Italia, riecco il talento: il cuore dell’attacco torna a battere

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Italia verso Russia 2018: Belotti, Immobile, Gabbiadini, Bernardeschi e Belotti rilanciano l’attacco azzurro

Italia e Russia 2018, un matrimonio che s’ha da fare: eppure mai nella storia moderna come in questa occasione, l’ipotesi di un Mondiale senza azzurri è meno folle di quanto possa apparire. La sfortuna di un girone eliminatorio a braccetto con la Spagna, l’eventuale secondo posto costringerebbe la nazionale italiana a passare dalla porta secondaria degli spareggi: lì dove gli uomini di Ventura incontrerebbero con ogni probabilità un avversario disposto a giocarsela a viso aperto più di quanto sia accaduto in passato. Complice l’accresciuto livello generale del calcio europeo. Eppure sarebbe un peccato mancare questo enorme appuntamento: perché se fino a pochi mesi fa il livello tecnico dei nostri attaccanti risultava essere crollato e soltanto il meticoloso lavoro di un pazzesco Antonio Conte aveva palesato le lacune e consentito comunque di vivere un sogno, ora qualcosa inizia a vedersi.

ANDREA BELOTTI: CLASSE ’93, 24 RETI E 4 ASSIST STAGIONALI – Sul gallo più famoso d’Italia oramai si sprecano i paragoni: il nuovo Vieri, il nuovo Vialli e chi più ne ha ne metta. Accostamenti che il centravanti del Torino si è meritato sul campo ed oltre i suoi fragorosi numeri: il repertorio, se non completo, è assolutamente attrezzato. Abbina fisicità a rapidità d’esecuzione, può colpire in ogni momento della gara – anche quando ne sembra assente – e soprattutto ha una gran personalità: guardate ad esempio alla trasferta di Firenze, quando fallisce il calcio di rigore sul 2-0 per la Fiorentina e si riscatta in pochi minuti con la doppietta del 2-2. Qualcosa che riesce solo a chi dotato dei cosiddetti attributi. E su quelli di Andrea Belotti non sembrano esserci dubbi.

CIRO IMMOBILE: CLASSE ’90, 18 RETI E 5 ASSIST STAGIONALI – Scacciamo il luogo comune della sua dimensione, quella in cui fondamentalmente i suoi detrattori vorrebbero limitarlo. Il grande salto al Borussia Dortmund trovo riscontri nell’ottima Champions League disputata, lo scarso utilizzo di Siviglia fu dovuto più alla massiccia presenza di attaccanti che a sue mancanze. Poi è ovvio: quando gli viene assicurata titolarità e centralità nel progetto, come oggi alla Lazio, rende al massimo delle sue potenzialità. Ciro Immobile, a dispetto di quanto si dica, ha buona padronanza dei fondamentali tecnici: stop a seguire con cui spesso si prepara al tiro, uso del mancino più efficace – ad esempio – di quanto oggi si riscontri in Belotti. E’ forse meno continuo di quest’ultimo: ma due centravanti di questo livello – peraltro perfettamente conosciuti dal ct Ventura, che ha allenato entrambi a Torino – garantiscono un determinato rendimento.

MANOLO GABBIADINI: CLASSE 91′, 11 RETI STAGIONALI – Maglia nuova vita nuova, sarebbe il caso di dire: il feeling mai scoccato con Sarri per sua candida ammissione, impiego ridotto più per assenza di feedback che per questioni tattiche, assolutamente risolvibili come si è visto con l’exploit di Mertens. Ad ogni modo, archiviata l’esperienza Napoli con numeri complessivi di tutto rispetto, la nuova vita al Southampton sorride come poche: Gabbiadini segna gol bellissimi ed è già idolo della sua gente, ai noti mezzi tecnici ha abbinato ora quell’aggressione degli spazi da sempre caposaldo della Premier League. Il suo fisico e la sua qualità lo rendono il ponte ideale tra i due centravanti puri in precedenza citati – Belotti ed Immobile appunto – ed i due interpreti talentuosi di cui ci apprestiamo a parlare.

FEDERICO BERNARDESCHI: CLASSE ’94, 13 RETI E 5 ASSIST STAGIONALI – La numero dieci viola, vestita da un talento italiano, evoca inevitabilmente ricordi aurei. Il Divin Codino e quel Pallone d’oro che resta l’ultimo riconosciuto ad un attaccante italiano. Federico Bernardeschi studia per diventare grande e lo fa dall’alto della sua straordinaria qualità: colpi disseminati in ogni fetta di campo, sì perché la sua mobilità rende la posizione difficilmente leggibile per gli avversari, un sinistro magico che sa rendersi funzionale sia in fase di conclusione – su tutte la rete dalla distanza rifilata al Napoli in campionato e la punizione di Moenchengladbach in Europa League – che in chiave di ultimo passaggio. La sensazione forte è che sia uno spirito libero del campo da gioco, difficilmente catturabile da precise identità tattiche: quando Sousa un anno fa provo ad impiegarlo da esterno ibrido del suo 3-4-2-1, la disponibilità fu massima ma i risultati non all’altezza di quelli attuali. Quando oggi è fondamentalmente lasciato libero di inventare e trovarsi la sua mattonella di campo.

LORENZO INSIGNE: CLASSE ’91, 9 RETI E 10 ASSIST STAGIONALI – Dulcis in fundo, e sottolineiamo il dulcis in fundo, lo scugnizzo partenopeo: arte in movimento, poesia e carattere. Sì, perché quando c’è da andare al Bernabeu e mostrare i denti, lo fa lui con quel gol da antologia. I gol di Insigne sono perle di rara bellezza e fattura tecnica: non chiedetegli una firma banale, non è nel suo mood. L’attestato di specializzazione è arrivato nell’assist: lì il professor Insigne si esalta, servendoli ormai alla perfezione anche con il piede mancino, vedi l’ultimo fornito a Mertens nello scenario dell’Olimpico. Lo spropositato talento di Lorenzo Insigne, sommato a quello di Bernardeschi, alle caratteristiche da bomber puri di Belotti ed Immobile ed al ponte tra i due mondi perfettamente raffigurato da Gabbiadini, fornisce a Giampiero Ventura un parco attaccanti di massimo rispetto. Giovane, prospettico e di ottimo livello. Per completare al meglio l’insidioso girone eliminatorio e provare a ribaltare il tavolo ai danni della favorita Spagna, per eventualmente presentarsi agli spareggi a testa alta e da favorita, per – ancora con tutti i condizionali del caso – giungere al Mondiale in Russia con un anno in più di esperienza e la volontà di spaccare il mondo.