Serie A, la griglia: tutto cambia e nulla cambia

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La griglia di partenza della Serie A 2016-17: Juventus inevitabilmente apripista, qualcuno può darle fastidio?

Sessione estiva di calciomercato passata agli annali: come solitamente accade, il giorno dopo è quello dei primi bilanci. Chi ha fatto più o meno, chi meglio o peggio. Chi si è completato, chi invece ha lasciato la coperta corta. La Serie A, già iniziata da due turni, è pronta ad entrare nel vivo: proveremo a definire un primo assetto a bocce ferme, ovviamente premettendo – e neanche ci sarebbe bisogno di farlo – come in corso d’opera sovvenga una moltitudine di fattori in grado di alterare gli equilibri e magari sovvertire gerarchie che al momento appaiono consolidate.

1 – JUVENTUS: A mo’ di clausole rescissorie: prima quella pagata per Pjanic, poi la clamorosa operazione Higuain. Un segnale di onnipotenza, come a dire: già siamo i più forti, ora prendiamo anche i vostri pezzi pregiati. Gli ex Roma e Napoli sono soltanto la ciliegina sulla torta della solita campagna acquisti solida e sostanziosa. Ci tocca non essere banali e provare a rovinare la festa già organizzata: il centrocampo – con la perdita di Pogba dopo quella di Vidal – appare un tantino più lento e privo di soluzioni. Toccherà a Mario Lemina compensare: nessuno gli chiederà di essere Pogba, tutti però si aspetteranno un ruolo più centrale nella Juventus del futuro.

2 – NAPOLI: Circa 97 milioni incassati dalle cessioni di Higuain, Lopez e Valdifiori, quasi 120 investiti tra base fissa ed eventuali bonus. C’è chi dice che – considerando gli introiti Uefa derivanti dal piazzamento diretto in Champions League e dal clamoroso tracollo della Roma – si sarebbe potuto fare di più: vero, ma quel che è stato realizzato merita la luce dei riflettori. Il Napoli con gli innesti di Rog, Diawara, Zielinski, Milik e Maksimovic si ritrova una squadra ringiovanita e futuribile, la coperta si è allargata con qualità e prospettiva, elementi che rendono questo Napoli forse la realtà più interessante del palcoscenico. Tiene banco la mancata sostituzione di Higuain: dal tandem Pipita-Gabbiadini con l’Europa League alla coppia Milik-Gabbiadini con la Champions. Che responsabilità sulle spalle del ventiduenne polacco…

3 – INTER: La logica ovviamente direbbe Roma terza forza ed Inter quarta, ma ci giochiamo il caos nerazzurro come inevitabile scommessa per non risultare troppo scontati. Partiamo dai rischi: un allenatore arrivato in corso d’opera e che tuttora non spiccica una parola italiana. E’ quanto basterebbe a dubitare enormemente sui tentativi di equilibrio raggiungibili nel breve termine da questa squadra. Organico però a cui si può eccepire poco: rivedibili gli esterni difensivi, ma i centrali sono affidabili, il centrocampo ricco di qualità (Banega, Brozovic e Joao Mario) e muscoli (Kondogbia e Medel), gli attaccanti esterni di primissimo rilievo (un super Perisic e l’ottimo Candreva), il centravanti di sicura affidabilità. Con la storia Gabigol tutta da vivere.

4 – ROMA: La stagione è nata male, inutile nasconderlo: la clamorosa – per come si è sviluppata – quanto prematura eliminazione dalla Champions League, le risposte interne del campionato che non fugano i dubbi, stando alla doppia rimonta subita a Cagliari quando in pieno controllo delle operazioni. La dequalificazione di De Rossi dal ruolo di capitano, l’annosa questione Dzeko o non Dzeko, la serie di infortuni che ha costretto a rivedere e rivedere i piani difensivi di società e guida tecnica: quest’ultima troppo umorale per una piazza altrettanto emotiva? Lo diranno i fatti, ma serve la sterzata.

5 – MILAN: Anche in questo caso la logica vorrebbe al quinto posto la Fiorentina e dopo il Milan, ma combattiamo la noia di posizioni prestabilite – fondamentalmente quelle dello scorso campionato, tutto cambia e nulla cambia – provando a dare fiducia a Montella. Che avrà a che fare con gli oramai consueti pregi e difetti della storia recente del Diavolo: buoni attaccanti ma da canalizzare in un’ottica vincente, difensori – fatta eccezione per Romagnoli e De Sciglio – probabilmente non all’altezza della situazione. Profeta del bel gioco, la sfida sarà invece quella di garantire stabilità ad una macchina troppo ballerina: stando alle prime uscite – sei gol incassati ed un rigore parato da Donnarumma in pieno recupero – non ci siamo. Ma con l’assenza dalle coppe c’è tempo per lavorare e migliorare.

6 – FIORENTINA: Di base la struttura della scorsa stagione: Paulo Sousa però voleva di più. Per elevare le ambizioni della sua creatura, ancor di più per mischiare un tantino le carte. Si ripartirà da alcuni equilibri trovati nella scorsa stagione – non necessariamente un difetto, tutt’altro – ma il tecnico portoghese dovrà rintracciare gli argomenti giusti per scompigliare i piani. La sensazione è quella che l’equilibrio oramai vivo da troppe stagioni – quel quarto/quinto posto dietro le grandi – possa anche essere rotto. Da vedere se in meglio o in peggio.

7 – TORINO: L’outsider per definizione. Andiamo al dunque: ha perso qualcosa in termini di tenuta difensiva – le cessioni dello storico capitan Glik e di Maksimovic si faranno sentire – ma ha acquistato oltremodo sotto il profilo della fantasia, della creatività. E dunque si è accesa la passione della gente. Il mix può funzionare perché il nuovo tecnico, Sinisa Mihajlovic, di base è uno specialista della fase difensiva: può dunque lavorare per rendere il tutto maggiore alla somma delle sue parti, davanti i gol arriveranno. Perché c’è il bomber, l’attuale capocannoniere Belotti, c’è l’alterna inventiva di Ljajic e la sottovalutata compattezza di Iago Falque.

8 – SASSUOLO: Il proprietario Squinzi ha parlato di accesso alla prossima Champions League: in questi anni di solito ci ha preso, ora ha forse lanciato la pietra troppo lontano? Le pesanti cessioni di Vrsaljko e Sansone sono state compensate da ottimi giovani – il classe ’97 Lirola ed il ’94 Ricci, con Politano che si è subito messo in bella mostra in queste prime uscite – ma comunque di base, almeno inizialmente, sottraggono valore. La certezza è data dall’allenatore: Eusebio Di Francesco può gestire il doppio impegno perché tecnico sapiente e consapevole, ma nell’anno della prima grande partecipazione internazionale un sostegno più strutturato dal calciomercato non avrebbe fatto male.

9 – GENOA: Per gusti personali anche avanti ad un nono posto sulla griglia, ma teniamoci bassi: l’incognita resta un pacchetto difensivo sulla carta non all’altezza degli altri reparti. Che risultano essere di assoluto tenore: un centrocampo che vanta tra gli altri i vari Laxalt, Veloso e Rincon va tenuto in debita considerazione, così come la vena realizzativa del bomber Pavoletti e le leve che ha a disposizione Juric per azionarlo. Dalle corsie come per via centrale. Se questo Genoa confermerà una buona intensità nel medio termine ha le carte in regola per ritagliarsi il ruolo della sorpresa di turno.

10 – SAMPDORIA: Non è all’altezza del Genoa ma ha alcune carte da giocarsi: innanzitutto il suo allenatore, Marco Giampaolo, finissimo tattico, creativo quanto basta per non lasciarsi prendere dal panico e trovare sempre nuove e produttive soluzioni. Poi la potenza di un attacco che può fare faville: la pagina Praet tutta da vivere, l’attesa – oramai abbiamo perso il conto dei giorni – esplosione di Muriel, l’affidabilità di Quagliarella. Tre gol in due partite, se la media si assestasse su questo livello (1.5 a partita, proiezione di un torneo da 57 reti) la Samp potrebbe togliersi delle soddisfazioni e compensare qualche deficit difensivo che alla lunga inevitabilmente si farà sentire.

Seguirà in separata sede l’analisi del secondo blocco della Serie A 2016-17: le restanti dieci forze del nostro campionato.

Massimiliano Bruno
Giornalista sportivo ed economico, dottore di ricerca in analisi socio-economica, diffido di chi va d'accordo con tutti, nato curioso.
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