Mutualità, Beretta: «Versiamo già troppo». E Abodi…

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Il tema della mutualità e il parere dei vari Presidenti di Lega è stato affrontato questa mattina sulla colonne de La Gazzetta dello Sport

Il sistema del calcio professionistico italiano, non regge ormai da diversi anni, ma non si giunge mai a una soluzione, quasi incuranti delle 169 società che dal 1986 al 2016 non si sono iscritte ai campionati. Dopo aver tentato invanamente di ridurre il numero di club, ora la Federazione si è impegnata a promuovere una riforma concentrata sul concetto di rating: requisiti stringenti sotto il profilo economico, infrastrutturale, manageriale per partecipare ai tornei in modo da procedere con una selezione naturale e rendere sostenibile il movimento. Per attuarla la Serie B e la Lega Pro chiedono più soldi alla Serie A. Carlo Tavecchio, presidente della Figc, ieri ha ammonito: «Sento dire che la riforma dei campionati è fatta, ma i matrimoni si fanno in due e senza risorse economiche le riforme non si faranno. Tutti i discorsi che possiamo fare, come quelli sul rating, troveranno difficoltà di applicazione se la Lega Serie A non entra nell’ottica di una complementarietà con le leghe minori. Serve un contributo tangibile della Serie A».
LE CIFRE – Il decreto fiscale da poco varato in Senato ha confermato il 10% di mutualità: è quanto la Serie A versare al sistema. Da quando è entrata in vigore la Legge Melandri, che ha regolamentato la vendita dei diritti tv, sono stati devoluti esattamente 790,5 milioni di, includendo gli incassi già certi della stagione attuale e di quella prossima. Per quest’anno la mutualità è di 110,1 milioni. Il 10% resta in piedi, anche se il governo ha introdotto alcune novità riguardo la ripartizione. È stata abolita la Fondazione, sono stati definiti i pesi per ciascun beneficiario (6% alla B, 2% alla Lega Pro, 1% ai Dilettanti, 1% alla Figc) ed è stato riconosciuto un ruolo centrale per la Federazione, che avrà il potere di determinare i criteri di erogazione, legata allo sviluppo dei vivai e dell’impiantistica.
SERIE A – Maurizio Beretta, presidente della Lega Serie A, spiega con queste parole la mutualità: «Il contributo che assicuriamo al sistema calcio è molto, molto rilevante, in termini percentuali è tra i più alti in Europa. Col decreto fiscale tutto il 10% resta al calcio e si dà un quadro di assoluta certezza a tutti i beneficiari. Non ci si deve dimenticare di quanto sia l’impegno della A rispetto alle serie inferiori, anche in considerazione dei fatturati. Nel quadro esistente non sono possibili risorse aggiuntive, se non quelle derivanti dall’aumento degli introiti tv per il ciclo 2018­21, così come sta avvenendo in maniera costante in questi anni». L’alternativa, evocata da Tavecchio, sarebbe la riduzione delle retrocessioni dalla A alla B: si libererebbero una ventina di milioni dal paracadute.
B E LEGA PRO – Decisione non condivisa da Andrea Abodi, presidente Lega B «Se la mutualità è un costo, allora qualunque cifra è eccessiva. Se invece la consideriamo un investimento, finalizzato alla crescita del fatturato del sistema, allora non c’è limite. La gente ci chiede di migliorare le infrastrutture, far crescere i giovani, alzare il livello della competizione: per esaudire queste richieste servono costi o investimenti?». Gabriele Gravina, presidente di Lega Pro, aggiunge in contrasto alle parle di Beretta: «Se la Lega di A continua a rapportarsi con una logica molecolare, l’evoluzione non sarà positiva. Bisogna ragionare come sistema, nel rispetto delle regole e della qualità della competizione. Se si ritiene che la nostra funzione sia utile, ci venga riconosciuta una remunerazione per la nostra attività di formazione e laboratorio».

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