Napoli, gli incubi di Sarri

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E’ un Napoli profondamente diverso dalla scorsa stagione quello che si appresta ad allenare Maurizio Sarri

Seconda stagione al timone del Napoli, dopo la prima oltre ogni logica aspettativa: è mancato l’acuto finale, quello che porta il nome del tanto agognato scudetto, ma quel secondo posto ottenuto con tanta qualità e merito parla forte e chiaro. Con una squadra strutturalmente differente da quella che invece Maurizio Sarri dovrà guidare nell’immediato futuro.

DUE PER RUOLO – Sì, la campagna acquisti estiva ha profondamente mutato il Napoli dell’ultimo decennio: è vero, è partito il fenomeno Higuain con tanto di addio poco discusso, ma ora il tecnico si ritrova un organico mai così completo, con due risorse di livello per ruolo. La cantilena: Reina/Sepe, Hysaj/Maggio, Albiol/Chiriches, Koulibaly/Maksimovic (ed avanza un certo Tonelli), Ghoulam/Strinic, Allan/Zielinski, Jorginho/Diawara, Hamsik/Rog, Callejon/Giaccherini, Milik/Gabbiadini, Insigne/Mertens. Guardate i secondi nomi e comprenderete immediatamente come non sia possibile trascurarli o conservarli in una teca a mo’ di oggetti in visione.

COME ANDO’ UN ANNO FA – Via libera alle rotazioni, di fatto scientifiche, in concomitanza della fase a gironi dell’Europa League: le allora seconde linee tutte in campo per portare a compimento un girone da record, con tanto di complimenti ufficiali irradiati dalla Uefa sui propri account social ufficiali. La situazione mutò radicalmente nel fatidico mese di febbraio: il livello della competizione europea si alzò inevitabilmente, con il Villarreal avversario ai sedicesimi di finale, impegno che andò ad accavallarsi con le sfide a Fiorentina e Milan, in buona parte compromissorie dell’esito finale del campionato. Il turnover andò di fatto a farsi benedire, con le riserve ritenute appunto… riserve. Fattore che emerse in tutta la sua forza anche nel prosieguo del campionato: alcuni titolarissimi apparivano sulle gambe, ma Sarri ha incontrato difficoltà nello sfruttare tutte le risorse a disposizione del suo organico.

ALTRA MUSICA – Ora il presidente Aurelio De Laurentiis gli ha fornito, come descritto e complice la milionaria cessione del Pipita, un organico ricco di alternative di primo livello. E non a caso, palesemente o più velatamente, lo ha già invitato a cambiare rotta ed intraprendere la via di un turnover di qualità. Sarà in grado l’allenatore di gestire la sua valida rosa e dunque accontentare il volere presidenziale? La risposta: dovrà farlo. Per una serie di ragioni la cui principale – e gli viene incontro – è il diverso tenore della stagione: campionato e Champions League è qualcosa di ben lontano da campionato ed Europa League, con i gironi che già includono realtà di primissima fascia da tenere in debita considerazione se l’obiettivo (e lo è) resta quello di fare strada. Ad aiutarlo ulteriormente, aspetto cruciale della nostra argomentazione, sarà il livello delle alternative: titolari o quasi. Per Sarri, la cui storia pregressa è ben nota, sarà questa la reale novità: gestire un organico complesso. Dove i Rog, Zielisnki e quanto prima Diawara domanderanno legittimamente spazio: il segreto starà non nel concedere, quanto nel tramutare il tutto nell’effettivo valore aggiunto. Così il Napoli potrà volare, altrimenti si trasformerà nella bella incompiuta di turno.

Massimiliano Bruno
Giornalista sportivo ed economico, dottore di ricerca in analisi socio-economica, diffido di chi va d'accordo con tutti, nato curioso.
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