Matarrese: «Con Platini sono arrabbiato, Tavecchio non deve distrarsi e Baggio nel 1994…»

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La nuova “Super Champions” che scompiglierà le carte in tavola dal 2018. Le imminenti elezioni dell’UEFA dopo il trauma del processo a monsieur Platini («Il francese poteva difendersi meglio e poi mica aveva bisogno di quei soldi…»). Infantino che è bravissimo ma ancora giovane e Tavecchio che non deve abbassare la guardia dopo l’ottimo Europeo in Francia. E poi ancora Ventura, la FIFA orfana degli italiani, il dolore e l’orgoglio di quei Mondiali giocati in casa nostra fino ad arrivare ad un aneddoto gustoso su USA ’94: e se Baggio non avesse giocato la finale jellata col Brasile? Antonio Matarrese da Bari, 76 anni portati alla grande, ci parla a ruota libera in questa lunga intervista esclusiva per CN24. E chi vuole intendere, intenda…

Mancano pochi minuti all’inizio del sorteggio della nuova edizione dell’Europa League, ma quando Calcionews24 fa il suo ingresso al Grimaldi Forum di Monte Carlo i suoi obbiettivi sono ben altri. Rispettare l’appuntamento col Presidente Antonio Matarrese (membro onorario di FIFA, UEFA e FIGC) e cominciare a parlare del più bel gioco del mondo. Quel gioco che proprio questo barese dai capelli candidi ha rivoluzionato al principio degli anni ’90 introducendo nell’ovattato mondo di Coverciano il cosiddetto “allenatore da club alle prese con i rigidi formalismi della Nazionale” (della serie: i piagnistei per gli stage negati mica li ha inventati Antonio Conte). Un terzo posto ad Italia ’90, una finale persa per stanchezza contro il Brasile in quel torrido ’94 (puro rock ‘n’ roll, quel giugno-luglio americano) e la nascita del ciclo vincente dell‘Under 21 oltre alle italiane che dominavano costantemente nelle coppe europee. Questa è stata la “golden age” di Antonio Matarrese – per gli intimi, ma solo per loro, Tonino – e noi oggi non intendiamo dimenticare. Anche perché da un football-manager del genere non c’è che da imparare. Al cospetto di parole sempre ficcanti, ma allo stesso tempo cariche di simpatia ed entusiasmo. Ascoltiamole.

Presidente Matarrese, la cronaca ci impone di partire dalla tremenda tragedia che ha colpito nei giorni scorsi il Centro Italia. Il Calcio in questi casi può fare qualcosa? Qualche squadra di serie A fortunatamente si sta già muovendo…
«Il Calcio fa sempre la sua parte quando si ferma per rispetto. E poi, ovviamente, può senz’altro dare dei contributi economici. Sostenere degli investimenti per coprire i danni di questo terribile terremoto che ci sta straziando l’anima. Noi, e parlo a nome del sistema calcistico italiano, ci siamo sempre mossi a livello di sensibilità. E faremo senz’altro così anche stavolta.».

Passiamo ad argomenti decisamente più leggeri. Da un pò di anni ci presentiamo con due sole squadre italiane in Champions League: due, non tre, figuriamoci quattro (anche se le cose, dal 2018, cambieranno). Nel maggio del 1990, quand’era lei a capo della Federcalcio, portammo quattro team nostrani in finale con tre coppe vinte (c’era anche la Coppa delle Coppe all’epoca). Ci vorrà mica la macchina del tempo per tornare a quell’eccellenza?
«(ride) No, sono semplicemente momenti storici meno propizi all’interno di un calcio tricolore comunque sempre ad alti livelli. Il mio consiglio resta il medesimo: maggiore attenzione e minor improvvisazione. Quand’ero al vertice della FIGC seguivo giorno per giorno il sistema al gran completo e credo che Tavecchio, di suo, stia facendo altrettanto.».

Ai recenti Europei, rigori di Zaza e Pellè a parte, gli è andato tutto benissimo…
«Sì, ma Tavecchio ha un compito importantissimo da portare avanti: motivare tutti in Federazione, dal primo all’ultimo, adoperando una mentalità vincente come è stato appunto ai tempi recenti di Conte. Senza distrazioni. Quelle d’altronde non ce le possiamo più permettere…».

Lei viene qui nel Principato di Monaco, per lavoro, da parecchi anni. Sinceramente che effetto le fa l’assenza di Michel Platini in questo 2016?
«Me lo faccia dire: io sono un po’ arrabbiato con Michel…».

Guardi che poi lo scrivo…
«Lo scriva, lo scriva pure. Il fatto è che Platini si è difeso con dilettantismo e ci ha lasciati ‘orfani’ della sua presenza. Inutile girarci attorno: ieri (si riferisce ai sorteggi di Champions League, Ndr) ci mancava il Capo con tutto il rispetto per Angel María Villar Llona (candidato alla presidenza UEFA in programma durante il congresso straordinario del prossimo 14 settembre ad Atene, Ndr) che, di suo, ha agito con grande understatement. Tornando a Michel, direi che ci ha fatto un bel danno aggredendo il problema tramite i suoi avvocati. Il fatto è che a volte bisogna saper soffrire ed abbassare la testa.».

Ha un suo endorsement per le prossime elezioni UEFA? Un prediletto tra lo spagnolo Villar Llona, l’olandese van Praag e lo sloveno Ceferin?
«Guardi, noi abbiamo già un giovane di talento alla FIFA – il bravo Gianni Infantino – e quindi all’UEFA dobbiamo mettere un uomo di comprovata esperienza e che aiuti la stessa FIFA ad andare avanti nella maniera migliore. Nel calcio ci sono delle regole da rispettare, non si può inventare un presidente UEFA dall’oggi al domani, bisogna puntare sull’uomo
più adatto e, per l’appunto, esperto.».

Mi pare di capire che Olanda o Spagna siano in cima ai suoi pensieri. Uno di quei due candidati, insomma.
«Non ho nessun problema ad ammettere che io sono un grande amico di Villar Llona: è una persona competente, pulita. Gli voglio molto bene come politico e per lui sarei disposto anche a mettere la mano sul fuoco. Un giovane sia a capo della UEFA che della FIFA sarebbe controproducente. Non corriamo troppo, dai…».

Non corriamo, ma nel 2018/2019 la Champions League cambierà comunque. Sempre 32 squadre nella griglia, ma di nuovo spazio a 4 italiane e alle consuete potenze europee…
«Confermo: nascerà questa ‘Super Champions’, riavremo nuovamente quattro italiane in lizza da settembre e daremo ancora più valore ai club coinvolti.».

Agendo così però magari l’Ajax ne piglierà quattro dal Real Madrid o dal Manchester United, ma non dal piccolo Rostov com’è successo mercoledì scorso. Non ci rimette il romanticismo del calcio, presidente Matarrese?
«Eh, ma il romanticismo gente come noi continuerà ad averlo per sempre… (sorride) Solo che ce lo terremo da parte. Nel profondo del nostro cuore.».

Il nuovo CT Ventura è una scelta “romantica” per la nostra Nazionale?
«Per me sì e sarò breve: Giampiero Ventura è un tecnico di enorme competenza, ma non eccita il tifoso medio dell’Italia. Poco male: lo ecciterà al momento giusto quando porterà a casa i risultati.».

Comunque siamo passati dal “sacchiano” Conte al paternalista Ventura che, a me, ricorda il caro, vecchio Azeglio Vicini (un altro dalla schiena dritta). Due figure, quelle di Sacchi e Vicini, abbinate al suo percorso dirigenziale in Azzurro. Cos’è, Presidente, a Roma la copiano all’inverso?
«(ridacchia) Beh, se porta bene all’Italia, che copino pure! L’importante è che i nostri colori vincano perché, come si dice, la maglia azzurra è di tutti.».

E intanto non organizziamo più nulla dal “suo” (e di Montezemolo) Mondiale di Italia ’90. Conti alla mano fanno 26 anni ed oltre. Troppo, Matarrese?
«Troppo sì. Abbiamo fatto diversi errori in passato (non ultimo la non assegnazione degli Europei 2012), ma cosa ancor più importante siamo assenti dal 2002 dall’organigramma FIFA. Ma ora le pare possibile che dopo di me (Matarrese fu vicepresidente dal 1994 allo stesso 2002, Ndr) nessun altro italiano sia mai giunto in quel di Zurigo?».

Il vuoto...
«Esatto, il vuoto assoluto da quelle parti non è sostenibile. Noi italiani abbiamo perso spazio e qualcuno si è pure lasciato andare. A questo punto teniamoci stretto Infantino (che dopotutto è italo-svizzero), ma anche lì dobbiamo rimboccarci le maniche.».

Chiudiamo con il calcio giocato. Mi perdoni la domanda impertinente, ma le sono venuti i brividi quando Italia e Germania sono andate ai calci di rigore il 2 luglio scorso a Bordeaux?
«Eh, ma allora lei mi vuole ricordare le pugnalate… Parla di Italia ’90 con l’Argentina, vero? E anche USA ’94, ovviamente. In quel caso, sportivamente parlando, non mi sono più ripreso. Ok, perdemmo contro l’Irlanda al debutto, ma poi proseguimmo senza intoppi fino alla finale col Brasile dove solo i rigori ci impedirono di alzare la Coppa del Mondo. Che dolore! (sospira)».

Me lo svela un dubbio amletico che mi porto dentro da 22 anni? Ma se quel giorno a Pasadena avesse giocato Zola al posto di un claudicante Baggio…
«Ma Zola doveva giocare!».

Scusi?
«Guardi, le cose andarono così. Sabato sera, vigilia della finale mondiale ’94, Baggio va in stanza da Sacchi e gli dice che non se la sente di scendere in campo il giorno dopo: la coscia continua a fargli male. Arrigo allora – che aveva già un’alternativa – decide di puntare sul fantasista sardo finché Roby, la domenica mattina, richiama lo stesso Sacchi e dice… che se la sente! A quel punto se uno come Baggio ti confida che vuole giocare, come si fa a dirgli di no? In fondo quella finale se l’era guadagnata segnando cinque gol uno più bello dell’altro nel corso del Mondiale.»

E poi sappiamo com’è andata a finire…
«Già. Sacchi lo mette dentro, Baggio fa quel che può e alla fine perdiamo dopo un suo rigore calciato nel cielo. È il fascino crudele di questo sport incredibile chiamato Calcio…».

Intervista a cura di Simone Sacco; per comunicare: calciototale75@gmail.com

Simone Sacco
Simone Sacco scrive di calcio dal 2012, ma da piccolo ha visto dal vivo - tra gli altri - Platini, Van Basten, Scirea e Roby Baggio. Sarà per questo che si è rimesso al lavoro.
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