo proprio del Napoli di Benitez. Milanesi – così come la Fiorentina, ma in questo caso ci sta ampiamente – oramai costantemente fuori dal podio del campionato: a quanto pare, nonostante una campagna acquisti dalla portata del tutto differente dai cugini rossoneri, non sarà l’Inter dello stravolto De Boer a stravolgere l’attuale geografia del calcio italiano. Ma, decisamente a sorpresa per chi non dava due lire alla banda Montella, ci sta provando con invidiabile coraggio il vecchio Diavolo.

CALMA, LA VIRTU’ DEI FORTI – Vincenzo Montella non si è scomposto di una virgola dal suo approdo al timone del Milan fino ad oggi: non di fronte al tiramolla dell’avvicendamento ai vertici della proprietà, non di fronte al caos dirigenziale, non di fronte ad una campagna acquisti oggettivamente inferiore ad ogni genere di attesa, anche la meno ottimistica. Non ha usato parole forti né palesato emozioni negative, non ha lasciato nulla al caso ma ha intrapreso un’unica via: quella del lavoro. Ha così nel breve periodo sistemato la tenuta difensiva – che non potrà andare oltre valori individuali sicuramente discreti ma nel complesso non di primissima caratura, ma che oggi funziona eccome – per poi procedere ad un’alternanza offensiva che, nell’ottica dell’esaltazione dei punti forti (Niang su tutti), inizia a garantire i propri frutti. Non lo nasconde Montella: questo Milan ha qualità, va soltanto canalizzata nella giusta direzione.

IL CORAGGIO DI MONTELLA – L’allenatore rossonero alterna gli uomini a disposizione senza che questi debbano apprendere chissà quali nozioni scientifiche, come invece avviene in casa di una grande oggi in enorme difficoltà rispetto alle differenti aspettative iniziali, il Napoli del cocciuto e timorato Sarri. Lo fa in base a quel che vede in settimana, senza limitarsi a preconcetti legati a carta d’identità o chissà quali requisiti di inserimento. Ad esempio ieri, in trasferta contro un Chievo in massima salute e basato su un organico di massima (forse troppa) esperienza, Montella ha presentato un Milan con in campo: un ’99 (Donnarumma), un ’98 (Locatelli), un ’95 (Romagnoli), un ’94 (Niang), un ’93 (Suso) ed un ’92 (De Sciglio). Opponendo all’undici più datato della Serie A quello più giovane. Hanno vinto i ragazzi, ha vinto la freschezza ed il coraggio di un allenatore che sa osare. Che sa gestire la pressione di una piazza abituata alla gloria come è quella rossonera, che è in grado di non farsi travolgere dalla negatività degli ultimi anni ed andare dritto per la propria strada. Ora il clamoroso – se vogliamo – scontro diretto con la capolista Juventus: impensabile chiedere l’impossibile, irresistibile spostare l’asticella del limite.

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