Tavecchio nella bufera: mazzette e conti all’estero

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© foto www.imagephotoagency.it

Secondo il giornalista de La Verità Giacomo Amadori, l’attuale presidente della Figc Carlo Tavecchio, ai tempi della presidenza della LND si sarebbe illecitamente arricchito sfruttando mazzette e conti all’estero

Carlo Tavecchio non è certamente nuovo ad uscite colorite, spesso e volentieri sopra le righe. Basti pensare a quando, parlando degli stranieri che militano in Serie A, affermò che “Optì Pobà mangiava le banane, e ora gioca in Serie A”, oppure quando, parlando di calcio femminile, disse candidamente che pensava “che le donne che giocano a calcio fossero handicappate”. Frasi, queste, che gli costarono attacchi da diverse parti, ma forse catalogabili solo come ingenue e mal pensate. Ciò che di ingenuo potrebbe avere ben poco, però, è un comportamento del quale Tavecchio è stato in questi giorni accusato da un articolo di Giacomo Amadori, firma de La Verità, quotidiano di Maurizio Belpietro.

J’ACCUSE – Ma andiamo con ordine. Amadori afferma che ai tempi della presidenza della Lega Nazionale Dilettanti Carlo Tavecchio, in collaborazione con l’ex-arbitro Bruno Di Cola, avrebbe sfruttato le coperture assicurative dei campi e dei tesserati coprendo poi i propri misfatti portando il denaro in conti esteri e utilizzando società offshore. Come riconosce giustamente La Gazzetta dello Sport, però, va usata cautela, perché i fatti contenuti nell’accusa di Amadori sono lontani, e la matassa da sbrogliare ne risulta parechio intricata: Di Cola avrebbe sfruttato le suddette coperture assicurative per mettere da parte un ingente bottino, Tavecchio avrebbe ricevuto mazzette fra i 25.000 e i 250.000 euro, e i soldi avrebbero preso la via dell’estero, il Delaware o la Svizzera.

QUERELE – A confermare queste importanti accuse è Maurizio Gianferrotti, fiduciaro svizzero testimone, a suo dire, degli eventi raccontati da Amadori, che non ha voluto però rilasciare dichiarazioni alla stampa. Tavecchio ha preferito trincerarsi dietro un laconico: «Sono estraneo ai fatti», dando mandato ai legali della Figc di querelare il giornalista e chiunque sostenga la sua versione. Di Cola invece, nel tentativo di dimostrare la propria innocenza e l’inattendibilità delle affermazioni di Gianferrotti ha scritto a Belpietro una lettera: «Gianferotti mi fu presentato come consulente finanziario e mi consigliò un investimento di 800mila euro – riporta la Roseain titoli risultati poi falsi. Prima di questa sventura Gianferotti mi chiese di essere presentato a Tavecchio per ottenere delle donazioni di materiale sportivo a favore di bambini del Burundi. E questi provvide a inviare il materiale richiesto». Quel che è certo è che se le accuse dovessero essere confermate nel corso di un’indagine, anche in minima parte, Tavecchio vedrebbe il suo posto di presidente della Figc a fortissimo rischio.

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