L’amore di Totti, la Roma senza

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Data storica per il calcio italiano: 28 maggio 2017, l’addio di Francesco Totti alla maglia della Roma

Questa sera non chiamarmi, no stasera devo uscire con lui, lo sai non e’ possibile io lo vorrei, ma poi mi viene voglia di piangere. Certi amori non finiscono fanno dei giri immensi e poi ritornano, amori indivisibili, indissolubili, inseparabili. Ma amici mai, per chi si cerca come noi non e’ possibile, odiarsi mai, per chi si ama come noi basta sorridere. No no non piangere… ma come faccio io a non piangere“. Amici Mai, testo e voce di Antonello Venditti, romano e romanista per definizione. Sono righe che bastano da sé a descrivere le emozioni che Francesco Totti ha saputo regalare anche nel giorno del suo addio alla maglia numero 10 della Roma. Basta rileggerle, c’è tutto, c’è la foto dello storico capitano giallorosso con gli occhi gonfi di lacrime, il senso profondo dell’amore, l’impossibilità di trattenere il vulcano emozionale.

L’amore di Totti

Amici Mai è una splendida canzone di Antonello Venditti tratta dall’album Benvenuti in Paradiso, un disco che ha segnato la carriera del cantautore romano: Francesco Totti si è guadagnato il paradiso calcistico addirittura più ieri che in 25 anni di colpi sensazionali. Sì, perché seppur pochi al mondo, ma qualcuno che parla il suo linguaggio calcistico e che può replicare cotanta bellezza esiste. È invece assolutamente arduo trovare chi sappia emozionare come Totti è riuscito a fare ieri, nello scenario di un Olimpico pieno come nei giorni più belli di tifosi e Vip accorsi per il grande evento, nel giorno del suo passo finale: attimi che vanno vissuti più che raccontati. Ma qualcosa si può descrivere: innanzitutto la spontaneità con cui questo ragazzo si è concesso al suo popolo. Senza la paura di ammettere di averne (di paura), senza divieto d’ingresso al suo cuore: semplicemente Francesco Totti, l’uomo prima del calciatore, il capitano prima del fuoriclasse, un ragazzino spaventato a cui trema la terra sotto i piedi, troppo grande è stato quel che si è vissuto per pensare di poterne fare a meno. Il bisogno d’affetto, quello del suo popolo ma ancor più della sua splendida famiglia, che ha stretto a sé ieri lasciando in dote immagini che fanno alzare i peli dalle braccia. L’amore di Totti è un amore unico, incondizionato, emblema di un calcio vecchie maniere ma tutt’altro che superato: la gente vive per giornate del genere, per emozioni del genere, e troverà sempre qualcuno diverso dagli altri. Qualcuno in grado di farle vivere. Quel qualcuno, oggi o meglio ieri, è perfettamente incarnato dall’uomo Francesco Totti.

La Roma senza

Oggi o meglio ieri. Sì, la discrasia temporale è fortissima, impetuosa, di una portata talmente vasta da far rumore al solo pensiero. Una cascata emozionale che si porta dietro un boato come quella naturale del Niagara, una divisione del tempo tra quel che è stato e quel che sarà. La Roma di Totti, per almeno un ventennio, la Roma senza Totti, da oggi all’infinito. Non necessariamente un periodo inferiore all’era tottiana: tocca dunque attrezzarsi. Ma da dove si parte? Come si comincia? Come si fa? Dove trovare gli argomenti per archiviare una pagina d’amore così grande e lanciarsi con forza verso quel che verrà? Con Totti un’intera generazione si è sentita al sicuro: poco importavano i mancati trionfi, quelli svaniti all’ultimo respiro, o le stagioni non in linea con le ambizioni. Tanto c’era Totti. Il capitano. Un capitano, c’è solo un capitano. Poco conta il resto: un vanto da sfoggiare ad ogni occasione. Francesco Totti. Chi ce l’ha se lo gode e gli basta, chi non ce l’ha può soltanto invidiarlo. Invidiare – addirittura più che il giocatore – la storia d’amore. La Roma senza è un punto interrogativo. La Roma senza si risveglia più vuota, meno ricca e sicura di sé. Ci viene in soccorso Diego Perotti, match winner di una gara valsa il secondo posto alla Roma di Spalletti, ma come vedete del risultato della gara ne parliamo soltanto ora, ad articolo quasi ultimato, perché seppur di inestimabile valore è un esito che passa in secondo piano di fronte al passo d’addio di una leggenda. Ah, vi dobbiamo le parole di Diego Perotti: “Totti per noi è stato tutto, abbiamo sempre saputo di poter contare su di lui e questo ci ha dato la sicurezza. Questa sicurezza ora non c’è più“. La Roma senza Totti.

Il passo d’addio di una generazione

Chi ha tifato la Roma di Totti dal 1993 ad oggi è cresciuto con Totti, diventato madre o padre, dato vita a nuovi piccoli tifosi romanisti, ha disegnato le tappe del suo percorso di vita intrecciando alcune delle date più significative con quelle dello storico capitano giallorosso. È un po’ come finire insieme. Anche per questo il tutto è così sentito, un amplificatore viscerale di cui è impensabile nascondere la portata: le facce dei vari Carlo Verdone, Claudia Gerini, Claudio Amendola, Sabrina Ferilli, Pierfrancesco Favino, le facce dei coetanei di Francesco Totti sparsi qui e lì tra i 65.000 di un Olimpico finalmente bello come lo ricordavamo, chi dunque ne ha gustato ogni singolo gesto, o i volti meno persi delle nuove generazioni ma allo stesso modo segnati da un carico emozionale che – da tifosi giallorossi – non necessariamente vivranno ancora. Un affetto trasversale: la discriminante non è tifosi della Roma/non tifosi della Roma. L’unica vera discriminante è amanti del calcio/non amanti del calcio. Amanti/non amanti. I primi sono quelli che sanno riconoscere. E dunque viene meno qualsiasi altro presupposto: Totti patrimonio comune. Patrimonio di sentimenti. Patrimonio nazionale, il 2006 è così vicino, con quel rigore all’Australia che nessuno voleva battere. O forse è già lontano e non desideriamo rendercene conto. Il futuro per sua definizione è migliore del passato: lo dice già la parola. Futuro. Futuro. Come competere con il futuro? Impensabile. Questa volta però dovrà impegnarsi con tutte le sue forze per essere all’altezza del passato. Di questo passato chiamato Francesco Totti.

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