Pellegrini può già cambiare la Roma?

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Tra i calciatori del momento rientra sicuramente Lorenzo Pellegrini: fattore per la nuova Roma?

La Roma ci ha pensato su quanto basta per non lasciarsi beffare all’ultimo respiro: il club giallorosso, dopo aver versato i dieci milioni della cosiddetta recompra al Sassuolo, si è garantita le prestazioni del gioiello del suo settore giovanile Lorenzo Pellegrini. Che dunque, dopo due stagioni in Emilia-Romagna, fa ritorno nella sua Roma con le aspettative che vanno riconosciute a chi ha saputo giocarsi al meglio ogni chance capitata sul suo percorso. A livello di club così come in nazionale, il centrocampista classe ’96 sta bruciando le tappe e può presentarsi con un certo rilievo nelle gerarchie del prossimo campionato. Ma andiamo con ordine.

La stagione al Sassuolo

A dire il vero i primi segnali erano già arrivati nel girone di ritorno della prima annata vissuta con la maglia del Sassuolo: tre reti e diverse prestazioni sugli scudi, anche a gara iniziata e dunque segnale di una certa capacità di incidere sulla partita in corso d’opera, quando ancora non aveva spento la ventesima candelina. La consacrazione in maglia neroverde è arrivata nell’ultima roboante stagione: qualche giornata per prendersi la piena titolarità del centrocampo del Sassuolo – chissà come sarebbe andata con qualche infortunio in meno nel reparto – per poi spiccare il volo, con un’annata complessiva da otto reti ed altrettanti assist, statistiche che lo hanno consacrato tra i più prolifici e funzionali centrocampisti della stagione europea. Poco male per un fresco ventenne, sono ventuno gli anni che compie proprio oggi in Polonia con la nazionale Under 21, compleanno che può godersi al meglio considerando quanto accaduto ieri. Ma ci torneremo. Non prima di aver approfondito il capitolo Sassuolo: stagione fatta di numeri e qualità, ha messo in mostra dinamismo, tecnica e capacità di aggredire gli spazi, ha statura e fisicità per rendersi parte integrante della squadra in fase difensiva, insomma non sembra mancare alcun requisito per disegnare il prototipo del centrocampista moderno, non limitato a poche funzioni ma capace di sbrigare un po’ tutto.

Nell’Italia che sogna

Lorenzo Pellegrini non è il playmaker che gestisce pallone e tempi di gioco quanto invece l’arma ideale per tutto il resto, sostanzialmente per il calcio in movimento: la sua dote è l’energia che scarica su una partita, un allenatore in grado di attingere il massimo dai suoi uomini deve puntare su questo aspetto per valorizzare a pieno la risorsa Pellegrini. Un parallelo potrebbe essere proposto con il Marchisio originario, quello della mobilità e dell’aggressione degli spazi lasciati dagli avversari, della buona tecnica e della personalità da vendere. La prima esperienza azzurra di un certo valore la può percorrere oggi, da centrocampista strutturato in una compagine strutturata: l’Italia c’è, almeno sulla carta. Lì dove ha tutto in regola per recitare una parte da protagonista nella competizione appena iniziata in Polonia. Europeo Under 21, gli azzurrini di Di Biagio vantano una completezza d’organico difficilmente rintracciabile negli ultimi anni, fattore che deve necessariamente pesare sul piatto della bilancia nel confronto con le avversarie più accreditate. Lorenzo Pellegrini di questa nazionale è un perno fisso e già ieri – nella gara d’esordio contro la Danimarca – ha firmato una rete da cineteca, coordinandosi alla perfezione in piena area avversaria per esibirsi in una rovesciata da urlo. Firma d’autore che ha sbloccato una gara di per sé complessa in quanto la prima della rassegna azzurra in Polonia, gesto tecnico che oltre a regalargli un compleanno da sogno lo eleva sin da subito a potenziale protagonista dell’intera kermesse.

Pellegrini con la Roma di… Eusebio Di Francesco

Toh, chi si rivede. Da Di Francesco a Di Francesco, sarebbe il caso di dire: sì, perché l’allora tecnico del Sassuolo ha potuto testarne tutte le caratteristiche necessarie in una stagione in cui c’è stato da tramutare necessità in virtù, così che oggi, da neo-allenatore della Roma, può caldeggiarne il rientro e lanciarlo nel calcio dei grandi. Con gradualità, s’intende, ma neanche troppo. Perché poi, quando qualcuno è pronto, il tergiversare resta costume tutto italiano. Ed errato, neanche a dirlo. Di Francesco in tal senso può essere la fortuna di Pellegrini perché già ne conosce pregi e difetti, il giovane centrocampista del resto non sentirà a pieno la responsabilità del salto nella grande squadra proprio perché protetto da una vecchia conoscenza. Il che non vuol dire coccolato, né tantomeno che gli sarà perdonato qualcosa in più rispetto ad un compagno o che riceverà sconti di alcun genere, ma – impensabile nasconderlo – trovare alla prima stagione in un top club un allenatore con cui si è già lavorato per due anni non può che rappresentare un valore aggiunto. Ed è proprio da questo surplus che la storia tra la Roma e Lorenzo Pellegrini – versione prima squadra – dovrà iniziare. Apprendendo gli strumenti del mestiere dalla bandiera De Rossi, dal tuttofare Nainggolan, dal leader Strootman, dal rientrante Florenzi, alternandosi con Paredes – se il club capitolino sceglierà di non privarsene – per andare a comporre quello che, a pieno regime, rappresenta uno dei settori di centrocampo più interessanti del palcoscenico internazionale.

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