Napoli: Immaturi – Viaggio per lo Scudetto

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Napoli shock in quel di Empoli: avanti di tre gol, rischia di farsi riacciuffare nel finale. La furia di Sarri

Napoli, ancora tu? Ma non ci avevi raccontato di essere cresciuto? Di essere maturato, di aver corretto gli storici difetti, compensato le lacune che hanno condizionato – e tuttora a quanto pare condizionano – il percorso di crescita. No, la risposta che arriva da Empoli è quantomeno contraddittoria. A dir poco. Anzi: a dirla tutta è una giornata che lascia qualche dubbio di troppo sulla reale ambizione di questa squadra.

EMPOLI-NAPOLI, I FATTI – La banda Sarri approccia male alla gara del Castellani: ma come direte voi? Lo 0-3 con cui Empoli e Napoli si sono portate all’intervallo non basta ad elevare il tenore della prima frazione partenopea? Non del tutto, perché la spia si era già accesa nei primissimi minuti. Errori in disimpegno, svogliatezza e sbadataggine, passaggi lenti, appoggi molli, il floscio e poco pretenzioso rigore battuto da Mertens. Poi l’irruzione della qualità partenopea, confrontata all’assoluta carenza che in tal senso si riscontra in casa Empoli, ha fatto la differenza: il solito Insigne – un fattore assoluto di questo campionato – a decidere le sorti della gara, Mertens che si fa perdonare l’errore dagli undici metri con una punizione da urlo. I padroni di casa non sono neanche alle corde, hanno direttamente abbandonato il ring: a casa, sotto la doccia, a ringraziare una lotta salvezza così poco competitiva. Altrimenti si andava in B, sia chiaro.

EMPOLI-NAPOLI, I FATTI PARTE SECONDA – Lasci il ring e te ne torni a testa bassa a casa, a meno che non sia proprio il tuo avversario a richiamarti. Ad implorarti di tornare a combattere, perché lo stesso conserva in sé una sorta di masochismo che non gli permette di essere felice. Di godere della propria bellezza e virtù. Il Napoli rientra in campo con l’atteggiamento di chi preferirebbe abbracciarsi alle comode morbidezze di un letto: si intravedono sbadigli, nel vero senso della parola, nel complesso un atteggiamento inadeguato ad una squadra chiamata a vivere e nutrirsi di determinate ambizioni. Tagliamo corto: l’Empoli prima di ieri aveva messo a segno la povertà di 15 reti in 28 gare disputate. Non vogliamo annoiarvi con la statistica, ma è un dato che si tramuta in un clamoroso 0.53 gol a partita. Per intenderci: l’Empoli segna in media una partita sì e l’altra no. Sarebbe in Serie B da tempo se dietro non avesse avuto Palermo, Crotone e Pescara. Tutte comunque più prolifiche rispetto agli uomini di Martusciello. Una rete ogni due gare dunque: due reti però nel solo secondo tempo giocato con il Napoli, con la seria opportunità di siglare il terzo con Maccarone nelle battute finali di gara. Un solo colpevole: il Napoli di Sarri.

IMMATURI, LA STRADA PER LO SCUDETTO – Si è detto di tutto: le sostituzioni sbagliate, l’orario inusuale (come se l’avversario giocasse alle 15 o alle 20:45), il normale calo di tensione che si vive quando ti accomodi su un risultato largo, chi più ne ha ne aggiunga. No, la questione è unica ed è attribuibile ad un nome ben preciso: personalità. Il Napoli di Sarri difetta in carattere, in leadership riversata sul campo, nell’abilità di gestire – più che il risultato sul campo – la sua mente. Signori intendiamoci: al Napoli non mancherebbe alcunché nella gestione di un vantaggio sul campo. E’ la squadra che palleggia meglio in Italia e tra le più efficaci in Europa, ha qualità da vendere ed interpreti che oramai hanno disputato un buon numero di partite significative. No, il problema è solo nella testa: il Napoli non riesce a forgiarsi quel carattere necessario per effettuare il suo ultimo step, quello necessario per passare da squadra che ambisce al secondo posto a squadra che lotta concretamente per il titolo.

BORUSSIA DORTMUND E MONACO, LA STRADA ALTERNATIVA – Ma se il Napoli degli ultimi anni non ha nelle sue corde la maturità, quel senso di inattaccabilità che per lunghi tratti di una stagione è in grado di presentare la Juventus, ad esempio, è costretto a passare dalla seconda via. Dalla lastricata scorciatoia della follia: come si impose il Borussia Dortmund di Klopp, che con i suoi ragazzini terribili sovvertì il dominio Bayern Monaco vincendo due volte la Bundesliga, finendo addirittura per contendere – proprio ai rivali nazionali – la finale di Champions League agli ultimi battiti. Una rivoluzione che oggi sta avviando in Francia (lì se ne intendono di rivoluzioni) il Monaco di Jardim: giostra da gol – 87 in 30 gare alla media di 2.9 a partita, dato assurdo – che incanta in patria, dove prova a ribaltare il monologo PSG delle recenti stagioni, e sul palcoscenico internazionale. Terreno in cui con totale spregiudicatezza ed irrazionalità ha buttato fuori il Manchester City di Guardiola prendendosi i quarti di finale, quel che non riuscì al Napoli di Mazzarri con il Chelsea (avversario orientativamente dello stesso livello dei Citizens di oggi) né a quello di Sarri oggi contro il colosso Real Madrid. Poi ci vuole un cocktail del tutto: Borussia Dortmund allora e Monaco oggi hanno approfittato di stagioni umane delle concorrenti più accreditate, Bayern Monaco e Psg appunto. Non si chiede un crollo della Juventus ma una dimensione più terrena e non l’ennesima proiezione di un campionato da 95 punti. Ricapitolando: esame di maturità (che il Napoli continua a non superare) o follia alla Borussia/Monaco. Con aggiunta di un’avversaria meno infallibile. Le strade per lo scudetto passano da qui.

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