Lo strappo di Verratti: ma ha l’appeal di un tempo?

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Caso Verratti: chiude con il Psg, ma è il Verratti dei suoi primi passi?

Lasciatemi andare al Barcellona, ho chiuso con il Psg. Il Verratti pensiero si articola sostanzialmente in questa breve frase: il centrocampista della nazionale italiana ritiene archiviata la parentesi francese – durata ben cinque anni – ed ha scelto il club blaugrana come sviluppo naturale della sua carriera. Va verso i 25 anni – li compierà il prossimo 5 novembre – e quella di Barcellona è una tappa giudicata ideale per intraprendere il grande salto verso uno dei due club attualmente più accreditati nello scenario mondiale calcistico. Il Paris Saint Germain, forte del contratto in scadenza al 2021, appare però irremovibile: Marco Verratti è incedibile. Neanche se ne discute.

L’eredità del Barcellona

BusquetsXaviIniesta. Tutto è ruotato intorno a quest’asse: la traccia impressa nell’evoluzione di questo sport, sotto l’illuminata gestione Guardiola, ancor prima degli inarrivabili successi ottenuti. Un’escalation andata a braccetto con un’idea di calcio, senza che le stesse potessero separarsi: si vinceva giocando in un determinato modo. Nessuna soluzione alternativa. Guidare la partita, dettarne i tempi sia se in possesso di palla che meno, essere padroni del proprio destino: Messi faceva il resto, ma senza quest’architrave ci saremmo ritrovati a parlare di qualcosa di sostanzialmente terrestre. Il punto è quello di ritrovare in giro per il mondo – o pescando dalla propria ineguagliabile Cantera – qualcuno che possa ripercorrere queste orme: prima nell’idea di intendere calcio – con le dovute evoluzioni s’intende, basta guardare a quanto accaduto con Luis Enrique, lì dove si è assistiti ad una sorta di Barcellona 2.0 – e poi nella voglia di ottenere certi traguardi. A Barcellona, al Barcellona si ragiona così e su questo assunto si costruiscono le grandezze.

Marco Verratti è l’uomo giusto?

Ha le caratteristiche tecniche per esserlo: qualità nella padronanza del pallone, rapidità di pensiero, ottima alternanza tra gioco corto e lungo, senso della posizione e predisposizione naturale ad un certo modo di intendere questo sport. Per quanto concerne dunque l’analisi strettamente tecnica non ci sarebbero particolari questioni da affrontare: certo, il tutto poi va vissuto e valutato al cospetto delle risultanze del campo, si sprecano resoconti storici ben differenti da quanto fosse lecito attendersi, ma in una situazione di pre-evento non si configurerebbero problemi specifici. Marco Verratti vanta i requisiti necessari per intraprendere il grande salto: è senz’altro più in linea di altri centrocampisti che il Barcellona ha provato a lanciare nella mischia nel suo recente passato, magari anche volendo reinventarsi secondo canoni differenti, vedi André Gomes ed Arda Turan ad esempio, per cui sono stati investiti fior di milioni ma che hanno faticato non poco ad apprendere gli strumenti necessari per masticare il modello Barcellona.

Ma Verratti ha l’appeal di un tempo?

La domanda potrebbe essere riformulata: dopo cinque anni Marco Verratti ha la stessa clamorosa prospettiva che lasciava intravedere dopo quel campionato di Serie B vinto a Pescara? In altre parole: la scelta di trasferirsi al Psg, in un campionato che fino ad un paio di stagioni fa era sostanzialmente poco formante, è stata quella giusta? Verratti oggi è il diamante puro di allora? Ha aderito alle infinite aspettative che il palcoscenico del calcio ed in primis quello nostrano aveva riposto sul suo profilo? Con ogni probabilità le aspettative di chi in questo momento vi scrive erano talmente alte da indurre a pensare che non tutto sia andato nel verso giusto: intendiamoci, Verratti è un signor calciatore e su questo nessun osservatore assennato potrebbe obiettare alcunché. Il quesito invece si pone legittimante sulla sua portata: oggi è il crac che si poteva immaginare diventasse? L’uomo della differenza assoluta? L’insostituibile? Aveva ed ha ogni argomento per iscriversi a questo gotha: ma resta un dubbio sostanziale sulla lungimiranza della scelta Psg. Un torneo che per certi versi, più nei primi anni che negli ultimi due, lì dove si è valorizzato con un certo grado di concorrenza, sembra averlo parzialmente – e per fortuna temporaneamente – estromesso dal calcio di vertice. Quello su di lui ritagliato.

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