Poche parole, tanti fatti: il nuovo Milan cinese ha già convinto

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Dalle scelte di mercato, alla prontezza sul rinnovo di Montella, fino ad arrivare la gestione dura del caso Donnarumma: la nuova dirigenza del Milan sta operando in maniera straordinariamente lucida. Sta nascendo un ciclo vincente?

Poche parole, tanti fatti. E senza aspettare troppo tempo. Il nuovo Milan cinese, che ha fatto irruzione nel calcio italiano nel derby pareggiato 2-2 contro l’Inter grazie al gol nel recupero di Zapata, in un mese e mezzo è riuscito a fare molto di più di quanto è stato in grado di fare Suning in un anno. L’uscita di scena di Berlusconi, uno dei presidenti più vincenti della storia del calcio, sembrava poter essere il preludio al lento declino del club rossonero. Ad alimentare i dubbi sul post-Berlusconi ci ha pensato anche il lungo ed estenuante closing con la cordata cinese, che aveva trasformato in una comica barzelletta una trattativa in realtà particolarmente complessa. Le perplessità, tuttavia, sono state spazzate via in pochissimi giorni, a testimonianza del fatto che l’amministratore delegato Marco Fassone e il direttore sportivo Massimiliano Mirabelli già da tanto tempo stanno lavorando per rispolverare gli anni di gloria del Milan berlusconiano.

MERCATO SENSATO – La prima dimostrazione di serietà e concretezza è stata data ai tifosi. Fassone e Mirabelli, prima della conclusione del closing, non si sono mai esposti pubblicamente. Fino al giorno della conferenza stampa di presentazione, che ha rappresentato una svolta epocale nella storia del Milan. Milan che, a campionato in corso, si è subito messo al lavoro sul mercato: già presi Musacchio e Kessié (c’è però un piccolo intoppo per quanto riguarda le visite mediche), mentre sono stati bloccati Morata, Rodriguez e Biglia. Tutti innesti che, almeno sulla carta, sembrano perfetti per rinforzare un Milan che quest’anno, nonostante il sesto posto e la qualificazione alla prossima Europa League ottenuta, ha fatto molta fatica. Poche parole e tanti fatti anche per quanto riguarda la gestione del contratto di Vincenzo Montella, mai messo in discussione e rassicurato nei momenti cruciali, come dopo il pareggio di Pescara e la sconfitta interna contro l’Empoli. Anche per il rinnovo non ci sono stati problemi: Montella ha chiesto e ottenuto il prolungamento fino al 2019. Giusto premio dopo un’annata in cui il tecnico ha avuto poco o nulla a disposizione, in una sorta di anno zero che avrebbe potuto mettere in difficoltà qualunque tecnico (vedi l’Inter con Pioli).

MILAN AI MILANISTI – L’altro segnale di forza della nuova dirigenza è stato quello di guardare anche al passato. Perché non si può guardare avanti senza avere il rispetto nei confronti di chi ha fatto la storia del Milan. E non a caso, chi è il nuovo allenatore della Primavera rossonera? Rino Gattuso, uno che quei colori li ha tatuati sulla pelle. Il gesto ha fatto aumentare la credibilità della cordata cinese anche agli occhi severi dei tifosi, che vogliono scongiurare in ogni modo le sciagure tecniche e gestionali dell’Inter targata Suning. Ma forse il più importante passo verso la svolta lo si ha avuto sabato, quando la società in maniera indiretta ha messo spalle al muro Mino Raiola. Sì, proprio il re dei procuratori, che continua a vacillare sul rinnovo del fenomeno Donnarumma (gestione figlia del lassismo di Galliani). Dimostrazione di compostezza e di fermezza da applausi: il Milan non è schiavo di nessuno, nemmeno del suo talento più cristallino. Prima viene il club, poi i giocatori. E se si pensa ai danni combinati dall’Inter quest’anno, soprattutto in occasione del caos dell’autobiografia di Icardi, i tifosi del Diavolo possono certamente dormire sonni tranquilli. Gli anni d’oro di Berlusconi sono un ricordo bellissimo e sarà quasi impossibile fare meglio, ma il nuovo Milan ha tutto per tornare ad essere temuto e rispettato. In Italia, in Europa e nel Mondo.

 

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