Prandelli: «Ho rifiutato il Leicester City», ma chi ci crede!

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© foto www.imagephotoagency.it

Prandelli confessa di aver rifiutato la panchina del Leicester City per solidarietà verso Claudio Ranieri, eppure le sue dichiarazioni sembrano tanto una scusa per tornare sotto la luce dei riflettori. A parlare per l’ex c. t. negli ultimi anni sono stati più che altro i tonfi…

Ci risiamo, la storia si ripete: Cesare Prandelli ne spara un’altra delle sue. L’ultima: «Al Leicester City non ci vado: c’è stato un approccio, ma ho subito detto di no. Non si va in un posto del genere dopo aver visto come hanno trattato Claudio Ranieri. Non si va là, punto. Un allenatore che vince un campionato storico e poi viene messo in discussione qualche mese dopo ti induce a riflessioni: quando tutta la responsabilità cade sulle spalle di una sola persona, la cosa non può reggere. Se invece c’è una società che fa la società ed un allenatore che fa solo l’allenatore, allora è tutto più facile, ma in Inghilterra il manager è troppo importante. Quella del Leicester è la foto di una realtà cruda, difficile da capire. Non può succedere quello che è successo». Prandelli, ancora una volta, si erge a paladino difensore delle cause perse. È la storia di un tecnico che, in carriera, non ha mai vinto nulla. La storia di un allenatore reduce da una sequela di insuccessi che farebbe impallidire anche il peggior Ciro Ferrara. Prandelli è un perdente, ma di successo, almeno dal punto di vista mediatico: le sue dichiarazioni riescono ad attirare l’attenzione, in un modo o nell’altro, e creano discussione. Quest’ultima, a dirla tutta, è alquanto stucchevole: l’escamotage della difesa patriottica di Ranieri (tutt’altro che disinteressata, ci verrebbe da pensare) non è altro che il mezzo tramite il quale Prandelli mette in luce sé stesso e proclama, sbandierandolo ai quattro venti, l’interesse del club campione d’Inghilterra nei suoi confronti. Poi specifica: si è trattato in verità di un approccio, anche perché il Leicester, nel caso, avrebbe scelte senz’altro migliori di uno che in meno di due mesi a Valencia ha raccolto una sola vittoria in campionato, prima di sbattere la porta asserendo che no, nemmeno questa volta era colpa sua, ma della società in questione…

Prandelli: storia di un perdente moralizzatore

Il punto è proprio questo: non è mai colpa di Prandelli e la storia di Valencia è significativa in questo senso. Chiamato al capezzale di una squadra in fortissima difficoltà, l’ex commissario tecnico azzurro non è riuscito a raddrizzare la barca ed è andato via prima dell’inizio del mercato di gennaio per incomprensioni con la dirigenza. Si dice avesse chiesto Simone Zaza, ma che il Valencia non avesse intenzione di prenderlo. Poi Prandelli è andato via ed il Valencia Zaza lo ha preso: ora l’ex juventino fa la differenza e sarà pure riscattato. Cesare invece non ne azzecca una da almeno cinque anni. Le dichiarazioni riguardanti il presunto interesse del Leicester sembrano surreali e sono la trasposizione in chiave calcistica della famosa parabola della volpe dell’uva o, se preferite, del meno celebre detto: “Ciccio toccami. Mamma, Ciccio mi ha toccato”. Prandelli evoca a sé presunti interessi, mai confermati dai diretti interessati, per affermare la propria esistenza calcistica, come se i tonfi clamorosi dell’Italia al Mondiale 2014, del Galatasaray prima e del Valencia poi fossero quisquilie da dimenticare subito. Poi però torna moralizzatore, quello che l’Italia ben conosce, per difendere l’operato di Ranieri, uno che onestamente non ha bisogno di difese. Certo non quella di Prandelli. Cesare è il paladino contro le ingiustizie, una specie di Bravehart riciclato però in salsa bresciana, che eroicamente dice di no ad un club che gioca la Champions League e che ha scritto pagine importanti di storia recente per rimanere fedele alla propria etica: quella di uno che abbandona la nave non appena il peso del fallimento diviene insostenibile. La sua Nazionale socialmente impegnata, etica e moralizzata aveva costruito un superbo Europeo nel 2012 (salvo poi perdere la finale per scelte tecniche davvero molto discutibili) per sciogliersi al sole brasiliano un paio di anni dopo. Tutto ciò che ricorderemo di uno dei peggiori tecnici della storia recente è qui: diamo a Cesare quel che è di Cesare.

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