Lafferty e il gioco d’azzardo: «Scommettevo perfino su cavalli e cani»

Lafferty e il gioco d’azzardo: «Scommettevo perfino su cavalli e cani»
© foto www.imagephotoagency.it

L’ex attaccante nordirlandese del Palermo, Lafferty, ha scelto di raccontare la sua triste esperienza nell’ambito del gioco d’azzardo. Ora è pronto a ripartire, aiutando i malati di gioco

Il vizio del gioco d’azzardo è una malattia, una trappola che può colpire chiunque, indistintamente. E oggi siamo qui a raccontare il caso di un vecchio protagonista del campionato italiano, Kyle Joseph George Lafferty. Il classe ’87 nordirlandese, attualmente accasato all’Heart of Midlothia, come ricorderete, è stato un prolifico attaccante del Palermo, nella stagione 2013-2014, realizzando ben 11 reti, bottino non magro per un esordiente in Serie B. Ma la sua avventura in Sicilia durò solamente quella stagione, prima di trasferirsi al Norwich City, a causa delle divergenze con Zamparini.

Accusato dal Presidente rosanero di essere un donnaiolo incallito, Lafferty covava dentro di sé un altro vizio ben più grave, soprattutto per la sua saluta psicologica ed economica, quello del gioco d’azzardo, appunto. Confessatosi ai microfoni della BBC, il nordirlandese ha dichiarato di aver attraversato anni bui negli anni della sua militanza ai Rangers Glasgow (2008-2012) ma non solo, a causa di questa dannata dipendenza: «C’è stato un periodo, nel corso della mia esperienza con i Rangers, in cui non avevo niente di meglio da fare che scommettere, fisicamente oppure online. Non potevo puntare sul calcio, mi era vietato. Allora scommettevo sui cavalli e sui cani, anche se non sapevo nulla al riguardo. Sono finito anche a giocare alle roulette online, perdendo somme molto grandi senza mai preoccuparmi. […] La scommessa calcistica ai tempi del Norwich? Era sbagliato e lo sapevo, ma ho ceduto».

Ma è stato soltanto grazie all’aiuto di esterni, come accade spesso, che Lafferty è riuscito ad uscirne: «L’aiuto dei compagni di squadra è stato fondamentale, sia prima che adesso. […] La FA però mi ha dato una grossa mano, mettendomi in contatto con una clinica in cui svolgevo sedute bisettimanali con uno psicologo. Tuttavia qualcosa non andava: dai l’impressione di chiedere un aiuto ma poco dopo sei già fuori a giocare ancora». Ora, però, l’attaccante è pronto a chiudere quella brutta pagina e aprirne una totalmente nuova, mettendosi a disposizione per aiutare le persone più in difficoltà.