Allegri e Capello: la Juve di Empoli e due vittorie che si somigliano

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Come 10 anni fa, con una differenza

A Bergamo la tradizione dice che per il Napoli non è mai una partita facile. Ma l’anno scorso, in chiusura di anno 2015, i partenopei erano andati a vincere 3-1, non senza soffrire e però con una capacità di risposta ai problemi che aveva ulteriormente rafforzato la candidatura della squadra ai vertici del campionato. In quella giornata, la Juventus aveva vinto con il Carpi non senza avere prodotto un’arrabbiatura del suo allenatore che si era tradotta emblematicamente nella scena del cappotto buttato furiosamente a terra. E’ probabile che ad Allegri la coincidenza delle due situazioni non sia venuta in mente alla vigilia della gara, però è significativo che nella conferenza di Vinovo abbia proprio rievocato quella partita. Perché la Juve ebbe un approccio sbagliato, materializzatosi nella rete firmata da Borriello. E per il finale alquanto scriteriato e distratto che avrebbe potuto trasformare un comodo 1-3 in un clamoroso 3-3 se Lollo avesse mostrato più freddezza sotto porta.

Curioso richiamo, a ben vedere. Perché nello stucchevole – parere personalissimo – dibattito di questo periodo su una Juve descritta sempre più brutta di quel che è ogni volta che interpreta mezze gare negativamente o vince “solo” di stretta misura, Empoli dell’anno scorso poteva essere il primo accostamento da fare, il più immediato. Anche lì, nella giornata successiva al derby vinto sul filo di lana che aveva prodotto il celebre tweet del sospiro (il “fiuuuu…” più famoso della storia calcistica), la Juve era stata subissata da critiche feroci.

Nonostante il 3-1 a proprio favore e una gara ribaltata in positivo dopo lo svantaggio iniziale già nel primo tempo, sembrava davvero impossibile concepire che un livello di gioco così precario potesse produrre una rimonta anche solo per rientrare in un discorso di qualificazione europea. Come sia andata a finire, è noto a tutti. Quel che forse occorre capire è che vincere non è un dettaglio, un di più, un aggettivo dello spettacolo, ma una cultura che ti forma anche quando lo fai “male”. E che l’Allegri di oggi pensa alla sua Juve come appunto quella di Modena con il Carpi: una squadra già lanciata, capace di infilare successi in serie, con tanti margini di miglioramento ma anche con risposte più che significative. Basterebbe accostare l’allungo in classifica con ciò che succede negli altri tornei europei. Francia, Germania, Spagna, Inghilterra: non c’è leader collocato a +4, per quel che conta in questa fase della stagione. Eppure, di calcio scintillante ci riempiamo pagine e pagine, col gusto dell’esterofilia che ci governa non da oggi (in tanti casi più che giustificato sotto tanti punti di vista).

Empoli-Juventus 0-3 è particolarmente significativa per ciò che contiene nell’elaborazione del risultato. In 5 minuti della ripresa la gara si è chiusa con Dybala e una doppietta di Higuain.

Esattamente 10 anni fa, in quella Juventus del 2005-06 di Fabio Capello che era e si sentiva nettamente più forte dell’avversario, sullo stesso campo avvenne la stessa modalità con un uno-due-tre di Trezeguet, Vieira e Camoranesi. La differenza – e non è un dettaglio – non riguarda il risultato finale, non è particolarmente significativo che allora Trezeguet firmasse ancora una rete nella ripresa e stavolta Lemina o Pjaca ci siano andati vicini. Il vero dato che distingue le due formazioni e i due periodi risiede nel momento in cui la partita è stata chiusa. Quella Juve di un tempo faceva paura prima ancora di scendere in campo e non di rado – con le piccole – esprimeva per intero il suo potenziale fuori casa e nelle battute iniziali. E difatti, al Castellani, quella domenica 11 settembre 2005 si era sullo 0-3 già al quarto d’ora dopo il fischio iniziale.

La forza irriducibile sembrava un assunto, una condizione permanente, salvo scoprire fragilità nel corso del tempo e un’incapacità di comportarsi da big in Europa. Era abituata a essere troppo, per essere capace di pensarsi diversamente negli incidenti di percorso. Quella di oggi poteva andare al riposo già in vantaggio e anche con più di una rete, tra la traversa colpita da Pjanic, l’a tu per tu di Cuadrado con Skorupski e un po’ di situazioni non sfruttate adeguatamente. Ma il suo codice genetico è lo spirito di ricerca, sa correggersi se non funziona tutto al meglio, anzi, finisce per infilare tre reti in 300 secondi quando meno te lo aspetti, in un secondo tempo dove sbaglia più palloni del solito e del giusto. Ha la scintilla giusta e i campioni in grado di accenderla e poi farla divampare. E’ in questa capacità di andare oltre la normalità del suo essere superiore per cercare nuove forme d’espressione (e perché no, anche di creatività) che la Juve può nutrire fondate speranze di crescita.