Palermo, Zamparini rigetta le accuse: «Fallimento? Dove sono i creditori?»

Palermo, Zamparini rigetta le accuse: «Fallimento? Dove sono i creditori?»
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Maurizio Zamparini sorpreso dall’istanza di fallimento presentata al suo Palermo: «Sono sconcertato. Baccaglini? Potrei denunciarlo»

Fallito a chi? Duro, durissimo Maurizio Zamparini ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport”: «L’istanza di fallimento della Procura di Palermo mi sembra una manovra occulta, sono sconcertato. Forse qualcuno pensa che facendo fallire la società, possa poi prenderla a costo zero, ma non conosce il calcio, perché nel calcio ci si rimette sempre». A chi si riferisce, presidente? «A eventuali cittadini di Palermo o apparati che vogliono far fallire il club per mandarmi via. È un’operazione che non so da dove parta e dove voglia arrivare. Tutto falso. Negli ultimi mesi, chissà come, i debiti sono passati da 120 a 70 milioni… E i presunti creditori? Bussino alla porta, non so chi sono. In 10 anni ho messo 80 milioni di tasca mia in questa società».

BUCO – Ma come può non esserci un buco se un consulente incaricato dalla Procura scrive di averlo rintracciato? «Non me lo spiego.  Retrocessi in B, abbiamo messo a bilancio 27 milioni di uscite e 25 di entrate col paracadute più altri sette di utili: ne abbiamo cinque in cassa. Per chiudere la stagione devo trovarne altri 10. Abbiamo normali esposizioni con le banche e qualche contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, come mille altri club. Non vorrei che il perito fosse asservito ai giudici, eh…». Ma secondo la Procura (udienza fissata il 7 dicembre) la vendita del marchio per 40 milioni è fittizia, per esempio. «Abbiamo venduto il marchio a una società del mio gruppo estero, l’Alyssa, per ottimizzare il bilancio e creare plusvalenze al club, l’hanno fatto pure Samp e Inter: tutto legale e lo dimostreremo. Mi si accusa di essere anche un “riciclatore”: pazzesco. I miei cinque avvocati ribatteranno punto per punto».

CESSIONE AMERICANA – Come s’inserisce l’istanza nel quadro della vendita del club? «Con un enorme danno d’immagine. Ma con l’imprenditore Cascio siamo a buon punto ormai, penso di potergli cedere il Palermo entro Natale. Lui dovrà immettere liquidità e ha le carte in regola: con 30 milioni prende il 50% e il resto lo troveremo insieme a New York nel corso di una convention con imprenditori Usa cui parteciperà anche il sindaco Orlando. Accompagnerò Cascio nella gestione per delineare un programma di fatturato di 100 milioni in tre anni». E Baccaglini dov’è finito? «A giugno aveva offerto cinque milioni senza garanzie per acquistare il Palermo, vi rendete conto? E anche Cascio si è sentito tradito da lui. Ma io ho in mano i contratti per lo stadio e il centro sportivo firmati da lui, e potrei denunciarlo. Quando il 30 giugno si presentò alla città, mi arrivò voce di un pm di Palermo che avrebbe detto di volermi arrestare se non me ne fossi andato in fretta. Il 7 luglio, poi, 20 finanzieri con fare intimidatorio entrarono nelle mie aziende con in mano una fattura del Palermo…».

PROMOZIONE – A gennaio lei sarà in grado di acquistare, oppure sarà costretto a vendere i pezzi pregiati come Nestorovski, Rispoli e Aleesami? «Spero di non arrivare a tanto… di sicuro arriveranno due attaccanti, un centrocampista e un difensore. Gente molto veloce che sceglierà Tedino per riportare il Palermo in Serie A». In fin dei conti, presidente, lei teme di fallire? «In Italia tutto è possibile. Ma sono convinto che entro  quest’anno l’istanza di fallimento verrà rigettata. L’unica cosa certa è che nel 2018 non sarò più presidente. Spero mi passi in fretta la passione rosanero: lunedì ho perso un chilo guardando Palermo­-Cittadella». E Tedino? Sempre al suo posto? «Sa far gruppo, è umile».