Milan, dopo Allegri un nuovo allenatore ogni sette mesi

Milan, dopo Allegri un nuovo allenatore ogni sette mesi
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Curiosa statistica che riguarda il Milan: dopo il quadriennio targato Allegri, si sono susseguiti sei allenatori, in media uno ogni sette mesi

Il Milan ha cambiato. Un’altra volta. Vincenzo Montella è stato esonerato questa mattina e al suo posto arriverà, come impone il trend negli ultimi anni, l’ex tecnico della Primavera Gennaro Gattuso. Un dato statistico però fa da padrone in questo ennesimo esonero, il primo compiuto dalla nuova proprietà cinese. Il milan ha cambiato ben sei allenatori negli ultimi quattro anni che facendo un rapido calcolo sono in media uno ogni sette mesi.

Dopo il quadriennio fortunato e trionfante di Allegri infatti è toccato a Mauro Tassotti prenderne il suo posto, il quale a seguito di discreti risultati è stato licenziato dopo appena due mesi. A Tassotti è subentrato un’eterna bandiera rossonera, Clarence Seedorf che nonostante detiene tutt’ora la media punti più alta del dopo-Allegri (1,84 punti a gara) ha conquistato un deludente ottavo posto, convincendo così la proprietà rossonera ad esonerarlo a fine stagione dopo quattro mesi di gestione. Bandiera dopo bandiera tocca a Filippo Inzaghi sedersi sulla panchina del Milan che con un intero girone a disposizione conquistò un tristissimo decimo posto con una media punti di 1,37 a gara e come il suo predecessore dopo 13 mesi venne esonerato.  Dieci mesi fu il tempo concesso a Sinisa Mihajlovic per risollevare le sorti del Milan, ma un derby vinto per 3-0 e una media punti pari a 1,53 a partita non furono sufficienti per mantenere il posto da allenatore, così venne sostituito da Cristian Brocchi che in due mesi guidò il Milan al sesto posto, nuovamente fuori dalle coppe europee.

Sembrava che il progetto rossonero potesse finalmente decollare con l’areoplanino Montella e invece in diciassette mesi di gestione è riuscito a conquistare un sesto posto valevole per la qualificazione ai preliminari di Europa League. I 16 punti in 14 partite nonostante i 200 milioni spesi sul mercato hanno indotto la proprietà cinese a licenziarlo e ad affidare a Gattuso le chiavi della squadra, con la speranza che possa durare di più e dei suoi predecessori.