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Higuain, Dybala e gli altri attaccanti

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Ci si può inserire tra i grandi?

Musa per il Leicester anche se dovrà guadagnarsi il posto da titolare. Ibrahimovic che promette miracoli sovrannaturali con il Manchester United, ma non fa la Champions League e perderà così l’ennesima occasione per un appuntamento con la coppa che finge non sia un’ossessione. Lukaku al Chelsea, 80 milioni che colpiscono pensando al percorso tra Londra e Liverpool sponda Everton che ha già fatto più volte l’attaccante belga (non del solo Pogba sono fatte le stranezze dei ritorni da calciomercato, se si concretizzerà l’approdo di Paul dai Red Devils che non lo capirono). E poi il ritorno di Morata a Madrid a battagliare con Benzema per un posto da titolare (l’ex juventino potrebbe essere il panchinaro più di lusso dell’intero calcio europeo). Gameiro che passa dal Siviglia all’Atletico Madrid, mentre da Sampaoli si forma una nuova coppia con Vietto e Ben Yedder.

 

In tutto questo movimento, decisamente non banale a livello continentale, il rumore più sonante l’ha fatto Gonzalo Higuain. Per la cifra, certo, che ha stravolto antiche classifiche italiane, che da anni non registravano scossoni tellurici così profondi nelle trattative estive. Perché la Juventus lo ha sottratto alla sua rivale più accreditata, squilibrando all’apparenza ancora di più la corsa tricolore (parlo di apparenza perché De Laurentiis ha in mano un capitale che dimostrò di saper spendere nel passaggio tra Cavani e il Pipita, si tratta di avere idee e voglia di rischiare uscendo in fretta dalla cultura del lamento e del moralismo populista). E poi, ed è forse il dato più importante, quello che più fa sognare i tifosi, l’idea che sia fatta della miscela giusta la nuova coppia Higuain-Dybala, tutta argentina in una squadra che ha già blocchi identitari decisamente intriganti: difesa italiana, fasce brasiliane, centrocampo europeo.

 

Molta della positività della nuova stagione bianconera potrà dipendere dall’accordo dei due. Nelle precedenti esperienze, due fattori hanno contato non poco. In primis, l’egoismo di Paulo, da definirsi più precisamente come la sua propensione ad assecondare la sua leggerezza, la sua capacità fulminea di accensione, un estro che lo ha portato diverse volte a cercare – con ragione – la soluzione personale, privilegiandola alla cura del dialogo di coppia. Quanto a Gonzalo, che pure è bomber d’area che sa però muoversi benissimo per favorire gli inserimenti sotto porta dei compagni, è naturale che la squadra lo abbia cercato con insistenza e continuità, ben sapendo che i rifornimenti con lui sono scommesse ad alta resa, come certificano i numeri sopra ogni altra cosa.

 

Già, i gol. Contiamoli insieme agli assist vincenti fatti nelle ultime due stagioni e proviamo a trarre qualche considerazione, partendo dall’idea che la loro traduzione in Champions League non è poi così automatica, quella è una competizione dove conta soprattutto la pesantezza, il momento e l’occasione nel quale si lascia un sego, basta una partita sbagliata e ogni credito accumulato in precedenza è merce avariata, buona solo per statistiche inutili e anche beffarde.

 

I big della Liga, o meglio di Barcellona e Real Madrid, viaggiano a parte. Messi, Suarez, Neymar e Cristiano Ronaldo scrivono talmente tante volte il loro nome nel tabellino o regalano reti ai compagni che ci si può (e forse deve) stupire solo della compresenza delle due voci, che li rende unici al di là della considerazione di quanto la Liga sia più divertente proprio perché non ci si stanca mai del desiderio di cambiare il risultato, laddove altrove ci si accontenta di vincere, anche e talvolta soprattutto in modo striminzito e mortificante per gli attaccanti. Ibrahimovic è un caso a sé, nell’ultima stagione ha fatto il bello e il cattivo tempo, ma in Ligue 1 da parigino è “relativamente” facile (a onor del vero, Cavani non è sui suoi livelli, patendone la signoria).

 

Dopo, c’è Higuain. Che precede nella classifica dell’ultimo biennio la coppia Bayern Lewandowski-Muller, il cresciuto e crescente Griezmann, il “solito” Benzema. E che nella top ten europea ci sia per l’appunto uno che la Juve va a prendere con grande spesa significa che il progetto è chiaro, si vuole risultare credibili agli occhi del mondo e avere un bomber in grado di stare alla pari.

 

Ma a rinforzare le credenziali della Juventus, almeno utilizzando questo criterio come lente d’ingrandimento, c’è il dettaglio del rinnovamento che è stato intrapreso. Per il quale, se la matematica non tradisce – cosa sempre da verificare perché quanto fatto in precedenza non è meccanico che si vada a ripetere – a Torino si è compiuto un capolavoro. Morata e Mandzukic, infatti, si equivalgono per somma di gol e assist, anche se il croato in versione Cholo era più produttivo e quello italianizzato è invece un campione di grinta, pressione e lavoro per il collettivo. La sostituzione di Tevez con Dybala è non solo riuscita, ma il ringiovanimento è talmente forte da garantire la Juventus per molte stagioni. E Carlitos, determinante trascinatore in bianconero, in Argentina ha oggettivamente mostrato il suo inizio di declino, laddove Paulo è andato oltre le previsioni nel processo di crescita. Per capire le potenzialità del 2016-17 occorre spostare lo sguardo qualche metro più indietro, a centrocampo. Se Pjanic equivarrà a Pogba (nell’ultimo biennio la differenza tra gol e assist è di “solo” 5 a favore del francese), a prescindere da chi ancora arriverà la Juve avrà un assetto che in termini di utilità e concretezza realizzativa potrà godere di un Higuain in più, l’unico che non ha corrispondenti (so bene che il paragone tecnicamente più corretto è Mandzukic-Llorente e Pipita-Morata, anche per rispettare la giusta cronologia dei passaggi di maglia, ma scritto così mi è sembrato ancora più “sorprendente”).