Spalletti emotivo, De Rossi non si tocca

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Fa parecchio rumore la scelta del tecnico giallorosso: Daniele De Rossi dequalificato dal ruolo di capitano, la fascia sarà ancora sul braccio di Florenzi

I fatti: l’espulsione diretta rimediata da Daniele De Rossi nel ritorno del playoff Champions League con il Porto – notte costata alla Roma la precoce eliminazione dalla massima competizione internazionale per club – ha indotto Luciano Spalletti, in nome di un citato regolamento interno, a privare il centrocampista giallorosso della fascia di capitano. E’ stato e sarà – con Totti fuori dai giochi della formazione titolare – l’altro romano Alessandro Florenzi a raccoglierne l’eredità.

NECESSITA’ DI UN COLPEVOLE – La disfatta giallorossa, fattore poco ricordato dai più, scatta oltre ogni ragionevole dubbio da Oporto: Roma in vantaggio ed in pieno controllo delle operazioni, con la sensazione potesse archiviare il discorso qualificazione da un momento all’altro. Poi l’espulsione dell’esperto Vermaelen – acquistato proprio per garantire quel surplus di attitudine internazionale al momento mancante – a rovinare i piani di Spalletti: copione alterato della gara e pareggio (che per quanto visto non ci stava affatto!) che riapriva i giochi. Una squadra del calibro della Roma deve certamente essere in grado di gestire poi la vicenda al ritorno, tra le mura amiche del proprio impianto, ma anche in questo caso va ricordato come la frittata fosse iniziata ben prima del cartellino rosso rimediato da De Rossi, con il Porto già in vantaggio dopo appena otto minuti. Tradotto: non c’è un colpevole, i colpevoli sono squadra ed allenatore. Con tutto il deficit di personalità emerso nell’approccio così come nella successiva gestione della notte da dentro o fuori.

IL DESTINO DI DE ROSSI – Quando sei come lui ed hai dedicato l’intera carriera ad una causa, beh, ti danno per scontato: quando ti esprimi al massimo hai fatto il tuo, non appena sbagli sei il demone. Ed ecco scatenarsi il processo da bar: se ogni anno deve restare per fare danni che vada pure, ma quando ci liberiamo di questo bollito, le frasi più gettonate sui social network nell’immediato post-partita. Non soltanto non c’è riconoscenza, ma su questo aspetto postiamo oramai una pietra tombale, né tantomeno quell’amore sbandierato ai quattro venti (quando conviene) per le proprie bandiere, ma sussiste un totale distacco dalla realtà. Daniele De Rossi è un centrocampista assolutamente integro, ancora oggi tra i migliori nel proprio ruolo: le testimonianze date dall’impiego da titolare che gli ha riservato Spalletti in quel di Cagliari – è tanto arrabbiato con lui da privarlo della fascia da capitano ma allo stesso tempo furbo da comprendere come sia necessario a questa Roma, con tanto di Paredes in panchina (le alternative c’erano insomma) – e dal recente Europeo disputato in Francia.

SPALLETTI TROPPO UMORALE? – Dove uno come Conte non deve certo piegarsi a logiche di nessun genere: se De Rossi gioca è perché lo fa meglio degli altri. Punto. E si è rivelato in campo il trascinatore di una squadra andata ben oltre i propri limiti strutturali e che con un pizzico di fortuna in più avrebbe potuto disegnare uno scenario assolutamente meraviglioso ed illogico considerando le debole premesse iniziali. Tornando alla Roma ed al recente caso, questo fa seguito – seppur necessariamente sviluppatosi secondo modalità differenti – con la vicenda Totti: in pochi mesi il neo allenatore Luciano Spalletti ha messo in discussione i capisaldi dell’ultimo ventennio giallorosso. Fermi tutti: assolutamente legittimo farlo. Vuoi dare un segnale di svolta, guardando al futuro più che a quanto abbia preceduto il tutto. E di forza: c’è una nuova leadership a Roma, tecnica più che individuale, prendetene atto. Intrapresa questa strada devi però esserne all’altezza e dimostrarti quell’uomo di polso che hai lasciato immaginare: il tremolio con il Porto e le scene finali di Cagliari – Roma raccontano oggettivamente altro.

Massimiliano Bruno
Giornalista sportivo ed economico, dottore di ricerca in analisi socio-economica, diffido di chi va d'accordo con tutti, nato curioso.
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