Napoli, Champions e i due acquisti dal mercato

Napoli, Champions e i due acquisti dal mercato
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Napoli, non è ancora tempo di bilanci. Ma lo è per le strategie di calciomercato

L’eliminazione incassata dal Napoli in Coppa Italia per mano della Juventus indurrebbe molto superficialmente a parlare di stagione ridimensionata dall’assenza di trofei: fuori in Champions League con il Real Madrid, i dieci punti che separano i partenopei dalla capolista della classifica di Serie A – appunto gli uomini di Allegri – non lasciano spazio ai sogni né permetteranno di capitalizzare una stagione eccellente per qualità e sviluppo della proposta di gioco. I soliti analisti poco equilibrati hanno già scritto sul taccuino la parola fallimento: le ragioni per cui la verità risiede altrove sono molteplici, ci serviremo soltanto delle più evidenti per smentire una tesi che oggettivamente non sta in cielo né in terra.

Perché la stagione del Napoli resta eccellente

Innanzitutto il carattere delle due eliminazioni: o meglio le avversarie, Real Madrid e Juventus, detentrici delle competizioni in questione, appunto Champions League e Coppa Italia. Come parlare in caratteri negativi quando si va fuori con i più forti delle manifestazioni? Impensabile. Come assurdo è stato esser sorteggiati per gli ottavi di Champions con il Real Madrid, da vincitori del proprio girone: come dire, centri il primato del proprio raggruppamento – per la prima volta nella storia – ed in premio ti arriva in dote il Real Madrid campione in carica. Che, nella sua ultima gara del girone eliminatorio, vinceva 2-0 con il Borussia Dortmund a pochi minuti dal termine. Poi la clamorosa rimonta dei tedeschi nell’overtime, i Blancos che scalano al secondo posto, il sorteggio di Nyon: il resto è storia. Un’urna alla portata, come era logico attendersi, avrebbe consentito al Napoli di Sarri di ambire legittimamente ai quarti di finale della massima competizione internazionale per club: proiezione che avrebbe garantito alla stagione un corposo significato. Capitolo Coppa Italia: i partenopei si sono quantomeno dimostrati alla pari con la Juventus. Il 3-1 dell’andata è viziato da errori arbitrali che hanno poi condizionato l’intera contesa nei 180 minuti: nulla togliere al cinismo bianconero, ma neanche si può ridimensionare il Napoli per quanto si è visto nella doppia sfida. In campionato alla banda Sarri, nel medio-lungo periodo, è accaduto un po’ di tutto: la rivoluzione estiva con la cessione del calciatore più forte della rosa, la difficoltà nel trovare un sostituto all’altezza, l’approdo di Milik ed il lavoro di Sarri nell’agevolarne l’ambientamento, poi il grave infortunio e la mancata reattività di Gabbiadini. Il capolavoro Mertens ha salvato una stagione che, altrimenti sì, sarebbe potuta indirizzarsi su binari del tutto differenti a quelli attuali.

A patto che il Napoli…

Argomentazione tutta valida ammesso che il Napoli non si lasci scappare la qualificazione in Champions League, in un finale di campionato in tal senso tutto da vivere: 4 è il numero chiave, il gap che separa i campani dal secondo posto occupato dalla Roma e che li distanzia dalla quarta piazza di un’ambiziosa Lazio. Andiamo con ordine ed è sacrosanto partire proprio da quanto avverrà nella prossima domenica: lo scontro diretto dell’Olimpico con i galvanizzati uomini di Inzaghi racconterà una fetta importante dello scenario finale. Una vittoria del Napoli chiuderebbe di fatto i giochi, eleggendo il podio del prossimo campionato (il medesimo della scorsa stagione, da valutare poi in che ordine), un pareggio lascerebbe invariato lo stato dell’arte e dunque consentirebbe ai partenopei di restare assoluti favoriti nel testa a testa con la Lazio, una sconfitta riaprirebbe clamorosamente il tutto. Il terzo posto è cruciale per la dimensione sportiva quanto per quella economica, argomento che dunque è a cuore di tutti: centrarlo, anche a costo di dover passare dalla porta secondaria del temibile playoff, è doveroso. Ma il Napoli ambisce legittimamente a riconfermarsi al secondo posto della classifica di Serie A: traguardo che trasformerebbe una stagione positiva in una stagione eccellente. Per inseguirlo con cognizione di causa la banda Sarri dovrà rasentare la perfezione nelle otto gare che restano da qui al gong finale: è nelle corde riuscirci, ma va dimostrato con i fatti.

Le strategie future del Napoli

Con la Champions League in tasca, meglio per via diretta ma passi anche per il playoff, è lecito programmare un futuro che aggiunga via via – come del resto sta accadendo – un tassello ad un puzzle di indubbia fattura. Fondamentale prima di tutto non perdere i propri pezzi pregiati: l’inserimento di clausole rescissorie sui contratti che legano i calciatori alla società rappresenta in tal senso un potenziale boomerang. Perché è vero che, al momento della stipula, Gonzalo Higuain valesse meno della metà dell’importo fissato, e che dunque nessuna colpa può in tal senso essere attribuita al presidente De Laurentiis, ma è altrettanto indubitabile come – qualora un offerente si presenti alle porte – non ci si possa opporre in alcun modo. Dunque i vari Mertens ed Insigne non solo vanno immediatamente confermati con tanto di rinnovo contrattuale, ma tenuti al riparo da clausole di qualsiasi valore. Tenuta ferma la torta, con i fondi Uefa derivanti dall’accesso alla Champions League, la sana e virtuosa gestione dell’ultimo decennio e gli introiti derivanti da alcune cessioni non primarie, si può individuare quel che manca per proseguire sul percorso di crescita e farsi trovare pronti al primo calo del battistrada Juventus. Ci permettiamo di consigliare due acquisti dal nome ben individuato: cattiveria ed esperienza. Partiamo dalla prima: agonistica, s’intende. E l’esempio più chiaro arriva proprio dai confronti con l’immediato passato: carezze ed abbracci con Higuain, a partire proprio da Sarri, eppure era chi aveva tradito una missione comune. Un senso di appartenenza. Il Napoli ad onor del vero è parso fin troppo accomodante: un Gattuso ad esempio l’avrebbe pensata diversamente. Ed ecco come si legano i due elementi: ad uomini di grande agonismo – che, diciamocelo chiaramente, a questo Napoli in buona parte mancano – si associano spesso interpreti che hanno accumulato una altrettanto importante esperienza. Il Napoli ha già una squadra molto forte e prospettica: ora deve andare – nei limiti delle sue possibilità – ad acquistare da squadre di primo ordine. Prelevare un paio di calciatori che hanno respirato l’aria dei club più strutturati, che si sono misurati a determinate altezze. Questo cocktail, fatto di esperienza di alcuni e di sfrontatezza di altri, di cattiveria agonistica ed irrazionalità della gioventù, può rappresentare l’ultimo step di un club che oramai è a certi livelli da determinati anni e che ha raccolto decisamente meno di quanto avrebbe potuto.