Rudiger elogia Spalletti: «E’ il mio mentore. Sulla Juventus…»

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Arrivato nell’estate 2015 dallo Stoccarda, Antonio Rudiger è diventato un cardine della Roma: intervistato da Ultimo Uomo, il difensore tedesco ha parlato della sua esperienza in Serie A, di Luciano Spalletti e di molto altro

La sua avventura alla Roma, il mentore Luciano Spalletti e il predominio della Juventus: Antonio Rudiger a tutto tondo in un’intervista rilasciata a Ultimo Uomo. Ecco le parole del centrale difensivo tedesco, arrivato nel 2015 dallo Stoccarda, sulla sua esperienza in Serie A: «Penso di essere migliorato. Quando sono passato dalla Germania all’Italia è cambiato tutto, due Paesi diversi, due tipi di calcio diversi. Devi adattarti e ci vuole del tempo: alcuni giocatori si adattano più velocemente, altri ci mettono un po’ di più. Ma penso che adesso sto giocando bene, anche con la palla. Mi sento molto in fiducia con la palla. Ero stato chiamato per giocare centrale di sinistra. Quando gioco a sinistra ho più opzioni, puoi giocare verso l’esterno o l’interno. Se giochi a destra hai solo due opzioni. Ok, ce l’hai anche quando giochi a sinistra… ma è principalmente o la palla lunga o il passaggio al terzino. E la palla al terzino io la chiamo the killer: perché se gliela passi cosa può fare? Ha la linea del fallo laterale dietro di sé ed è più facile da pressare». Sul tecnico Luciano Spalletti, che vorrebbe portarlo all’Inter con sè: «Mi sta insegnando molto in difesa. Penso si veda: da quando è arrivato sono migliorato molto, secondo me. Soprattutto riguardo al lavoro tattico, Spalletti gli ha aperto le porte di un mondo che prima non conosceva. In Italia si lavora sicuramente più sulla tattica rispetto alla Germania, soprattutto da quando è arrivato Spalletti: è stato davvero… wow!».

Serie A e Juventus: l’analisi di Rudiger

Continua il centrale difensivo della Roma, parlando del campionato italiano e della Juventus: «È un dato di fatto che in Italia si pensa più alla tattica. Guarda la Juventus: hanno vinto il campionato per sei anni, ma la differenza è come giocano. Non pressano come degli stupidi, usano la testa; pressano a seconda della situazione, a volte aspettano. Sono anni di duro lavoro: ognuno sa dove deve andare, e penso che non si parlino nemmeno così tanto tra loro. Chiellini, Barzagli, Bonucci e Buffon giocano da tanti anni insieme, in Nazionale e nel club, e quindi sanno perfettamente cosa sta facendo ognuno. Non credo che in Germania ci sia una squadra che difende come la Juventus. La Bundesliga è più fisica, è più di corsa. Le squadre vanno avanti e indietro. Se puoi correre per 90 minuti allora va bene». Sulle differenze con la formazione di Massimiliano Allegri: «Prima di tutto è evidente la qualità dei giocatori della Juventus. La seconda cosa è che hanno la mentalità vincente. Ma la cosa più importante è Torino. Roma è diversa, lo sappiamo. Sono passati 16 anni da quando la Roma ha vinto lo scudetto. Quindi le aspettative delle persone sono molto alte. La scorsa stagione, all’inizio, noi abbiamo vinto tutto e la Juve invece ha perso qualcosa come otto partite, nonostante alla fine abbia vinto il campionato facilmente. Se lo stesso fosse accaduto a Roma sarebbe stato… E invece lì non è successo niente. Ma io non mi sento sotto pressione, faccio sì che la pressione non arrivi a me. Ogni giocatore ha una mentalità diversa: alcuni se ne curano, e quindi si sentono sotto pressione e non riescono ad essere al 100%. È una cosa importante, penso: se puoi lavorare senza che le persone ti disturbino diventa tutto più semplice».

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